“Cosa nostra c’è, ma è meno forte” | Lo Voi in Commissione Antimafia

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13 Marzo 2019, 17:14

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“La mafia c’è, Cosa nostra c’è, non è forte come un tempo, non siamo più nel periodo in cui dovevamo affrontare stragi reiterate e ravvicinate, sono stati inferti colpi durissimi al punto tale che tutti i grandi capi di Cosa nostra sono stati arrestati e alcuni di loro hanno terminato i loro giorni in carcere”. Così il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi in Commissione Antimafia al primo incontro della procura di Palermo con la Commissione. Cosa Nostra “è sicuramente meno forte di prima ma la mafia c’è ha un potere di rigenerazione, autogenerazione che non riguarda solo la Sicilia. A conferma di questo siamo riusciti a scoprire, grazie alle forze dell’ordine, che era in corso ed era già stata avviata la ricostituzione dell’organismo principale di vertice di Cosa Nostra, la Commissione provinciale di Palermo di Cosa nostra che è l’organo di vertice guida della Commissione regionale”.

Sconfitto l’organismo principale, ha spiegato Lo Voi, “e a seguito dell’arresto di Riina la Commissione provinciale era stata messa in stand by: dal ’93 in poi è partita la grande reazione dello Stato. Ma lo scopo di Cosa Nostra è di avere un organismo di vertice funzionante. Cosa nostra c’è e ha bisogno di un organismo di vertice funzionante. Due componenti che hanno deciso di iniziare a collaborare ci confermano che l’esigenza di ricostituzione della Commissione provinciale serviva a rimettere ordine per evitare iniziative solitarie e perniciose di soggetti che non avessero un preciso punto di riferimento e accreditamento. Cosa Nostra non vuole confusione: vuole ordine e regole. Ce lo dicono intercettazioni e collaboratori; si tratta di regole sulle quali Cosa Nostra ha fondato la propria forza”. Cosa nostra, ha detto ancora Lo Voi, “è rinnovamento ed è tradizione: le nuove leve ci tengono a far riferimento al passato, ci sono le personalità antiche che hanno superato anni di carcere senza mai un cedimento e quindi meritano rispetto. Le regole servono anche per gestire le nuove attività: per ciascun territorio è autorizzato a parlare solo il capo mandamento, iniziative singole di coloro che stanno sotto non sono consentite e saranno punite. Per questo abbiamo concentrato la nostra attività sui direttivi”.

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Il capo della procura di Palermo ha detto che è stato registrato negli ultimi anni un significativo incremento di interesse e operatività nel campo del traffico degli stupefacenti, un settore messo da parte fino a poco tempo fa, dopo che le pene per le estorsioni sono state innalzate, anche se le estorsioni continuano a rappresentare una forma di controllo del territorio. Altro settore di particolare interesse è quello dei giochi on line. E ancora, attività di interesse della mafia sono il turismo e la ristorazione, anche fuori dalla Sicilia. Tra le Regioni italiane quella maggiormente interessata al trasferimento di denaro per il riciclaggio è il Lazio. Poi la mafia è interessata al settore degli appalti. Le recenti indagini accertare che le infiltrazioni avvengono anche grazie a funzionari della Pa, assessori o sindaci, laddove il settore pubblico è facilmente permeabile. “Tutto questo – ha spiegato Lo Voi – avviene spesso attraverso l’utilizzo di facce pulite. Sono diverse centinaia i soggetti sottoposti a indagine per intestazione fittizia di beni. Il che significa due cose: ci sono svariate centinaia di persone che sono disponibili a entrare in contratto con coloro di cui conoscono la caratura mafiosa, oppure vi si offrono loro stessi; al tempo stesso abbiamo la presenza di soggetti sconosciuti che possono, grazie al fatto che sono incensurati, entrare in contatto con altre realtà: tra questi ci sono i pubblici amministratori, professionisti, avvocati, notai, direttori banca ed altri, che si presentano, tutti, con la faccia pulita”.

(ANSA)

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13 Marzo 2019, 17:14

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