Consorzio di Bonifica, la denuncia: |”Poca trasparenza nella gestione”

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16 Ottobre 2014, 11:16

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CATANIA. Non si placa la bufera intorno alla presunta “mala” gestione del Consorzio di Bonifica 9. Alle infuocate proteste degli operai stagionali contro i tagli disposti dall’amministrazione straordinaria regionale con cui di fatto si non si renderebbe possibile il proseguo dell’attività lavorativa, ecco spuntare anche la vertenza di Angioletta Cuva. Una controversia giudiziaria tra la proprietaria di un fondo agrumicolo, il Consorzio di Bonifica 9, commissari e assessorato che durerebbe già da ventiquattro anni. “Sono la consorziata – spiega Cuva a LiveSicilia – piu’ amata” dai commissari/amministratori, dirigenti, e personale del Consorzio, perché’ da ventiquattro anni rivendico la legalità e la trasparenza nella gestione amministrativa dell’ente e nella distribuzione dell’acqua irrigua consortile”. La signora Cuva ha scritto personalmente alla nostra redazione, inviandoci la petizione da lei stessa indirizzata all’attuale assessore regionale all’agricoltura, Paolo Ezechia Reale.

Ma sul piede di guerra è già dal 1998, anno in cui presentò il primo dei tre esposti, che sarebbero stati firmati da più consorziati, con cui venivano segnalati i presunti disservizi e “violazioni” del Regolamento Irriguo. Da allora, per Angioletta Cuva, è stato lungo percorso, non ancora concluso, fatto di udienze, ricorsi, diffide e messe in mora nei confronti dei vari commissari, rappresentanti dell’ente e dalla Regione Sicilia. In realtà, sarebbe proprietaria di appena due ettari di agrumeto. Ma la sua, come ci tiene a spiegare, sarebbe una questione di etica e di ‘principio’. “E’ mia ferma ed irrevocabile convinzione – dice la signora Cuva – che possiamo stare meglio tutti se rivendichiamo la legalità, anziché chiedere favori”.

In questi lunghi anni di battaglia, la Commissione tributaria di Catania le ha anche dato ragione, accogliendo nel 2009 un ricorso con cui richiedeva l’annullamento di una cartella di pagamento. “Ho scoperto – afferma Angioletta Cuva – che l’acqua irrigua effettivamente dovutami in base ai quadri orari era invece erogata ad altri consorziati, mantenendo la condotta consortile e la fascia asservita al suo passaggio inaccessibile e priva di manutenzione, ed anche con manufatti abusivi sulla rete consortile”. Secondo l’attuale regolamento irriguo, infatti, i contributi verrebbero determinati dall’ente sulla base di una serie di criteri e variabili, quali spese fisse e spese d’esercizio: le prime “ripartite tra tutti i consorziati i cui terreni ricadono nei comprensori irrigui in ragione di ettaro servibile o beneficio, mentre le seconde sarebbero “ripartite tra tutti gli utenti in ragione dei consumi registrati”.

La signora Cuva, secondo quanto raccontatoci, non avrebbe ricevuto in realtà la fornitura d’ acqua prevista per le sue campagne, ragion per cui riteneva illegittimi tali contributi imposti dall’ente. “La quota consortile – si legge nella sentenza della commissione tributaria etnea – può essere richiesta ai proprietari di beni inclusi nel perimetro consortile, subordinatamente ed in ragione del beneficio che i proprietari stessi traggono dalla bonifica. Ed è di tutta evidenza che la prova di beneficio ottenuto dal proprietario del bene consortile costituisce il presupposto indefettibile e necessario della legittimità dell’imposizione del contributo”. In sostanza, secondo la commissione, (sulla base degli art. 860 c.c. e dell’art. 10), il consorzio non avrebbe mai “assolto all’onere di fornire la prova del detto requisito”, cioè dell’effettivo beneficio tratto e fruito dal terreno di Cuva in conseguenza della somministrazione d’acqua. Per queste e altre ragioni ritenendo fondato il ricorso sotto tutti i profili, il Consorzio di Bonifica 9 veniva condannato al pagamento di tutte le spese processuali.

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Ma non è tutto. “Chiedevo – aggiunge Cuva – un’equa distribuzione dell’acqua irrigua, nei miei confronti e nei confronti di tutti i consorziati, la decurtazione delle spese eccessive e/o non dovute e l’eliminazione dei manufatti abusivi, quali saracinesche di intercettazione e di deviazione di acqua, collegamenti e derivazioni irregolari. Di dette manomissioni – precisa ancora – esistono verbali della Finanza Tributaria, dei Carabinieri, eppure in vent’anni tutto è rimasto come prima”. Ma la diatriba culmina, come già detto, anche in una serie di diffide e messe in mora da parte di Cuva contro il Consorzio di Bonifica, l’assessorato regionale e gli ultimi commissari straordinari avvicendatisi. Sotto accusa ci sarebbe, anche, il presunto ‘diniego’ di accesso agli atti e ai vari documenti consortili. La consultazione e il relativo rilascio delle varie copie sarebbe, infatti, previo il pagamento di una piccola cifra, ma tale contributo sarebbe ritenuto da Cuva come “abusivamente imposto”. L’ente, dal canto suo, tramite una nota avrebbe dichiarato che tutte le istanze avanzate dalla consorziata sarebbero state evase, ma mai appunto ritirate.

La schermata del sito web, il bilancio preventivo non è stato trovato

Cuva, infine, tramite l’atto di petizione, punterebbe anche il dito anche contro il sito web del Consorzio di Bonifica, evidenziando “l’omissione della pubblicazione” di alcuni atti del consorzio e bilanci d’esercizio compresi.

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16 Ottobre 2014, 11:16

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