Le vietarono di allattare | Riammessa all'Università - Live Sicilia

Le vietarono di allattare | Riammessa all’Università

L'Università di Palermo

Una studentessa che in settembre aveva provato il test nelle Professioni sanitarie per iscriversi al corso di Logopedia, si è rivolta al Tar prima e al Cga poi: adesso il Consiglio di giustizia amministrativa ha accolto la sua richiesta di iscrizione con riserva.

Palermo - Professioni sanitarie
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PALERMO – Una settimana prima dell’esame aveva partorito. Ma quando aveva chiesto ai commissari di poter allattare la neonata in bagno sotto la supervisione di uno di loro, si era sentita dire di no. Per questo motivo una studentessa che in settembre aveva provato il test nelle Professioni sanitarie per iscriversi al corso di Logopedia dell’università di Palermo, si è rivolta al Tar prima e al Cga poi: adesso il Consiglio di giustizia amministrativa ha accolto (con l’ordinanza numero 280/2015) la sua richiesta di iscrizione con riserva all’università. Per il collegio composto dal presidente Marco Lipari, dai consiglieri Hadrian Simonetti, Silvia La Guardia e Giuseppe Mineo e dall’estensore Alessandro Corbino, infatti, “il mancato accoglimento della richiesta di trattamento personalizzato (con l’adozione dei conseguenti opportuni accorgimenti) ha potuto causare uno stato di turbamento psicologico della candidata tale da potere incidere in termini determinanti sulla serenità della prova d’esame e sul suo conseguente esito”.
Erano le ultime settimane d’estate. La donna, a pochi giorni dall’esame, aveva inviato una comunicazione alla commissione d’esame, specificando di aver bisogno “di un trattamento individualizzato, compatibile con la condizione in cui si trova, durante lo svolgimento della prova concorsuale”. Il giorno dopo aveva aggiunto un’altra possibilità: “Alla data di svolgimento della prova concorsuale – diceva di se stessa la ragazza – potrebbe non essere presente in quanto degente in ospedale, oppure essere nelle circostanze di salute che non le consentirebbero di sostenere la prova a parità di condizioni con gli altri partecipanti”. Il 27 agosto, però, la donna ha partorito. A quel punto l’esigenza è diventata un’altra: poter allattare nel rispetto della privacy. “Ciò che era sembrata una richiesta ragionevole – scrivono gli avvocati che hanno sostenuto il suo ricorso, Francesco Leone, Gabriele La Malfa Ribolla, Simona Fell, Claudia Caradonna e Francesco Stallone – ha trovato l’ingiustificato rifiuto da parte della Commissione che il giorno stesso della prova comunicava di non poter acconsentire all’allattamento fuori dall’aula durante lo svolgimento della prova”. Adesso la ragazza potrà iscriversi all’università, seppure con riserva: “Rifiutare ingiustificatamente ad una neo-mamma di allattare il proprio figlio – commentano i legali – è disumano, ma è anche pericoloso per la salute psicofisica del neonato e della mamma”.


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