Grande Migliore, il dramma dei 165 licenziati | “Il lavoro era tutta la nostra vita”

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28 Giugno 2014, 20:09

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PALERMO – Tanti sguardi, qualcuno rassegnato, altri amareggiati. Sono trascorsi pochi giorni da quando, nell’ufficio provinciale del lavoro di Palermo si è chiusa la procedura di mobilità per i 165 ex dipendenti di Grande Migliore di viale Regione Siciliana. Gente comune, famiglie comuni. “Non abbiamo più nulla. Non c’è rimasto proprio niente. Per disperazione, per mangiare, abbiamo venduto tutto – racconta, con gli occhi pieni di lacrime, Anna Maria Maranzano, moglie di uno dei 165 dipendenti -. Tutto l’oro che avevamo in casa è stato venduto. Chi assicurerà il nostro futuro? E ai miei figli? Siamo lavoratori onesti, ho potuto aiutare mio marito solo per qualche mese, adesso le finanze sono finite”.

La sensazione che si respira tra questi lavoratori che abbiamo incontrato nella sede del sindacato Fisascat Cisl è quello dello smarrimento. Sguardi bassi, occhi velati. C’è chi, per asciugare le lacrime, si alza ed esce qualche minuto dalla stanza. Lacrime di dolore per quel lavoro che era vita. “Eravamo, anzi siamo una grande famiglia”, dicono. “Le istituzioni devono sapere che presto ci saranno 165 ambulanti in piazza Pretoria, davanti la sede del comune della nostra città. In un modo o nell’altro dobbiamo vivere”.

All’interno del sindacato di via XX settembre le voci si mescolano, così come gli umori. Rabbia, paura, angoscia e orgoglio. Questi sono i sentimenti provati dai dipendenti di Grande Migliore. “Abbiamo continuato a garantire un servizio gratuito, quello della sorveglianza durante l’occupazione iniziata a gennaio e terminata pochi giorni fa. Adesso, da quando abbiamo lasciato il centro, ignoti hanno vandalizzato tutto”, dice Maria Muratore. Quel punto vendita una volta ricco di vita, speranza, gioie e amori. “Io e mia moglie – racconta Luigi Calvi – ci siamo innamorati qui, lavorando insieme in quella azienda che ci ha dato davvero tutto, in circa 25 anni. Ma oggi, cosa è rimasto? Un mutuo e tante bollette da pagare”.

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Le storie da raccontare sono tante, ma nella mente di questi lavoratori, una data rimarrà per sempre impressa. “Le nostre speranza sono morte il 4 giugno – spiega Jolanda Valguarnera –. E’ stato un giorno di lutto vero e proprio. Da una telefonata, e dallo sguardo di chi ha risposto, abbiamo appreso che il gruppo Bellavia, giusto 45 minuti prima della scadenza del bando, ha deciso di non presentare offerte al bando”. “Pensavamo fosse uno scherzo, invece è stata la cruda verità”, aggiunge Alberto Giordano. “Avevamo in auto anche lo spumante per festeggiare…ma è finito nella pattumiera, così come le nostre speranza, i nostri sogni”, dice con un velo di nostalgia sugli occhi Salvatore Faso.

“Sono lavoratori che non si arrendono. Hanno bisogno di lavorare. Sono troppo giovani per le pensioni, e troppo adulti per trovare una nuova occupazione. Attendiamo con ansia l’incontro in prefettura di lunedì, a cui parteciperanno anche l’amministrazione e l’imprenditore, perché per noi non è una vertenza che termina così, devono spiegarci il motivo per il quale non si sono più presentati al bando – spiega Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Sicilia -. Per agire, comunque, aspetteremo le determinazioni del Tribunale. Siamo pronti a sederci con tutti coloro i quali siano in grado di salvare questi posti di lavoro. Faremo quanto possibile per questi ex dipendenti, e soprattutto per i loro figli”.

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28 Giugno 2014, 20:09

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