Il pestaggio del 26 luglio a Partinico | Diffuso il video dell’aggressione

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06 Settembre 2018, 10:16

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PALERMO – “Reiterati, brutali e gratuiti atti di violenza” contro Khalifa Dieng, aggredito, a Partinico, per il colore della sua pelle. Il giudice Fabrizio Anfuso, nell’ordinanza di custodia cautelare, aveva scritto che è stato “l’odio razziale” a scatenare la furia di Lorenzo Rigano e Gioacchino Bono, finiti ai domiciliari.

Dopo gli arresti di ieri per il pestaggio razzista a Partinico della notte di Ferragosto, i carabinieri del Comando provinciale di Palermo diffondono il video delle botte subite ricevute dal senegalese di 19 anni, ospite di un centro d’accoglienza. Nel video del 26 luglio si vedono tutte le fasi dell’aggressione. Per fortuna il giovane migrante riportò ferite superficiali all’orecchio sinistro e al labbro superiore.

Due sole le persone identificate, ma si lavora ancora. Mentre picchiavano il giovane senegalese, come ha riferito la stessa vittima, urlavano “guarda quel figlio di buttana negro di merda. Siete tutti dei figli di buttana. Ve ne dovete andare dal nostro paese… ti rompo la faccia”.

Frasi che, secondo il Gip Fabrizio Anfuso, che ha accolto la ricostruzione dei pubblici ministeri Calogero Ferrara e Alessia Sinatra, “sono soprattutto espressive di odio e disprezzo razziali, rivelando l’inequivoco e comune sentimento di avversione fondato sull’origine etnica della vittima, che, al di là dei fattori generativi individuali, è verosimilmente alimentato anche da recenti e notorie manifestazioni di intolleranza che hanno avuto ampia eco mediatica”.

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Le immagini di due telecamere hanno consentito di ricostruire l’aggressione subita da Khalifa Dieng, ma anche di fare emergere il clima di omertà che ha protetto i due indagati e protegge le persone ancora da identificare. “Le suddette riprese permettono anche di svelare la diffusa e desolante coltre di omertà che ha contraddistinto la generalità dei soggetti e sono tantissimi, a piedi o in macchina – scrive il giudice – che hanno assistito alle varie fasi dell’aggressione, perché nessuno, al di là dei meritori interventi attuati a difesa del Dieng, ha manifestato senso civico ed atteggiamento collaborativo con gli inquirenti, fornendo ad esempio elementi utili all’identificazione degli aggressori, che pure, da quel che emerge dalle indagini, sono ben noti in quanto abituali frequentatori della piazza e dei locali di ristorazione ivi ubicati”.

GUARDA IL VIDEO DELL’AGGRESSIONE A DIENG

 

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06 Settembre 2018, 10:16

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