“È bene che si sappia: la separazione delle carriere la volevamo anche noi del centro-sinistra, c’era nella bicamerale di D’Alema ed era stata prevista espressamente nel programma dell’Ulivo”. Lo ha detto a Catania Antonio Di Pietro, a margine di un incontro per il Sì al referendum sulla giustizia.
“Quando ero a capo di ‘Italia dei valori’ avevamo previsto di completare una riforma che nacque nell’89 con il ministro Giuliano Vassalli e a quel tempo – ha aggiunto – non c’erano né Di Pietro né Berlusconi. Il fatto che qualcuno e qualche partito ha voluto metterci il cappello sopra, ha finito per screditare quella che è invece una riforma che serve al cittadino e non ai partiti o alle maggioranze che passano”.
“Bisogna votare sì perché so bene che questa riforma migliora l’efficienza della giustizia in quanto resta inalterata l’indipendenza dell’autonomia sia del magistrato inquirente che giudicante. Resta inalterata l’obbligatorietà dell’azione penale, resta inalterata la direzione della polizia giudiziaria”, ha aggiunto Di Pietro.
“Per di più dividendo le carriere, finalmente – ha aggiunto – diciamo così, plasticamente, chi entra in un’aula di giustizia sa che l’arbitro non fa parte della stessa famiglia di chi accusa. Attualmente arbitro e giocatore hanno uno stesso Consiglio superiore della magistratura. Invito i cittadini a votare partendo da un presupposto: i governi, le maggioranze passano, ma questa riforma è nell’interesse dei cittadini a prescindere dalla volontà di chi l’ha fatta”.

