“D’Urso amico di Turi Amato” |Chiesto stralcio per Zuccaro

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24 Ottobre 2013, 06:00

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CATANIA – “I contatti politici c’erano sia per quanto riguarda i terreni ma anche per la vendita e i cambi di destinazione d’uso”. Ad affermarlo, senza però ricordare “i nomi in dettaglio” nell’ultima udienza del processo d’appello “Iblis”, è stato il collaboratore di giustizia Giuseppe Mirabile. L’ex reggente della famiglia mafiosa Santapaola, è tornato in video conferenza a far riecheggiare la sua voce, per svelare i retroscena che hanno portato alla costruzione del centro commerciale in contrada “Tenutella” lungo la tangenziale di Catania.

Un intreccio che a vario titolo, secondo gli inquirenti, avrebbe coinvolto colletti bianchi collusi e boss di primo piano della mafia ai piedi dell’Etna. “I lavori – racconta il collaboratore – iniziarono quando io e mio zio Alfio Mirabile eravamo liberi, nel 2001,2002. Noi puntavamo – prosegue – sull’IRA Costruzioni e sull’imprenditore OrlandoMarsiglione per conto degli Ercolano-Mangion portava Ragusa e Giovanni D’Urso”.

D’Urso e Ragusa, sono entrambi degli imprenditori coinvolti nell’indagine “Iblis” e sono stati, durante l’udienza, a lungo al centro delle domande del Pg Gaetano Siscaro, “D’Urso era uomo di fiducia di “Turi” Amato – racconta il collaboratore – cugino di Benedetto Santapaola, non era solo un imprenditore, si occupava pure di rivendere macchine e di usura per conto del gruppo Amato”. Sul centro commerciale il ricordo di Mirabile ripercorre le giornate trascorse nella trattoria di famiglia nel cuore di Catania “Venne più volte – spiega riferendosi a D’Urso – per chiedere di essere favorito al posto di Orlano e dell’IRA. Ragusa – prosegue – non l’ho mai visto ma erano soci d’affari da quello che mi ha detto D’Urso”. A completare la costruzione del centro commerciale, stando alle conoscenze dell’ex boss, sarebbe stata proprio la parte avversa ai Mirabile, caduti in “disgrazia”, dopo i numerosi arresti e l’attentato allo storico boss Alfio Mirabile nelle strade di Catania nel 2004.

A tornare protagonista, ancora una volta, è stata anche l’area calatina dei comuni di Palagonia e Ramacca, crocevia di messe apposto, appalti da smistare e numerosi amministratori finiti sul banco degli imputati per le presunte collusioni con Cosa Nostra. Nelle domande dell’accusa si cerca di ricostruire le conoscenze dell’ex boss su ruoli e uomini che negli ultimi anni hanno gestito l’area “Dopo il 2001 – spiega Mirabile al Sostituto Pg Miriam Cantone – c’era Pasquale Oliva e Rosario Di Dio, Fiammetta non era responsabile ma era personaggio di spicco”. I ricordi del collaboratore in udienza si allargano anche sugli ex rappresentati delle istituzioni, l’ex sindaco Fausto Fagone, di cui “Conoscevo il padre”, ma anche Antonino Sangiorgi condannato in primo grado a 10 anni e in passato consigliere provinciale in quota Udc-Pid “L’ho conosciuto in carcere, anche se lui diceva di avermi conosciuto fuori, credo ci favorisse tramite Fagone per firmare qualche documento per gli appalti”.

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Tra gli imprenditori a cui si fa riferimento c’è anche Angelo Brunetti, titolare della Sicilsaldo, impresa con numerose commissioni, dall’acquedotto di Ramacca, risalente al 1999, fino alla rete del metano nel comune di Palagonia. “I lavori del metano – spiega Mirabile – iniziarono con la nostra reggenza, l’estorsione riguardava le commissioni di cemento oltre a dei subappalti a Costanzo e Oliva (imprenditori entrambi arrestati nell’operazione Iblis) e poi vi era la commissione del 2% sull’appalto”. La ricostruzione di Mirabile tuttavia non convince il difensore di Franco Costanzo, inteso “pagnotta”, condannato in primo grado a 20 anni per associazione mafiosa, “E’ sicuro – chiede l’avvocato – che suo zio Alfio quando le dava i soldi le diceva che erano di Pagnotta?”, la risposta è sibillina “sicurissimo”, “eppure – taglia corto l’avvocato – nell’altro processo disse che erano soldi di Brunetti e basta. Com’è possibile che fossero i soldi del metano se lei già nel 2003 era in carcere e l’appalto era stato concesso nell’aprile 2004?”. “I lavori iniziano a Ramacca poi sono andati a finire a Palagonia, sicuramente sono proseguiti fino a quando spararono a mio zio”, replica il collaboratore.

La posizione di Zuccaro. Probabile lo stralcio della posizione di uno degli imputati eccellenti del processo. Il boss Maurizio Zuccaro, assolto in primo grado, non si è presentato in aula, lamentando di aver sbattuto la testa dopo un capogiro. Nonostante l’idoneità stabilità dai sanitari del carcere, l’imputato ha rifiutato di poter presenziare. La sua posizione verrà adesso valutata dal Presidente della Corte d’Appello. Con ogni probabilità il suo sarà un processo separato.

 

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24 Ottobre 2013, 06:00

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