Cinque spine per il futuro governo | Sicilia, catalogo delle emergenze - Live Sicilia

Cinque spine per il futuro governo | Sicilia, catalogo delle emergenze

La giunta che si formerà dopo le elezioni dovrà affrontare alcuni temi rimasti in sospeso.

Verso le elezioni
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PALERMO – Quei settori dovevano rinascere, dopo la “rivoluzione” crocettiana. E invece, il bilancio alla fine della legislatura è deprimente. E a guardar bene, invece di sistemare i problemi, il governo uscente lascerà in eredità all’esecutivo che verrà emergenze scottanti, interi comparti nel caos. Se ne possono individuare almeno cinque, tra le tante necessità immediate della Regione. Cinque criticità-simbolo, che certamente saranno la priorità della prossima giunta.

I precari

A cominciare da un tema che riguarda oltre ventimila persone. La stabilizzazione dei precari storici siciliani non è ancora partita. C’è il segno di qualcosa che si muove, come la lettera del dirigente generale della Funzione pubblica Luciana Giammanco che sembra dare il via alle assunzioni per i precari della Regione non è ancora stato seguito da quello del dirigente delle Autonomie locali. Comunque sia, ancora nessuno di questi lavoratori a tempo determinato ha ottenuto l’atteso contratto. Nonostante la giunta, sotto elezioni, abbia deciso di estendere il “bacino” dei potenziali stabilizzandi anche ai precari della Sanità. Sotto elezioni, tutto è possibile. La verità però è che il governo che verrà rischia di trovarsi in mezzo a una guerra tra poveri. O quantomeno di lavoratori che sperano, dopo tanti anni, in qualche rassicurazione in più. Non è stato ancora chiarito, infatti, che fine faranno i lavoratori delle ex Province. Molti di loro dovrebbero andare proprio nei Comuni. Che nel frattempo non hanno i soldi per stabilizzare i “propri”…

Province

E così, si scopre che una emergenza tira l’altra. La vicenda dei lavoratori “a termine” della Sicilia, costretti ogni anno, ogni fine dell’anno, a pregare per la proroghina che dà un po’ di ossigeno e poco più, è lo specchio di una Regione che da anni decide di non decidere. La politica, anzi, in qualche caso c’ha messo del suo per complicare questioni già complesse. L’epocale fallimento della riforma delle ex Province, disconosciuta persino dal suo ideatore, il governatore Rosario Crocetta, lascia sul terreno altre questioni irrisolte. A cominciare proprio da quelle che riguardano i lavoratori. Perché a fronte di chi chiede una stabilizzazione, o chiarimenti sui processi di mobilità previsti dalle leggi di riforma degli enti, c’è intanto chi, seppur ‘stabilizzato’ non riesce nemmeno a ricevere puntualmente lo stipendio. Lo sanno bene i dipendenti del Libero consorzio di Siracusa, ma altri enti sono a un passo dal fallimento. Un quadro scurissimo, descritto numeri alla mano in una recente relazione della Corte dei conti, che non a caso parla di “emergenza finanziaria” che “ha ridotto al minimo l’attività istituzionale svolta dai liberi Consorzi nei confronti sia degli altri livelli di governo che, soprattutto, dei fruitori dei servizi pubblici. Hanno risentito particolarmente – hanno sottolineato pochi mesi fa i magistrati contabili – i servizi per i disabili e quelli di supporto alle scuole di secondo grado; nei casi più gravi, si segnalano situazioni di notevole arretrato nel pagamento degli stipendi”. E a questo caos, al quale si aggiunge – scrive sempre la Corte dei conti – il disastro delle strade siciliane, si aggiunge quello istituzionale: l’Ars ha approvato pochi mesi fa una legge che reintroduce il voto diretto per le Province, la presidenza del Consiglio dei ministri l’ha impugnata, ma attualmente è in vigore nonostante i dubbi sulla costituzionalità. E le elezioni sono previste già tra pochi mesi.

