Il giardiniere e il conte, “soci” salva-palme

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06 Marzo 2009, 14:15

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Ogni tanto fanno volare pure una specie di mongolfiera per controllare la temperatura sulle palme, per capire se il calore avvantaggia il «punteruolo» che in Sicilia ne ha già sterminate quasi 12 mila. Una strage. Ma, da semplice giardiniere e buon siciliano diffidente per commissioni, ricerche ed esperimenti sovvenzionati da Mamma Regione, Mastro Agostino, parla di stramberie: «Soldi sprecati». Alza gli occhi alle floride stelle delle sue palme sane e sorride dubbioso pensando alla cosiddetta «task force» della Regione. Perché lui ne ha curate e salvate 180 a Villa Malfitano, la residenza amata da re, principi e zar. Come succede a Villa Tasca, la dimora dove passeggiava Wagner fra i viali con 130 palme ancora stupende. Ecco due isole felici nella devastata Sicilia con fusti e corone che s’ afflosciano sotto i colpi del punteruolo rosso «e forse dell’ incompetenza». Parola di Mastro Agostino Pizzuto, un giardiniere di 41 anni con la barba pittata come fosse un ritratto di Camillo Benso Conte di Cavour. Sembra uscito da una storia d’ altri tempi, da una delle tele di questa villa costruita nell’ Ottocento dai Whitaker al centro di Palermo e usata come sede di rappresentanza dalla Regione, un mare di floride palme e gigantesche magnolie, roba da libri di botanica. Un eden per scienziati e letterati, un parco incantato con ingresso su via Dante. Come l’ altra oasi del Cinquecento ai bordi della circonvallazione, Villa Tasca, la residenza con le palme curate dal conte Lucio Tasca d’ Almerita, oggi famoso per il vino Regaleali. Possibile che il punteruolo in una città come Palermo miri sulle palme del Foro Italico, di Mondello e Villa Giulia, di piazza Indipendenza, piazza Marina ed ogni altro giardino o spazio pubblico, fermandosi invece ai cancelli di Villa Malfitano dove il segretario generale Maria Enza Carollo s’ è affidata all’ esperienza di Mastro Agostino e di Villa Tasca dove il conte si mostra fiero dello stesso successo? Allora diventa obbligatorio interrogarsi su questa peste a macchia di leopardo, sul rosso killer imbattibile per Regione, università, Forestale, tutte schierate con la «task force» di precari e lavoratori socialmente utili che buttano giù piante morte arrivando per il funerale delle palme, mentre lo stesso punteruolo perde inesorabilmente in due campi di battaglia. «Dicono che non c’ è alternativa, che bisogna abbattere le palme malate. Ma provate a prevenire e curare come facciamo noi», sbotta Mastro Agostino controllando i tubicini installati lungo il tronco di ogni palma, simili a quelli dell’ irrigazione. «Sono le vene dalle quali pompiamo a intervalli regolari un po’ di clorpirifos…». E lo dice come se tutti dovessero conoscere questa molecola contenuta nel liquido di un flacone che agita fra le mani, pronto a svelare la terapia miracolosa: «Una volta al mese. Mezzo litro di prodotto diluito in 100 litri d’ acqua. Con un flacone che compro a 11 euro si irrorano 20 palme. Poi, ogni tre mesi, un trattamento con ossido di cloruro di rame, sostanza volgarmente detta “pietra celeste”. Venti euro per dieci chili, ma bastano 200 grammi a pianta…». Sa bene il giardiniere di casa Whitaker di maneggiare un insetticida e un anticrittogamico, ma giura che è roba innocua e mostra i flaconi: «Non è il vino che fa ubriacare, ma quanto ne bevi. Sono sostanze di terza classe, senza il disegnino del teschio, autorizzate dalla Asl…». E si stupisce quando fra le sue palme sane rimbalza il parere del professore Stefano Colazza alla guida di entomologi, agronomi e ingegneri raccolti nel «progetto fito palmintro» finanziato dalla Regione con 500 mila euro: «Diciamo no all’ uso improprio di prodotti chimici, su grande scala. Non possiamo cospargere piante e città di prodotti inquinanti e nocivi». È improprio mettere a confronto un docente universitario e un giardiniere, ma un’ occhiata a Villa Malfitano o Villa Tasca bisognerebbe darla. E Colazza ammette di non esserci mai stato: «Restano irrorazioni a rischio, anche perché sono prodotti interdetti dal 28 ottobre scorso…». I rilievi di Colazza a Villa Malfitano sorprendono la dottoressa Carollo: «Noi abbiamo chiesto e ottenuto le autorizzazioni della Asl 53. E abbiamo il parere favorevole dei tecnici dell’ assessorato regionale alle foreste». E il conte Tasca: «Nessun pericolo. Basta chiudere l’ area per 24 ore quando si interviene. Lo sanno anche i miei nipotini che per un giorno non vanno in giardino…». Gli fa eco Mastro Agostino che tira fuori dal magazzino il cartello «Chiuso, terreno avvelenato»: «Lo appendo quando irroriamo. Per 24 ore. Come si potrebbe fare ovunque, anche al Foro Italico, scegliendo i giorni senza vento, usando i vigili per deviare il traffico, magari la notte della domenica… Adesso, finito l’ inverno, bisogna ricominciare». E il giardiniere con la barba Ottocento indossa i panni del guerriero: «Se arriva qui il punteruolo muore. E non possono dire che non è vero. Vengano a vedere». Felice Cavallaro La villa del conte 12

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Felice Cavallaro
tratto dal Corriere della Sera del 5 marzo 2009

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06 Marzo 2009, 14:15

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