Il Papa quando avevo tre anni

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01 Maggio 2011, 08:28

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di GIUSEPPINA BIONDO “Gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti di oggi non solo di parlare di Cristo, ma di farlo loro vedere”. “L’amore mi ha spiegato ogni cosa, l’amore ha risolto tutto per me. Perciò ammiro questo amore ovunque esso si trovi”.

Nulla può ricordare un uomo meglio delle sue stesse parole. Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, protagonista instancabilmente attivo degli ultimi decenni, ha segnato la storia della comunità cattolica, estendendo il proprio operato ed esportando il proprio valore spirituale verso altre culture, verso ideologie politiche e governative. Ha intrapreso percorsi che lo hanno visto seguito, rincorso, da milioni di fedeli in tutto il mondo. Un Papa che si è distinto e che, come sentito tante volte, è rimasto nel cuore di tutti. Anche di chi fedele non è. Anche di quanti additano la Chiesa come istituzione fallibile. A Wojtyla è riconosciuta la grandezza della sua vita. Il carisma benefico, incantevole ed incantatore è riconosciuto ed immortalato negli innumerevoli video e nelle testimonianze di chi lo ha visto e udito in vita.

Nel 1993 venne a Mazara del Vallo. Benché avessi tre anni ricordo quella giornata. La folla, l’uomo vestito di bianco atteso da tutti. Ed il passeggino che mi faceva stare tanto comoda. Perfino i più piccoli avvertivano la festa, la gioia e l’importanza che la gente, le famiglie riponevano in quell’uomo. Tuttavia non ci veniva presentato come uomo, ma come Papa. Era qualcosa di più. Era un incarico, una responsabilità, un lavoro. La speranza, il desiderio di conoscenza ed il bisogno irreprimibile di chiedere aiuto erano la cornice di quell’incontro.

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Non fu l’unica volta che capitò di vederlo, di respirare nello stesso spazio, nello stesso luogo. Di osservarlo attorniato da gente che confidava in lui. Nel 2000, anno del Giubileo, a Roma, nella Basilica di San Pietro ero seduta un po’ più lontana rispetto alla prima volta. Ero più grande, ma più lontana. C’erano molti che, come me, si servivano di un piccolo binocolo da teatro per guardarlo più attentamente, in viso. Ricordo il suo profilo ingrandito dalle lenti. Quale gran folla, quale gran coda per ascoltarlo e poterlo vedere. Qualcosa di mistico accompagna sempre questi eventi.

In tante occasioni Papa Wojtyla pronunciò parole che piace ricordare. “Il mio volto bruciato dal deserto delle vostre anime… Perché non mi togliete la vostra croce, come io ve la tolsi?” E ancora. “La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro”. ‎”Essere in meditazione vuol dire vivere una vita da ribelle, avventurosa e coraggiosa. L’altro modo di vivere è fingere di vivere, è la via dell’ego. La società ti rispetta soltanto se sei una pecora”. “Se sarete quello che dovete essere incendierete il mondo”.

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01 Maggio 2011, 08:28

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