“L’harem, la famiglia, la politica” | Sabrina Figuccia, l’anti-Tantillo - Live Sicilia

“L’harem, la famiglia, la politica” | Sabrina Figuccia, l’anti-Tantillo

Sabrina Figuccia

La consigliera di FI: “Il capogruppo uscente? Insieme ai suoi voti, quelli per Orlando”

Palermo - L’intervista
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4 min di lettura

PALERMO – “Io ho parlato di harem politico”. La nuova categoria è servita. E Sabrina Figuccia, consigliere comunale di Forza Italia a Palermo la ribadisce, tra un sorriso e una riflessione seria. Lei, giovane neo inquilina di Sala delle Lapidi è entrata senza timori nell’arena. Con una lettera inviata direttamente a Silvio Berlusconi nella quale ha puntato il dito addirittura contro il proprio ex capogruppo e tra i più navigati della politica cittadina, Giulio Tantillo. “Ma io non ho mica fatto il nome…”.

Lo possiamo fare noi, comunque…

“Diciamo che non posso smentirvi”.

Beh, la sua indicazione era molto chiara, a dire il vero, ha parlato del capogruppo uscente…

“Non posso negarlo: ma sia chiaro, quando ho parlato di harem, mi riferivo a un harem politico”.

Che significa? Ce lo vuole spiegare?

“E’ molto semplice: durante la campagna elettorale, sia per strada che sui social network, ho notato tanti volantini con la stessa faccia maschile, e tante facce femminili che cambiavano. Ecco, il candidato uomo ha ricevuto tanti voti, le donne molti, molti di meno…”.

Insomma, da lì il sospetto che Tantillo abbia “strumentalizzato” il doppio voto di genere.

“I numeri sono sotto gli occhi di tutti, ognuno può andare a rileggerli. Da una sola parte, tanti voti. Dalle altre parti, pochi o niente. Da lì l’immagine di harem: tante donne attorno allo stesso uomo. Politicamente parlando, lo ribadisco”.

E allora andiamo alla politica. Lei ha denunciato anche una eccessiva simpatia di Tantillo nei confronti del sindaco Leoluca Orlando e dell’omonimo Totò, consigliere comunale uscente e in pectore. Da cosa nasce questa sua convinzione?

“Io mi baso solo sulle dichiarazioni di Tantillo, secondo cui Totò Orlando potrebbe essere un ottimo presidente del Consiglio comunale perché avrebbe, negli anni passati, lavorato bene. Io avrei agito diversamente, mi sarei mossa in discontinuità con quel passato. Nulla da dire sulla persona, per carità, ma non si può negare che la città vive un grande disagio. Ma al di là del merito, non ho condiviso il metodo”.

In che senso?

“Quella presa di posizione è stata assunta autonomamente, senza nemmeno parlare col partito. Ritengo sia un atteggiamento poco democratico e anche non molto coerente”.

Perché incoerente?

“Perché noi abbiamo sostenuto Fabrizio Ferrandelli contribuendo comunque a un buon risultato per il candidato”.

Sospetta quindi che Tantillo, anche in campagna elettorale, non abbia sostenuto con piena convinzione il candidato Ferrandelli?

“Diciamo che assistendo allo spoglio ho notato molte schede col voto a Forza Italia e a Tantillo, e allo stesso tempo a un sindaco che non era Ferrandelli. Il voto disgiunto, per intenderci. Che, per carità, magari è il frutto di libera scelta degli elettori”.

A cosa si deve allora, secondo lei, questa presunta simpatia di Tantillo nei confronti di Orlando e dei suoi?

“Quelli appena trascorsi sono stati anni lunghi e difficili, che magari hanno portato alla creazione di dinamiche e relazioni anomale. Sapremo di più tra qualche giorno, quando si voterà per il presidente e anche per il vicepresidente del consiglio. Il voto è segreto, ma i numeri saranno comunque rivelatori”.

Le liti interne a Forza Italia, a pochi giorni dalla proclamazione del Consiglio comunale del capoluogo, non rischiano di influenzare negativamente la campagna elettorale per le Regionali, appena partita?

“Non credo. Perché oltre a quella di Tantillo, non ho sentito altre voci che vadano in quella direzione. Certo, queste cose non fanno bene. In un partito, poi, dobbiamo essere sinceri, che non ha certamente ottenuto un grande risultato alle ultime Comunali, col suo 8,7 per cento. Siamo tornati indietro e di tanto, e credo che la responsabilità vada cercata tra chi ha costruito le liste in quel modo”.

Che modo?

“Alla fine, ci sono stati pochi candidati che hanno moltissimi voti, e tanti che ne hanno pochissimi”.

Come se si lavorasse più per assicurare le elezioni di qualcuno, che per l’interesse della squadra.

“Il risultato è stato quello, alla fine. Questo è certo. Lo ripeto, il risultato della nostra lista non può lasciarci soddisfatti”.

Lei è giovane, e sarebbe il più chiaro esempio di “meritocrazia”, se non fosse per il fatto che lei fa parte di una “dinastia” di politici palermitani…

“Beh, certamente siamo in tanti a fare politica nella mia famiglia. Ma vorrei ricordare che ciascuno di noi non è stato eletto perché nominato, o perché inserito in qualche listino. Noi ci confrontiamo con l’elettorato, con la gente comune. Voglio pensare che la gente vede in noi un modo coerente di fare politica”.

E che dinamiche si innescano in una famiglia impegnata in campagna elettorale? È successo ad esempio che qualcuno le abbia detto: “La voto perché figlia di Angelo, o sorella del deputato Vincenzo o di Marco, rieletto alla Circoscrizione”?

“Guardi, a volte è successo esattamente il contrario. È accaduto, ad esempio, che in occasione di qualche evento organizzato da mio fratello Vincenzo, la gente abbia preteso che io fossi presente. Qualcuno di loro mi ha detto: ‘Ti volevo guardare negli occhi. E si vede che non sei un politico’. E la cosa in realtà non mi è piaciuta molto”.

Perché?

“Perché la politica è una cosa bella”.


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