“Primarie, i nomi? Pogliese, | La Via, Tafuri e una donna…”

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14 Marzo 2013, 07:00

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CATANIA – Questa volta il rischio è l’estinzione. Per il Movimento per l’Autonomia le comunali sono l’ultima partita utile per ritornare a risorgere. E per farlo ha scelto di correre a stretto giro di corda con il Pdl. Centrodestra all’attacco, dunque.  Antonio Scavone, ex manager dell’Azienda Sanitaria etnea, è arrivato a Palazzo Madama convinto che “è necessario voltare pagina”. A Catania è incombente la sfida per la conquista di Palazzo degli Elefanti, e “questa volta – dice il neo senatore – nessun errore è consentito”.

Antonio Scavone è una delle voci solitarie in Parlamento di quel progetto ideato da Raffaele Lombardo che con il fallimentare risultato delle politiche è diventato poco più che un ologramma politico. Non è d’accordo, però, l’ex direttore generale dell’Asp: “L’autonomismo deve risorgere, su questo non ci sono dubbi, ma sono convinto che nel cuore di ogni siciliano c’è la voglia di riscatto che è alla base del nostro partito”. Scavone per sedere “nella stanza dei bottoni” è stato candidato nella lista del Popolo delle Libertà, un posto sicuro frutto dell’intesa con Berlusconi.

“Rispetteremo questa coalizione fino in fondo, ma sosterremo – sottolinea con forza il senatore – un candidato che sia il frutto di una scelta condivisa e unitaria. E quale strumento più democratico esiste delle primarie”. Scavone, in un primo momento, tiene la camicia abbottonatissima sui nomi: “Non abbiamo innamoramenti per nessuno. L’unica garanzia a cui non rinunceremo è che sia un nome che rappresenti pulizia, serietà e responsabilità per il compito che è chiamato a svolgere”. A questo punto, però, Stancanelli è escluso dai vostri progetti? “E perché. Noi con l’ultimo comunicato stampa abbiamo solo sottolineato una divergenza di idee rispetto alle scelte dell’amministrazione sul caso Acoset. Decisione che non condividiamo”. Scavone cerca di riparare una rottura inevitabile. L’ultima possibilità che ha Stancanelli per sollevare la sua credibilità di amministratore agli occhi del senatore è quella dell’approvazione del Piano Regolatore Generale. “Spero riesca a portare a termine questo obiettivo – afferma Scavone a LiveSiciliaCatania – così eviteremo l’ennesima falsa che si ripete da anni. Una pantomima che questa città non può più accettare”.

Catania vive una vigilia di campagna elettorale infuocata. Il Partito Democratico sembra aver fatto la sua scelta puntando tutto su Enzo Bianco e dando il ben servito al giovane deputato Giuseppe Berretta. “Il Pd vive un momento di grande difficoltà – commenta il senatore autonomista – Renzi poteva essere un’occasione storica che, però, non è stata colta visto che quella di Bersani è stata una vittoria organizzata”.

Enzo Bianco potrebbe avere il sostegno della coalizione del centrodestra come figura trasversale e fuori dai partiti? “Sinceramente spero di no – è la risposta lapidaria di Antonio Scavone – è sicuramente un politico di esperienza. Ma non bisogna dimenticare che ha utilizzato il suo ruolo di sindaco per arrivare ad altri obiettivi”.

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Utilizzato non è un termine un po’ forte? “Quando è stato chiamato a fare il Ministero degli Interni – spiega Scavone – poteva scegliere se rimanere a fare il sindaco o volare a Roma, sappiamo tutti quale è stata la sua decisione e questo determina e fa capire quali erano i suoi programmi e obiettivi politici”.

Il Movimento 5 Stelle vi fa paura? “Grillo è stato un grande maestro in una cosa – ammette il senatore – ci ha fatto capire quanto la gente è stanca e nutre disprezzo per la vecchia classe politica. Non abbiamo paura, anzi questo ci deve servire da stimolo per mettere più impegno nel governo nazionale e in quello locale. Siamo alla deriva sociale. Solo una cosa però voglio ricordare – evidenzia – quando si riceve un così largo consenso si ha la responsabilità di tutelare i propri elettori. Vedremo cosa faranno i deputati e i senatori del Movimento 5 Stelle”.

Lidia Adorno, la candidata a sindaco dei grillini, è uno dei nomi da battere. Schierare un  candidato forte a questo punto è un dovere, se non si vuole perdere il governo della città. Antonio Scavone potrebbe metterci la faccia? “Nel ’92 – si lascia andare ai ricordi l’ex manager dell’Asp – quando sono stato eletto alla Camera , mentre festeggiavo ho pensato che la gioia più grande per un politico poteva essere solo quella di diventare il sindaco. Oggi però non ci sono più le condizioni e voglio lavorare con passione nel mio ruolo di senatore”.

Chi sono i nomi all’altezza di questa sfida? La cravatta di Scavone si allenta alla fine dell’intervista: “Io ho in mente quattro nomi, tre uomini e una donna. Salvo Pogliese,  giovane che in questi anni ha dimostrato le sue doti di politico e di amministratore, Giovanni La Via, europarlamentare del Pdl, l’avvocato Gaetano Tafuri, professionista di grande valore, e poi sto corteggiando una donna catanese, una professionista di alto spessore morale e etico, impegnata nella società civile, presidente di un’associazione femminile che potrebbe portare una grande boccata di ossigeno a questa città”.

 

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14 Marzo 2013, 07:00

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