Palermo, corruzione: Amata e Cannariato, primi verdetti

“Corruzione all’Ars e al Turismo”: Amata e Cannariato, primi verdetti

Cannariato Amata
Marcella Cannariato ed Elvira Amata
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Sotto processo l'assessora regionale e l'imprenditrice

PALERMO – Oggi, lunedì 20 aprile, arriveranno i primi verdetti e riguardano Elvira Amata e Marcella Cannariato. Un giudice valuterà la tenuta dell’inchiesta sulla gestione dei fondi dell’assessorato al Turismo, strettamente legata allo scandalo sui finanziamenti della presidenza dell’Assemblea regionale siciliana.

Secondo i pubblici ministeri Felice De Benedittis e Andrea Fusco, l’imprenditrice Cannariato merita una condanna a due anni e mezzo. Gli avvocati della difesa Vincenzo Lo Re e Giada Traina hanno chiesto l’assoluzione.

Il giudice per l’udienza preliminare Walter Turturici deciderà se l’imputata è colpevole o innocente. Contestualmente si saprà se l’assessora regionale al Turismo Amata finirà sotto processo oppure prosciolta. Le due imputate hanno scelto riti diversi, abbreviato la prima e ordinario la seconda. Il politico di Fratelli d’Italia, tramite gli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella, ha sempre ribadito la propria innocenza. I destini processuali erano e restano intrecciati.

Il presunto patto corruttivo

Secondo la Procura di Palermo, le due donne avrebbero siglato un patto corruttivo in un filone dell’inchiesta che ha coinvolto anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Amata si sarebbe fatta promettere e dare da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo.

In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale) “Donna, Economia e Potere”.

Amata, esponente di Fratelli d’Italia nel governo regionale, nel corso dell’interrogatorio aveva confermato di avere chiesto a Cannariato, con cui c’era un rapporto di cordialità, l’assunzione del nipote per aiutarlo in un momento di grande difficoltà in conseguenza di un grave lutto in famiglia. “Non è intercorso alcun accordo corruttivo tra l’imprenditrice e l’assessora”, hanno sempre sostenuto gli avvocati di Amata e Cannariato.

Galvagno e l’autista

Il 4 maggio inizierà il processo a Galvagno imputato per corruzione, peculato truffa e falso ideologico, che ha chiesto di essere processato con il giudizio immediato, rito che consente di “saltare” l’udienza preliminare. Stessa cosa ha fatto l’autista dell’Ars Roberto Marino a cui Galvagno avrebbe vistato e autorizzato note di trasferte ritenute false.

Marino guidava l’auto blu che il presidente dell’Ars – così sostiene l’accusa – avrebbe utilizzato per fini privati (tra cui passaggi ad amici e parenti, ritiro di fiori, generi alimentari e cibo pronto al ristorante) nulla avevano a che vedere con esigenze istituzionali e di rappresentanza.

L’ex portavoce

C’è un terzo processo in fase di udienza preliminare che vede imputati Sabrina De Capitani, ex portavoce di Galvagno, Marcella Caterina Cannariato, la dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato e il manager della comunicazione Alessandro Alessi.

Il 6 maggio si saprà se il giudice per l’udienza preliminare riterrà le intercettazioni utilizzabili (come vuole l’accusa) o inutilizzabili (come richiede la difesa). Lo scontro fra accusa e difesa riguarda le conversazioni sulla vicenda Cannes da cui è partita l’inchiesta sui casi di corruzione all’Ars. Nel corso delle indagini saltò fuori il nome di De Capitani e partì il secondo filone sul finanziamento pubblico di eventi in cui sarebbero state favorite persone vicine al presidente dell’Ars.

Gli avvocati Fabio Ferrara, Vincenzo Lo Re, Mario Monaco, Giada Traina e Luigi Montagliani sostengono l’inutilizzabilità delle intercettazioni sotto un doppio profilo.

Nella vicenda di Cannes non sarebbe stato commesso alcun falso legato all’esclusività del progetto affidato ad Absolute Blue, così come sancito dall’archiviazione nei confronti di alcuni dirigenti regionali, e per potere utilizzare le intercettazioni originarie bisognerebbe provare l’esistenza di un unico disegno criminoso che partiva da Cannes per proseguire con le altre vicende.

La sentenza sui quadri

C’è anche un quarto processo già arrivato a sentenza di primo grado. Patrizia Monterosso, ex direttore generale della Fondazione Federico II, istituzione culturale del parlamento siciliano, lo scorso febbraio è stata assolta. Per Sabrina De Capitani e l’artista Omar Hassan il processo è stato trasferito a Monza ma solo per una parte.

Erano tutti imputati per corruzione. L’inchiesta è un filone dello scandalo all’Ars e riguardava la mostra dell’artista italo-egiziano, tenuta a Palazzo Reale fra il marzo e l’ottobre 2023. Secondo la ricostruzione della procura di Palermo, sarebbero stati regalati due quadri affinché venisse organizzato l’evento.

Il Gup ha stabilito che Monterosso, difesa dall’avvocato Giovanni Rizzuti, non è colpevole e non ricevette da Hassan un quadro sulla base di un accordo corruttivo. De Capitani nulla c’entra con l’organizzazione della mostra di Hassan a Palazzo dei Normanni per la quale non ci fu alcuna pressione.

Saranno i giudici di Monza, invece, a valutare se la promessa di fare vendere un quadro con la città di Palermo come soggetto configuri la corruzione. La vendita alla Federico II comunque non si concretizzò.


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