“Basta con i transfughi |Serve una chiara alleanza”

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04 Giugno 2015, 19:33

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PALERMO – Molto movimento al centro dopo le amministrative. Il Nuovo centrodestra è così nuovo da non pensare più al centrodestra. Il dado per gli alfaniani siciliani, o almeno per qualcuno, sembra ormai tratto. E guarda all’abbraccio col Pd, magari secondo quel “modello Firetto” che il leader dell’udc Gianpiero D’Alia ha subito indicato come paradigma dopo la vittoria di Agrigento. Un patto politico tra l’Area popolare, ossia i centristi di Ncd e Udc, e i democratici. Un patto già benedetto ieri mattina su Livesicilia da Fausto Raciti, che oggi ha ribadito l’apertura del Pd ai centristi, già alleati di Renzi a Roma. L’appello di Raciti è apprezzato da D’Alia, che però dice basta alla maggioranza che si fonda sui gruppi di cambiapartito e ai traccheggiamenti: serve un’alleanza politica. E a chi lo candida presidente della regione, dice “grazie, ma si vota nel 2017, non è tempo per questi attestati di stima sospetti”.

“Il centrodestra ormai è a trazione leghista e noi non abbiamo alcuna intenzione di rientrarci”, sintetizzava oggi Francesco Cascio su un quotidiano. E ieri l’altro alfaniano Giuseppe Castiglione ha addirittura parlato espressamente della possibilità di una candidatura di Gianpiero D’Alia per il dopo-Crocetta. Insomma, i democratici e i popolari cominciano a pensare al futuro. Solo con un patto chiaro, con un candidato certo e con un’alleanza stabile si potrebbe pensare di staccare la spina all’attuale governo e andare al voto anticipato. Ipotesi che si scontra comunque sulle resistenze di un’Ars che pensa all’autoconservazione. E non solo su quelle.

Ci sono anche le questioni aperte legate ai rapporti tra i partiti. A partire da quelle tra i piccoli, Udc e Ncd. Ieri il segretario dell’Udc Giovanni Pistorio ha diramato una nota non proprio entusiasta dop l’uscita di Castiglione: “E’ apprezzabile che Ncd si dichiari disponibile ad un confronto sulle riforme senza nulla a pretendere, siamo invece meno interessati ai consigli sulla linea politica che l’Udc Sicilia dovrebbe adottare”, ha risposto Pistorio al sottosegretario che auspicava l’uscita dalla giunta Crocetta dell’Udc.

Gianpiero D’Alia parla chiaro agli alleati alfaniani. La sintonia romana va riprodotta anche in Sicilia, dice il leader del partito. Che torna su un suo cavallo di battaglia: il fallimento della maggioranza fondata sui minigruppi parlamentari frutto di transumanza. “Inviterei tutti a camminare coi piedi per terra. E non mi riferisco solo agli amici di Ncd – dice il leader dei centristi a Livesicilia -. Il dato vero di queste elezioni regionali è che l’unico movimento che prende voto non ‘preferenziato’ in tutto il territorio è il Movimento 5 Stelle. La Lega prende voti al Centro Nord ma non ha appiglio al Sud. Il Pd ha un calo fisiologico dopo un anno e mezzo di governo e paga le alleaanze con liste fai da te. Tutta l’area dei moderati è polverizzata e ha numeri legati a presenze territoriali”.

“Noi siamo al governo con il Partito democratico, in Sicilia e nel Paese – prosegue l’ex ministro -. L’Udc e in misura minore Ncd resistono nella polverizzazione. Il confronto politico alle prossime regionali sarà tra un’area moderata, il Partito democratico, Forza Italia con la Lega e il Movimento 5 Stelle. Che con questa frammentazione ha davvero possibilità di vincere. O si fanno proposte serie sulla questione sociale e quella morale o vince il populismo di Grillo. Queste proposte riguardano la riforma della burocrazia e la gestione oculata dei fondi comunitari”.

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D’Alia parla agli alleati: “Dobbiamo andare rapidamente a una chiarezza del quadro politico siciliano e io credo che il segretario del Pd Raciti abbia detto parole importanti. Con buona pace di chi lancia candidature estemporanee abbiamo due anni di tempo per fare cose concrete per la Sicilia, oppure saremo travolti dal grillismo. Noi non abbiamo ragione di interrompere la collaborazione col Pd se questa non si impaluda nei riti dei gruppi e gruppetti. La ricerca di una maggioranza autosufficiente non si fa con la transumanza e con la nascita di gruppi e gruppetti satelliti. È un sistema che non ha funzionato. L’onorevole Cardinale faccia il dirigente del Partito democratico e se ha parlamentari alla Regione li porti nel Pd. Noi intanto stiamo lavorando alla costruzione di Area popolare con Ncd. E se abbiamo iniziato questo percorso insieme a Roma anche in Sicilia dobbiamo farlo, non possiamo improvvisare alle prossime elezioni regionali”.

D’Alia rilancia il “modello Firetto” e va giù duro: “Ad Agrigento si era visto un esperimento politico spregiudicato, con la partecipazione del presidente della Regione, dell’onorevole Cardinale, del senatore Lumia, parti di un disegno trasversale che attraverso le primarie doveva eleggere un sindaco di Forza Italia e che invece avrebbe consegnato la città ai 5 Stelle. Firetto ha puntato invece sulla sua credibilità di amministratore sostenuto da un complesso di liste politiche. Questo può funzionare alla Regione. Lasciando fuori tutti quelli che cambiano partiti come cambiano cravatte. Se prendiamo questa strada, e lo dico anche a quegli amici di Ncd che lanciano polpette avvelenate. Possiamo vincere e fare il bene della Sicilia. Se invece ci perdiamo nei traccheggiamenti, sul modello dell’operazione Alessi di Agrigento, allora no”.

Ma intanto anche dentro Ncd si sentono voci critiche verso le parole di Castiglione. “Piuttosto che preoccuparci delle questioni altrui, sarebbe meglio ci concentrassimo attentamente sui problemi di casa nostra”, commenta oggi il deputato regionale del Ncd, Nino Germanà, inserendosi nel dibattito. “Trovo improprio dire agli altri cosa debbano o meno fare quando appare chiaro che non lo sappia in primis il Nuovo CentroDestra. È necessario fermarsi un attimo e stabilire con chiarezza chi siamo e in che direzione intendiamo andare: è essenziale per adempiere al nostro dovere di rappresentanti eletti dai cittadini”. Un’uscita quella di Germanà che fotografa senza ipocrisie lo stato confusionale in cui versano gli alfaniani.

 

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04 Giugno 2015, 19:33

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