Il flop day arriva a Bruxelles | A rischio 300 milioni di fondi Fse

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01 Settembre 2014, 06:00

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PALERMO – Se agosto è stato il mese nero della “formazione modello rivoluzione”, i giorni di settembre potrebbero persino riservare sorprese peggiori. Così mentre la politica consuma lo stentoreo rito a chi sappia rimpastare meglio, nuvole nere si addensano sul futuro dei fondi a disposizione della Sicilia per la formazione e per l’occupazione. Sia sul piano delle risorse finanziarie vere e proprie, con il rischio concreto di bruciare 300 milioni di euro, sia sul piano delle procedure di controllo. Perché, come se non bastassero gli interventi della Procura della Repubblica di Palermo e della Corte dei Conti – che si sono già messe in moto per verificare eventuali responsabilità, di profilo penale, civile o contabile, per il flop del click day – il prossimo scoglio da superare è il comitato di sorveglianza che si terrà a Palermo l’11 e il 12 settembre.

Al centro dell’interesse degli ispettori europei c’è proprio la programmazione dell’Fse, il Fondo sociale europeo, il grande calderone di risorse da cui si attinge per le iniziative come il “Piano giovani”. E il clima non promette nulla di buono. Conti alla mano, gli ispettori Ue potrebbero “flaggare” il percorso amministrativo sin qui compiuto dall’amministrazione regionale e decidere di bloccare, in parte o in tutto, l’asse di spesa. E C’è chi da Bruxelles e da Roma parla di una preoccupazione concreta da parte degli ispettori sul futuro delle risorse stanziate per la Sicilia in materia di occupazione, formazione e sviluppo sociale. Non sarebbe stato digerito il cambio in corsa dell’Autorità di gestione, ruolo svolto da Anna Rosa Corsello sino al giorno delle dimissioni, e precedentemente da Ludovico Albert, defenestrato dalla presidenza della Regione siciliana alla fine del 2012. Così come non sono piaciute alcune dichiarazioni alla stampa dei vertici regionali che attestano la sigla di documenti di programmazione e delibere senza previa lettura: lo scaricabarile sulla burocrazia è una prassi inusuale a Bruxelles, il “mostro buono” che proprio sugli asset della burocrazia si fonda. Quelle parole gettate in pasto ai media hanno fatto letteralmente balzare dalla sedia i funzionari il cui compito – burocratico, appunto – è il monitoraggio della spesa comunitaria.

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Che cosa rischia in concreto l’amministrazione regionale? I fondi per il Fse ammontavano originariamente a 2 miliardi e 80 milioni di euro. Ai tempi di Albert venne avviata una rimodulazione, abbattendo il plafond di spesa a poco più di 1,6 miliardi di euro. E siccome la programmazione comunitaria prevede quote di cofinanziamento a carico della Stato e delle Regioni, quel taglio si rese necessario per ridurre il monte di risorse a carico del bilancio regionale. Ancora oggi, con la deadline definitiva del periodo di programmazione che si raggiungerà il prossimo 31 dicembre, il monte complessivo di risorse per il Fse in Sicilia ammonta a 1,6 miliardi di euro. Grazie a quel taglio operato quasi due anni fa e confermato in corso d’opera, si sarebbero potute liberare risorse per quasi 300 milioni di euro: sono i soldi che il governo regionale vorrebbe mettere a disposizione per realizzare interventi legislativi in materia di contrasto alla povertà e sostegno al reddito. Il flop del click day rischia di travolgere tutto quanto, soprattutto se, come sembra possibile, dal comitato di sorveglianza fissato per i prossimi giorni, verrà deciso di trasmettere tutta la documentazione all’Olaf, l’organismo antifrode dell’Unione Europea che è già intervenuto a mettere mano sul sistema formazione siciliano ai tempi dello scandalo Ciapi.

L’avvicinarsi del prossimo comitato di sorveglianza spiegherebbe anche le ultime mosse della burocrazia regionale: proprio per fissare dei paletti precisi in vista del meeting, seppur in procinto di dimettersi, Anna Rosa Corsello avrebbe messo mano alla riscrittura del Piano giovani per procedere poi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ora, il governo regionale pensa a invalidare tutto e ripartire in buona sostanza da zero, cancellando soprattutto gli affidamenti all’esterno. Eppure, come confermerebbe l’audizione dei giorni scorsi in commissione Lavoro di Nelli Scilabra e dell’ormai ex dirigente generale Anna Rosa Corsello, l’idea di avvalersi di appalti esterni, in materia di assistenza tecnica, sarebbe stata una scelta compiuta dal gabinetto della giovane “assessora” regionale.

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01 Settembre 2014, 06:00

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