Quei terreni a Santo Domingo | Gli affari d’oro degli Inzerillo

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30 Luglio 2019, 06:02

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PALERMO – “Gli dici che abbiamo cinquecento ettari di terreno a Santo Domingo, gli dici: niente possiamo fare?… è là, vicino Santo Domingo… quanto Palermo è… però si ci potrebbe fare… casinò, cose… è mio e di mio nipote dell’America, allora lo abbiamo comprato nell’ottanta, nell’ottantaquattro, e lo sai quanto l’ho comprato? Trentamila dollari, gli abbiamo fatto, gli abbiamo fatto il pozzo… omissis”.

Così parlava l’estate scorsa Tommaso Inzerillo. I magistrati della Dda e gli agenti della squadra mobile di Palermo stavano ancora monitorando il suo ritorno al potere nel mandamento di Passo di Rigano. Pochi giorni fa Inzerillo è finito in carcere assieme al cugino Francesco e ad altre diciassette persone. Le indagini proseguono a Palermo, ma anche, e soprattutto, all’estero dove gli Inzerillo e gli altri membri della famiglia mafiosa Gambino hanno costruito una fortuna.

Il futuro delle indagini passa dagli omissis che svelano vecchi e nuovo affari. La vicenda della mega proprietà nella Repubblica Dominicana sembrava sepolta dal tempo. Sembrava, appunto.

La storia ruota attorno alla figura di Benedetto Villico, nato a Torretta, deceduto nel 1997 senza avere messo al mondo dei figli. La partita per l’eredità è rimasta attuale fino al 3 agosto scorso. Si è aperta una contesa per i beni. Da una parte gli Inzerillo e dall’altra un familiare del defunto. Villico era sposato con Calogera Inzerillo, sorella di Pietro, il padre di Tommaso Inzerillo. Proprio quest’ultimo fu investito della faccenda. Doveva intervenire per stoppare la causa intentata da un erede. Il 15 giugno 2017, conversando con la moglie a casa, Tommaso Inzerillo riferisce di essere intervenuto nei confronti di Angelo Privitera imponendogli di fare un passo indietro: “… gli ho detto: si devono ritirare tutte le cose dall’avvocato, che gli sono arrivate anche in America, no… parlo con Sarino, l’americano, gli dico: che impegni dobbiamo prendere … dice: trentamila euro, e glieli dividiamo a quelli, al ‘Gibbione’ (Di Maio Pietro, ndr) alla Fra… ai figli del vedovo… dice: a posto … glieli faccio ritirare”.

Il successivo 17 ottobre Inzerillo aggiunge di avere chiesto a Rosario Sarino Inzerillo di intercedere presso il nipote, Thomas Gambino, affinché risolvesse la contesa consegnando agli eredi di Villico, che vivono in Italia, 30 mila euro: “… gli dici: Masino, tuo zio, con Sarino si sono parlati, e gli ha detto, quello, di impegnarsi per trentamila euro… si ci devono dare questi, trentamila euro, se no, qua, la parola di tuo zio … qua, non viene più nessuno, né tuo suocero, mai … e lui, è capace che si incorna, Tamì…”. Il 3 gennaio 2018 le intercettazioni confermerebbero l’avvenuta consegna del denaro.

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Secondo gli investigatori, i proprietari dei 500 ettari erano formalmente Villico e Frank Calì, boss della Cosa Nostra americana imparentato con gli Inzerillo-Gambino e ucciso nel marzo scorso. Un omicidio che gettò nel panico Tommaso Inzerillo prima che si scoprisse che il killer aveva agito per questioni sentimentali. Inzerillo ha temuto che fosse l’inizio di una faida: “… però questo dubbio ce lo dobbiamo levare, il più presto possibile… chiedere prima che gli faccio il biglietto, glielo faccio andare… mi devo levare questo dubbio perché… o no? Mica possiamo stare con questi…”.

Le tensioni si placarono quando fu arrestato l’assassino del boss. È stato un giovane, Anthony Comello, ad investirlo davanti alla villa di Stane Island perché Calì non aveva dato il benestante alla relazione tra il ventiquattrenne e la nipote, figlia del fratello del boss.

Inzerillo e Calì fanno parte della stessa famiglia mafiosa, hanno fatto affari insieme non solo negli Stati Uniti, ma anche a Santo Domingo dove Masino si era rifugiato per scappare, nel 1980, al mandato di cattura firmato da Giovanni Falcone. Nei decenni successivi sarebbe emerso che dal suo buen retiro dominicano aveva organizzato un traffico internazionale di droga. Espulso dalla Repubblica Dominicana Tommaso Inzerillo fu arrestato al suo arrivo a Fiumicino nel 1988. Pochi mesi dopo il suo cognome faceva parte della lista degli arrestati del blitz antidroga Iron Tower e nel 2006 in quello denominato Gotha. Il 15 novembre 2013 ha finito di scontare la condanna che nel frattempo era scesa a 15 anni.

Ora il nuovo arresto e quelle indagini patrimoniali, che seguono la traccia dei soldi, iniziate con Falcone e mai interrotte. La storia dei 500 ettari di terreno dimostra che il patrimonio degli Inzerillo non ha smesso di ingrossarsi.

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30 Luglio 2019, 06:02

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