Dove è finita la scuola?

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27 Gennaio 2010, 00:02

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di BARBARA EVOLA Da due anni, ormai, siamo abituati ad assistere, impotenti, alle performance televisive e giornalistiche del ministro della pubblica istruzione Maria Stella Gelmini . Fuori da qualunque serio contraddittorio, tutt’al più impegnata in qualche dibattito con politici che conoscono le istituzioni scolastiche esattamente quanto lei, propina alle famiglie sempre i soliti slogan sulla scuola seria e di qualità.
Nell’ultima intervista rilasciata a “La Stampa”  emerge una sconcertante e preoccupante ignoranza  (improvvisazione) sul problema del reclutamento e sul precariato. Alla domanda tendenziosa del giornalista : “Da dieci anni nella scuola elementare non c’è più un concorso. Ad entrare sono solo i precari in coda nelle graduatorie. Quanto sono preparati e selezionati?”
Il Ministro risponde: “E’ vero. Il reclutamento è un problema, ma lo è anche il precariato che non può non essere considerato. Entro l’anno prossimo le graduatorie saranno esaurite e il nuovo reclutamento avverrà attraverso i percorsi universitari a numero chiuso. Su questo tema, comunque, sta per uscire un regolamento ministeriale”.
Domanda e risposta denotano quanto poco si sappia dell’universo scuola. Per fugare qualunque dubbio, soprattutto al giornalista e al ministro, il precario della scuola non è l’insegnante di serie C2 , non è il mediocre che occupa gli ultimi posti di una graduatoria nella quale è entrato non si sa bene come. Il docente precario si inserisce in una graduatoria soltanto quando, a conclusione di un lungo percorso di studi, ha conseguito l’abilitazione attraverso un concorso pubblico o per mezzo di scuole o corsi abilitanti specifici, creati dalle istituzioni ministeriali. La condizione di precarietà sul lavoro non è dunque consequenziale al livello di preparazione degli insegnanti, ma è semplicemente legata alla disponibilità di posti nella scuola. Basti pensare che in Sicilia la graduatoria dei vincitori dell’ultimo concorso (1999/2000) si è esaurita soltanto nel 2008. Chi è precario da anni lo deve alla dissennata politica di tagli adottata da tutti i governi che si sono avvicendati a partire dagli anni ’90, ma mai era stata adottata una strategia di aggressione agli organici di questa portata: 183.000 i docenti, i tecnici, i bidelli, gli amministrativi che saranno definitivamente estromessi dalla scuola nel triennio 2009/2012. Questi i freddi numeri. Di quali assunzioni parla, dunque, il Ministro? Su cosa fonda le sue affermazioni? Ma soprattutto  dov’è finita, in mezzo a questi tagli,la tanto decantata scuola di qualità?La riduzione degli organici consentirà sicuramente cospicui risparmi, ma a quale prezzo  per la formazione dei nostri ragazzi? Si risparmia affollando 30, 35, 40 alunni in aule spesso non idonee ad accoglierli, senza pensare agli effetti devastanti sul piano dell’istruzione e della formazione.  Un insegnante che  deve svolgere un programma, fare prove di verifica scritta e orali, non avrà più tempo di fermarsi e di aiutare chi è rimasto indietro. Gli alunni più fragili, più problematici, saranno abbandonati al loro destino. La scuola di questa “controriforma”, insomma, non sarà più il luogo delle pari opportunità, del riscatto sociale, ma il luogo della selezione “naturale”, in cui il forte, quello che ha i mezzi, andrà avanti, mentre il debole sarà destinato a soccombere.

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27 Gennaio 2010, 00:02

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