Cronaca

Catania, la sparatoria di Librino: in aula l’imputato Campisi

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31 Gennaio 2023, 05:00

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CATANIA – Procede la fase istruttoria del processo Centauri, sui fatti che il sette e l’otto di agosto del 2020 portarono alla sparatoria tra clan Cappello e Cursoti milanesi. Nel conflitto a fuoco morirono due persone, Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. Nell’udienza di ieri è andato in scena l’esame di Roberto Campisi, imputato nel processo e accusato di aver preso parte alla sparatoria dalla parte dei Cursoti.

L’aggressione in via Diaz

L’interrogatorio dei pm Alessandro Sorrentino e Ignazio Fonzo è partito dal giorno prima della sparatoria, quando un gruppo composto tra da Carmelo Distefano, Davide Agatino Scuderi, Roberto Campisi e Michael Agatino Sanfilippo è andato nel negozio di Gaetano Nobile per un pestaggio. A picchiare Nobile, secondo le testimonianze emerse nel corso del processo, sarebbe stato Distefano con un casco.

Su questo episodio Campisi ha confermato di essere stato presente, precisando che ha visto il litigio perché passava dalla zona di via Diaz per caso. Nel momento in cui ha visto Distefano e Nobile litigare, Campisi dice di essersi avvicinato per separarli. Continuando a rispondere all’interrogatorio, Campisi ha precisato di conoscere Carmelo Distefano, accusato di essere stato il leader dei Cursoti milanesi negli anni tra il 2018 e il 2020, ma di avere un rapporto solo di conoscenza, non di frequentazione.

La rissa del giorno 7 agosto in via Diaz è stato il casus belli tra i due clan: da questo episodio sarebbe scattata la spedizione punitiva del clan Cappello in viale Grimaldi, poi sfociata nella sparatoria.

La sparatoria

Secondo il racconto dei fratelli Sanfilippo e di Davide Agatino Scuderi, tutti coinvolti nella sparatoria e diventati collaboratori di giustizia, e secondo la ricostruzione degli investigatori, Roberto Campisi si sarebbe trovato a casa di Carmelo Sanfilippo prima della sparatoria, che avrebbe affrontato a bordo di una Mini Countryman nera insieme a Distefano e Michael Sanfilippo.

Riguardo a questi fatti Campisi si è dichiarato innocente: rispondendo alle domande dei pubblici ministeri ha negato di essere stato a casa di Carmelo Sanfiippo nelle ore precedenti la sparatoria e di essere stato sulla Mini. A una domanda sui fratelli Sanfilippo e se abbiano motivo di risentimento nei suoi confronti, Campisi ha risposto “Deve chiederlo a loro”.

Nel corso del controesame da parte del suo difensore poi Campisi ha detto che il giorno della sparatoria si trovava probabilmente a casa sua, e ha contestato la ricostruzione dei collaboratori di giustizia che lo hanno identificato nel video della sparatoria.

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31 Gennaio 2023, 05:00

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