Dell’Utri, la mafia | e il patto con i boss

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25 Novembre 2010, 21:43

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Mentre sente la madre parlare, intervistata da Sandro Ruotolo, ad “Anno Zero”. le lacrime solcano le guance di Massimo Ciancimino. “Ma questo Ghedini chi è, cosa vuole da noi?” dice Epifania Scardina, moglie dell’ex sindaco di Palermo che ha raccontato degli incontri fra il marito e Silvio Berlusconi. “Massimo Ciancimino è un personaggio scomodo, è una verità che non si vuole svelare” dice il figlio.

Il programma di Michele Santoro accende un faro sulle motivazioni che hanno condannato il senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri per essere stato mediatore fra Cosa nostra e il Silvio Berlusconi imprenditore. A parlarne, a inizio puntata, è il pentito Francesco Di Carlo che ha raccontato degli incontri col premier nell’ambito di investimenti nella costruzione di Milano 2. Si parla anche d’altro in una puntata che è giusto raccontare, poi ognuno si farà un’opinione.

E’ stato dimezzato il 41-bis, con un mancato rinnovo del provvedimento per quasi 500 fra boss e gregari. Si tirano fuori le cifre nello studio di Annozero dove, secondo Lirio Abbate sarebbero ben oltre i 140 i provvedimenti di carcere duro non rinnovati nel novembre 1993. “In qualche modo – dice il giornalista de L’Espresso – all’epoca lo Stato di fatto si è…” , “calato le braghe” aggiunge Franco Bechis di “Libero”. L’attenzione si muove sulla figura di Nicolò Amato, ex capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e dell’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso, ataccato da Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione fra le vittime della strage di vie dei Georgofili di Firenze.

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“Secondo me Dell’Utri è stato combinato”. La rivelazione choc è di Francesco Di Carlo che parla della vicenda del matrimonio di Jimmy Fauci a Londra quando Dell’Utri sarebbe stato allo stesso tavolo con Di Carlo e Mimmo Teresi. Quest’ultimo avrebbe avanzato l’ipotesi di ‘combinare’ Dell’Utri perché “si stava facendo avanti, conosceva molti imprenditori al nord”. “Io ho detto si stare attenti, non era palermitano – racconta Di Carlo – dovevamo informarci della sua famiglia e bisognava vedere dove abitava” per capire in quale famiglia mafiosa inserirlo. Dell’Utri, poi, si sarebbe messo “a disposizione” di Di Carlo per aiutarlo nella sua latitanza.

“Da anni parlo di un patto. Alcuni fatti sono inspiegabili. A cominciare dalla consegna di Riina”. A parlare è il magistrato Alfonso Sabella che parla della possibilità che il capo sia stato consegnato per conservare l’organizzazione e la “convivibilità” con essa. “Il Ros aveva un background su Provenzano che poteva bruciare tutte le altre forze”, racconta Sabella entrando nel merito del reparto guidato da Mario Mori, sotto processo a Palermo. Dietro il suo operato, secondo Sabella, c’è la “ragion di stato. Il Ros aveva cercato una copertura politica, Martelli ha detto che lui gliel’ha negato, allora chi gliel’ha data?”.

“Quando mio padre viene arrestato, nel 1992, in piena trattativa, casa sua non viene perquisita. C’era il papello, i pizzini, un sacco di documenti. Quando muore, nel 2002, nemmeno, viene solo sigillata la stanza. A casa mia non hanno sequestrato il contenuto delle casseforti, poi sparisce la mia scheda sim… sono tante le cose che non tornano”. Massimo Ciancimino parla a proposito della vicenda della perquisizione di casa sua, nel 2005, dove ufficiali dei carabinieri avrebbero volutamente omesso l’atto.

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25 Novembre 2010, 21:43

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