Blitz tra Palermo e la Germania | Storie di droga, armi e… Ferrari

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26 Giugno 2017, 15:32

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PALERMO – Partì per la Germania nel 2007 e, ai tempi, non aveva alcun reddito. Da Palermo emigrò alla ricerca di “fortuna”, poi riuscì ad aprire due ristoranti lo “Stadion” a Rottweil e lo “Zafferano” a Villingen, continuando a mantenere saldi i rapporti, anche economici, con il capoluogo siciliano.

Il 52enne Placido Anello, ritenuto dagli inquirenti a capo dell’organizzazione smantellata dal Gico della guardia di finanza e dalla polizia della regione tedesca del Baden-Wurttemberg, mostrava con orgoglio la sua piscina e la sua casa su Facebook. Tra le sue foto ci sono anche quelle del suo appartamento in Germania e delle sue auto.

Un patrimonio il quale valore è stato ritenuto fortemente in contrasto con le reali possibilità economiche, tanto da renderne necessario il sequestro: il provvedimento scattato durante l’operazione “Meltemi” riguarda infatti più di quarantamila euro in contanti, conti correnti, nove terreni, sei villini – di cui uno di pregio nella zona di Boccadifalco a Palermo – dieci appartamenti realizzati abusivamente e poi sanati.

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Un sequestro preventivo d’urgenza “per sproporzione” dei beni immobili e delle disponibilità finanziarie reso necessario nel corso delle indagini che hanno smascherato il solido ponte Germania-Italia, ovvero la duplice base logistica dell’organizzazione. Quest’ultima si sarebbe occupata del traffico di armi e droga verso la città di Palermo e, a farne parte, sarebbero stati venti soggetti che “agivano con il tipico modus operandi della mafia”, come ha spiegato Il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi.

Dalle rapine alle intimidazioni, fino al trasporto di una pistola che sarebbe arrivata in città dopo essere stata procurata proprio da Anello in Germania. L’episodio risale al 14 giugno dello scorso anno, quando una “Smith & Wesson 357 Magnum” fu sequestrata al porto di Palermo insieme alle munizioni. Ne era in possesso Massimiliano Bellavia, palermitano di 46 anni che quel giorno fu arrestato dopo essere sbarcato dal traghetto di Genova.

Le indagini che hanno condotto ai venti fermi partirono allora. E gli investigatori hanno nel frattempo ricostruito la “rotta” di quell’arma, che sarebbe stata destinata alla famiglia mafiosa di Passo di Rigano. “Quella scoperta – ha spiegato il colonnello Francesco Mazzotta – era un’organizzazione violenta, senza scrupoli, le quali dinamiche sono state svelate dalla grande sinergia nata con la polizia tedesca. Non c’erano limiti territoriali né morali, basti pensare che un giorno furono esplosi cinque colpi di pistola contro un’attività commerciale il quale titolare aveva rifiutato di collocare al suo interno le macchinette da gioco fornite dalla stessa organizzazione criminale”.

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26 Giugno 2017, 15:32

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