Corsello e Monterosso nei guai | L’Europa vuole indietro tre milioni

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10 Febbraio 2015, 17:06

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PALERMO – Questa volta al cerchio magico, la magia non è bastata. L’ex dirigente generale della Formazione professionale Anna Rosa Corsello ci aveva provato: recuperare i soldi illegittimamente erogati in passato agli enti di Formazione attraverso il “blocco” dei nuovi finanziamenti. Una mossa “caldeggiata”, persino con una lettera, dal Segretario generale Patrizia Monterosso, condannata successivamente dalla Corte dei conti proprio per l’attribuzione dei quelle somme (i cosiddetti “extrabudget). La plenipotenziaria di Palazzo d’Orleans, difesa anche in aula da rosario Crocetta proprio su questa vicenda. aveva individuato una via per “un comodo ed immediato recupero delle somme” che proprio lei e altri amministratori (compresi l’ex governatore Lombardo e alcuni suoi assessori) avevano erogato. Peccato che la via semplice individuata dal capo della burocrazia regionale fosse anche illegittima. E così l’Olaf, giunto in Sicilia nei mesi scorsi per una indagine sulla spesa dei fondi dell’Avviso 20, si è visto costretto a inviare una lettera al nuovo capodipartimento della Formazione, cioè Gianni Silvia: “Restituite quei soldi”.

Per la vicenda degli extrabudget, somme aggiuntive erogate agli enti in occasione dei Piani regionali della Formazione, come detto, la Corte dei Conti ha già condannato in primo grado per il presunto danno erariale Patrizia Monterosso (a 1,3 milioni), l’ex governatore Raffaele Lombardo (220 mila euro) e un gruppo di ex assessori: Santi Formica (dovrà restituire 379 mila euro), Carmelo Incardona (830 mila euro), Luigi Gentile (224 mila euro), la dirigente Alessandra Russo (378 mila euro), Maria Carmela Di Bartolo (474 mila euro), Salvatore di Francesca (108 mila euro) e l’ex dirigente del servizio Rendicontazione, Nino Emanuele (365 mila euro).

Un’accusa che il segretario generale ha provato a far rientrare attraverso quella “mossa”: il blocco dei nuovi finanziamenti europei destinati agli enti. “E’ emerso – scrive l’Olaf – che l’Autorità di gestione (il dirigente generale della Formazione, ndr) ha applicato delle deduzioni sugli importi dovuti a otto beneficiari finali di progetti cofinanziati nel quadro dell’Avvio 20 del 2011”. Un procedimento che non poteva essere compiuto, secondo l’Olaf, perché il motivo sul quale l’amministrazione sostiene la necessità di bloccare quei finanziamenti è la necessità di recuperare i “crediti vantati dalla Regione siciliana nei confronti di tali beneficiari in relazione a progetti finanziati da fondi regionali (Prof 2007). E’ pacifico dunque – scirve sempre l’Olaf – che tali riduzioni del contributo non possono essere poste in nessuna relazione con la realizzazione delle azioni cofinanziate dall’Avviso pubblico 20 del 2011”. Per farla breve, le somme illegittimamente erogate provenivano da fondi regionali, mentre quelle “recuperate” erano il frutto di finanziamenti europei.

Una contraddizione che, del resto, era apparsa evidente un po’ a tutti. A cominciare dagli enti ai quali la Regione ha bloccato i finanziamenti e che in qualche caso hanno visto accolto il proprio ricorso davanti al Cga. Mentre anche la Procura di Palermo nei mesi scorsi ha provato e vederci chiaro, aprendo un fascicolo con l’iscrizione nel registro degli indagati dei dirigenti Anna Rosa Corsello e Michele Lacagnina.

E sarebbe bastato, a dire il vero, leggere le norme. In particolare un regolamento europeo del 2006 concernente i finanziamenti comunitari: “Gli Stati membri – recita l’articolo – si accertano che gli organismi responsabili dei pagamenti assicurino che i beneficiari ricevano l’importo totale del contributo pubblico entro il più breve termine e nella sua integrità. Non si applica – si legge sempre nella norma – nessuna detrazione o trattenuta né alcun onere spcifico o di altro genere con effetto equivalente che porti alla riduzione di detti importi per i beneficiari”.

