Grasso: “Possibile compromesso| su norma antiracket”

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05 Maggio 2009, 10:27

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“Sulla norma antiracket nel decreto sicurezza si potrebbe trovare un compromesso”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, ospite di “24 Mattino” su Radio 24. “Da un lato potrebbe non bastare un semplice indizio di pagamento del pizzo per escludere un’impresa dagli appalti, dall’altro è esagerato attendere il rinvio a giudizio – ha aggiunto -. Si può trovare una norma secondo cui viene senz’altro accertato il pagamento del pizzo e viene accertata l’esistenza dell’estorsione, dall’altro viene accertata la mancanza di uno stato di necessità per cui uno può avere agito per salvare sé o altri da un pericolo alla persona. Con questi temperamenti si può trovare un compromesso, ma spetta alla politica farlo. Certamente un imprenditore che ha un appalto pubblico e paga il pizzo decide di fare il tramite di denaro tra Stato e cosche mafiose”.

Grasso a Radio 24 ha anche parlato delle relazioni tra mafia e politica, ma non ha voluto commentare le cifre fornite dal procuratore di Napoli, secondo cui tre politici campani su dieci sono collusi: “Io non do percentuali vaghe, non so nemmeno se la percentuale sia in difetto o in eccesso. Anche dire collusi che significa? Tutto e niente. A me piace però sapere il numero dei politici indagati, dei rinviati a giudizio e di quelli condannati”.

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Si dovrebbe prevedere anche una qualche forma di non candidabilità in base a questo principio? “E’ un vecchio discorso – ha risposto Grasso ai microfoni di Radio 24 -, fatto già in Commissione Antimafia negli anni novanta. Ma tutto questo, specialmente in alcune regioni, non paga nonostante i buoni propositi. Questa autoregolamentazione della candidatura non avviene. Alla fine decidono i cittadini che votano e voteranno chi ritengono di voler votare”.

Grasso ha poi aggiunto che “la mafia oggi più pericolosa è la ‘ndrangheta per la sua potenza economica. Seguita dalla camorra, la parte dei Casalesi soprattutto, che è quella piu’ vicina alla struttura della mafia siciliana. Cosa nostra ovviamente continua a essere presente seppure indebolita dalle repressioni”. Infine sui timori dell’intervento della criminalità organizzata nella ricostruzione dell’Aquila, il procuratore nazionale antimafia ha spiegato che “di concreto per ora non c’è nulla. Ma dove ci sono soldi da distribuire – ha concluso – qualcuno cerca di presentarsi per esigere il conto. E’ successo in passato, noi siamo li’ a raccogliere informazioni nel caso in cui si possa verificare”.

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05 Maggio 2009, 10:27

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