Come ti scopro il candidato giusto

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24 Dicembre 2011, 02:11

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“Sa dirmi che cosa pensa un gatto quando vede uno scoiattolo?”, chiese nel corso di una seduta il presidente del consiglio d’amministrazione di un ente pubblico al direttore generale. Dopo il prevedibile silenzio il presidente spiegò: “Il gatto pensa: chissà quello che specie di gatto è.  Cioè, caro direttore, non creda che, poiché lei è un uomo che gestisce il potere con traffichina arroganza, anch’io sia traffichino e arrogante. Non siamo tutti gatti o tutti scoiattoli. Essere diversi si può”.

Palermo attende il nuovo sindaco e nel frattempo assiste alla danza tribale delle candidature. Poi dovrà scegliere, ma prima credo che debba darsi un criterio. Dall’inizio del monologo più celebre del mondo, “essere o non essere”, traiamo un primo spunto: essere o apparire? La risposta parrebbe facile: si vota il candidato per ciò che è e non per ciò che appare. Ma la strada è impervia, anche perché chi è gatto difficilmente riconosce uno scoiattolo e, soprattutto, travestirsi è un’attività di largo impiego. In ballo, infatti, non vi sono soltanto le sorti della Città, ma anche il Potere. E che noi cittadini lo condividiamo o meno il Potere è l’elemento più forte e più rischioso. Non lo sarebbe, rischioso, se fosse interpretato da tutti come possibilità di fare. Sarebbe profumato, gentile ed utile. Ma raramente è così. E poiché l’esercizio del potere non è ancora una disciplina scolastica, ciascuno vi si approccia secondo i propri istinti, i propri bisogni, la propria formazione. Chi esercita potere di solito fa di tutto per somigliare alla propria funzione, per apparire l’uomo “giusto”.

Così assistiamo alle performance con cui un politico s’affanna ad apparire statista o illuminato amministratore, o quando un magistrato si affanna ad apparire novello Falcone o Borsellino. Si chiama effetto mirroring, cioè di rispecchiamento, ad imitazione di. Certo essere ottimi si può, ma a condizione che il potere esercitato coincida veramente con l’identità di chi lo esercita. Il mero apparire, prima o poi, svela la contraffazione. La svela anche da piccoli indizi. E noi cittadini dovremmo coltivare l’ambizione di sapere analizzare, di sapere riconoscere e, quando ci è possibile, di sapere ricordare. Sul rapporto vero-finto giochiamo le fortune della nostra città e della nostra qualità di vita.

Ricordare è una grande parola, una complice della libertà di scelta. Sembra un concetto astruso, ma in fondo è semplice. Ce lo ricorda il moderno pensiero scientifico che ha alla sua base il rasoio di Occam. Questo filosofo inglese del XIV secolo sostenne che se una teoria funziona è inutile aggiungere una nuova ipotesi. E tutti, da allora, condivisero. Insomma, ciò che già sappiamo per averlo sperimentato non necessita di nuove prove tranne, com’è ovvio, nuove sconvolgenti scoperte (Einstein docet). Insomma è inutile e fuorviante aggiungere nuovi scenari a ciò che è già certo. Essi vanno recisi, come con un rasoio.

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E il nuovo sindaco? Sarà poco utile confidare sul suo programma perché potrà disattenderlo. Potremo semmai valutarlo quando si misurerà con i propri compiti e con i propri risultati sul campo. Ma potrebbe essere troppo tardi e non più rimediabile.

Quindi dobbiamo chiedergli e soprattutto chiederci chi è, quanto realmente possiede di ciò che ci promette, quanto somiglia senza demagogia al candidato che ci propone di votare. E se di lui già possediamo gli elementi di giudizio, non dovremo incorrere nell’ingenuità di lasciarci propinare enfatiche aggiunte, nuove seduzioni. Usiamo il rasoio di Occam. Analizziamo anche i piccoli indizi di identità del candidato. Così avremo più fortuna nel giocare la nostra serissima partita di elettori.

Infatti, chi giocherebbe al biliardo con le bolle di sapone?

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24 Dicembre 2011, 02:11

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