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E invece, qualche ente è stato costretto, dopo i decreti emessi dal dipartimento Formazione, a “restituire” le somme. All’Anfe Sicilia sono stati tolti quasi 2,2 milioni di euro, più di un milione e mezzo è stato tolto al Cefop, mentre finanziamenti al momento più bassi sono stati tagliati al Cesifop (77 mila euro), all’Ecap di Agrigento (44.500 euro), all’Isstref (circa 32 mila euro), all’Ecap di Palermo (27.600), all’Iraps Onlus (quasi 18 mila) e al Consorzio Noè (2.100 euro).

Una somma complessiva che sfiora i 4 milioni di euro, per buona parte provenienti dall’Europa. Che adesso chiede alla Regione di restituire i fondi: “Tenuto conto che il tasso di cofinanziamento del Fondo sociale europeo – scrive l’Olaf – è del 65,5 per cento, ne consegue che il contributo che non è stato utilizzato per i fini previsti dai regolamenti comunitari è pari a 2,578 milioni di euro. L’Olaf ritiene che tale contributo debba essere recuperato”.

E potrebbe non finire qui. Perché nel frattempo per altri 22 enti, “l’Autorità di gestione – si legge sempre nel rapporto dell’Olaf – ha emesso delle ingiunzioni di pagamento” simili a quelli degli enti che abbiamo citato prima. In questi casi, però, manca ancora il decreto di “deduzione” dei contributi del fondo sociale europeo. La somma più grossa chiesta indietro è il milione quasi tondo che la Regione ha contestato all’Aram. Ingiunzioni corpose sono giunte anche allo Ial Cisl (372 mila euro), al Ciofs-Fp (205 mila euro) e all’Enfaga (143 mila euro). Per questi 22 casi (una somma complessiva di 2,2 milioni di euro, di cui 1,4 milioni finanziati con Fondi europei), l’Olaf ha chiesto al dipartimento Formazione se siano state effettuate le “deduzioni” dai nuovi finanziamenti o se si intenda farlo in futuro.

La Regione ha risposto, affermando il diritto di procedere alle compensazioni con la propria quota di co-finanziamento regionale. E le compensazioni operate, secondo l’assessorato, rientrano nei limiti fissati dal regolamento comunitario: 7 milioni recuperati finora a fronte di un “limite massimo” di 12 milioni.

Numeri però che stridono con i documenti dell’Olaf, che nel fare riferimento ai decreti con cui vengono bloccate le somme, afferma che essere stata “bloccata” sarebbe l’intera somma (comprensiva quindi del finanziamento europeo). In occasione di una riunione tenuta a fine anno nei locali del dipartimento Formazione, agli investigatori dell’Olaf l’amministrazione ha anche presentato una serie di carte: pronunce del Tar e del Tribunale civile sulla richiesta di sospensiva avanzata dagli enti e alcuni pareri legali dell’Avvocatura dello Stato e dell’Ufficio legislativo e legale. Utili a sostenere l’idea del “cerchio magico” di Crocetta: evitare il danno all’erario bloccando i finanziamenti europei. “Nessuna delle citate pronunce, tuttavia, – afferma però nettamente l’Ufficio antifrode europeo – esamina la compatibilità dello strumento scelto dall’autorità di gestione, cioè la riduzione degli importi dovuti ai beneficiari finali nel’ambito dei progetti finanziati dall’Avviso 20 del 2011, con le disposizioni del regolamento comunitario”. Vale a dire la via per “un comodo ed immediato recupero delle somme”, come aveva indicato Patrizia Monterosso nella lettera inviata ad Anna Rosa Corsello. Ma stavolta al cerchio magico la magia non è riuscita.

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10 Febbraio 2015, 17:06

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