Rifiuti e differenziata

Un caos dovuto a una riforma annunciata in televisione nel 2013 e risoltasi in un mega-flop. Quasi una costante in questa legislatura. Basta leggere le parole dell’assessore all’Energia Vania Contrafatto che ieri sul Giornale di Sicilia descriveva un altro fallimento: quella della riforma del sistema dei rifiuti. Una riforma che avrebbe dovuto rendere più trasparente ed efficiente il settore e che invece finora ha creato 45 enti diversi tra le nuove Srr e i vecchi Ato in liquidazione. La legge di riforma della Contrafatto? Mai approvata. Anzi mai discussa. Tutto fermo. Del resto, al di là delle buone intenzioni, l’emergenza è stata declinata anche in termini “formali”. Il ricorso, infatti, ai poteri legati a una situazione emergenziale ha rappresentato il leitmotiv nella gestione di questo settore. Il risultato di questi anni? Discariche aperte e chiuse, stracolme di immondizia, impianti mai del tutto completati, l’incognita sui termovalorizzatori rimasta sul tavolo, i rifiuti in viaggio sui camion o a macerare sulle strade di Sicilia, dove la raccolta differenziata, che doveva superare gradualmente i livelli dai quali si è tenuta invece assai lontana, è indietro rispetto al resto dell’Italia. Così indietro da meritare persino una inchiesta della Corte dei conti che sta “indagando” sulle presunte responsabilità di Rosario Crocetta e del suo predecessore Raffaele Lombardo, di Leoluca Orlando e dell’ex sindaco di Palermo Diego Cammarata.

Formazione e Sanità

Nel frattempo, ecco altre questioni rimaste tristemente irrisolte. L’avviso 8 della Formazione professionale, mega bando da 136 milioni di euro, non è ancora partito. E così, tra ricorsi al Tar e bandi riscritti, tra polemiche e accuse, i corsi sono fermi da oltre due anni. Due anni di stop, insieme ai ritardi denunciati dagli enti che si occupano anche del cosiddetto “Obbligo formativo”, che sono il segno di un caos nel settore che sembra quasi inevitabile: negli ultimi cinque anni tra click day e confusione, dirigenti ruotati e richiamati, il cambiamento radicale tra Nelli Scilabra e Bruno Marziano, non si è ottenuto grandi risultati. E così, a fronte di una “moralizzazione” che è più opera delle Procure che della Regione, ecco la “macelleria sociale” che tutti dicono di voler evitare, ma che è a tutti gli effetti uno degli esiti di questi anni di Formazione.

Altra bollentissima questione che finirà nelle mani del governo che verrà. Insieme all’immancabile Sanità siciliana. Per anni, il governatore Crocetta ha raccontato che la Sicilia aveva, in questo settore, compiuto passi da gigante, riciclando ogni volta di fronte a ogni telecamera una non meglio chiarita classifica che dava l’Isola al settimo posto per i Livelli essenziali di assistenza. Vai a capirci qualcosa. Perché in realtà, nonostante le visite sotto campagna elettorale del ministro “alfaniano” Beatrice Lorenzin, i risultati del monitoraggio dei Lea riferito all’anno 2015 pubblicato sul sito dello stesso ministero della Salute raccontano un’altra verità. Il documento si basa sull’analisi di 35 indicatori delle prestazioni del sistema sanitario, dalle coperture vaccinali alla percentuale di fratture del femore operate entro 48 ore. La ricerca è stata condotta in tutto il paese tranne Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e provincie di Trento e Bolzano. “Nel 2015 – scrivono gli esperti del ministero – risultano adempienti la maggior parte delle regioni ad esclusione di Molise, Puglia, Sicilia, Campania e Calabria che si collocano nella classe ‘inadempiente’”. Inadempienti. Un’altra emergenza, pronta a essere servita sul tavolo della prossima giunta.


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