Gli affari al porto di Augusta |Archiviazione per l'avvocato Cozzo - Live Sicilia

Gli affari al porto di Augusta |Archiviazione per l’avvocato Cozzo

Il professionista catanese era finito nel ciclone giudiziario insieme a Gianluca Gemelli. Il difensore: "Bacchettata la Procura di Potenza"

L'inchiesta "Tempa Rossa "
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CATANIA – “Questo procedimento ha portato sicuramente a un risultato tangibile e cioè quello della mancata nomina a Presidente dell’Autorità Portuale Augusta-Catania dell’avvocato Alberto Cozzo, inserito tra i papabili e le cui capacità manageriali sono unanimemente riconosciute”. E’ tranciante il commento dell’avvocato Dario Pastore, legale di fiducia di Cozzo, al provvedimento di archiviazione del suo assistito coinvolto nel troncone siciliano dell’inchiesta Tempa Rossa aperta dalla Procura di Potenza e poi trasmessa agli uffici giudiziari di Roma. L’avvocato Alberto Cozzo, all’epoca Commissario dell’Autorità Portuale di Augusta, finisce nello scandalo Petrolio dopo alcune intercettazioni con Gianluca Gemelli che avevano al centro gli affari al Porto di Augusta e soprattutto la concessione del pontile di Punta Cugno. Lo scopo sarebbe stato favorire le società dell’imprenditore siracusano.

“Valutata la fondatezza delle argomentazioni del pm, si dispone l’archiviazione del procedimento”, scrive il Gip di Roma Claudio Carini accogliendo la richiesta della Procura di Roma. Archiviazione dunque per l’avvocato catanese Alberto Cozzo, accusato di associazione a delinquere finalizzata al turbamento delle procedure amministrative e all’abuso d’ufficio. E inoltre tra le contestazioni anche il traffico di influenze.

Sull’associazione a delinquere per la Procura romana “difettano gli elementi costitutivi di reato”. “In primo luogo si osserva – si legge nel decreto di archiviazione – che l’unico vincolo idoneo a denotare una qualche forma di affectio societatis, alla luce delle telefonate intercettate, sembrerebbe circoscritto a Gemelli e Colicchi e dunque a un numero di persone insufficiente per configurare il delitto ipotizzato”. Per la magistratura inoltre non vi sono i presupposti del reato previsti dall’articolo 416 del codice penale e cioè “stabile organizzazione, con un’adeguata divisione di compiti e con un programma, se pur generico, proiettato verso la concorsuale commissione di delitti e, dunque – conclude la magistratura – non può ravvisarsi soltanto nel reciproco scambio di favori”.

Nel mirino della magistratura di Potenza finisce anche la decisione di Delrio di prorogare la nomina di Cozzo a Presidente dell’Autorità Portuale di Augusta, una scelta che – secondo l’ipotesi della Procura potentina – avrebbe avuto lo scopo di “spianare” la strada alle ambizioni di Gemelli (che aveva costituito l’Alfa Tanko srl) sulla concessione del pontile. Affare alquanto gustoso in quanto luogo di approdo anche di navi militari e quindi della gestione del relativo rifornimento di carburante. Sul punto la magistratura romana scrive che “il ministro Graziano Delrio, sentito dall’autorità giudiziaria di Potenza, ha chiarito di non aver subito alcuna pressione o lusinga, precisando che la decisione di prorogare il Cozzo è stata assunta a prescindere dall’interessamento di Ivan Lo Bello (che pure era legittimato a interloquire sul punto quale presidente della locale Camera di Commercio) e che in ogni caso in quel momento non vi era alcun elemento ostativo rispetto a tale proroga. Pertanto ancora una volta non si ravvisano ipotesi di reato, anche perché pure in questo caso non risulta che il Lo Bello abbia ottenuto ovvero richiesto compensi per sollecitare il Ministro Delrio a confermare il Cozzo nella carica”. A proposito della nascita dell’Alfa Tanko nel decreto di archiviazione si legge che la “vicenda” è “priva di rilevanza penale, in quanto non è illecito costituire una società con l’obiettivo di ottenere una concessione demaniale”.

Per il difensore di Cozzo quanto riportato nel decreto di archiviazione è una “bacchettata” ai pm di Potenza. “Sulla base degli stessi atti di indagini che hanno portato la Procura di Potenza a fare delle contestazioni di reato per fatti gravi e senza alcun approfondimento dibattimentale la Procura della Repubblica di Roma – afferma Pastore – ha bacchettato severamente la Procura di Potenza perché ha ritenuto i fatti contestati insussistenti, privi di rilevanza penale e privi degli elementi costitutivi del reato”. Dario Pastore, infine, va oltre la singola vicenda giudiziaria e apre un dibattito molto acceso nel mondo della giustizia. “Visto quanto accaduto – commenta – sarebbe auspicabile introdurre un sistema premiale/sanzionatorio per la magistratura sia requirente che giudicante”.


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