Politica

Il Piano sanità da 800 milioni sbarca all’Ars, nodo precari Covid

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01 Marzo 2022, 17:17

3 min di lettura

PALERMO – Manca ancora qualche limatura, soprattutto nella parte che riguarda la provincia di Palermo, poi il piano della Sicilia da 800 milioni di euro a valere sui fondi del Pnrr per la sanità sarà pronto. Domani la commissione Sanità dell’Ars e l’assessore alla Salute Ruggaero Razza, che nelle prossime ore incontrerà la manager dell’Asp di Palermo Daniela Faraoni, definiranno il testo. Poi entro una settimana sarà trasmesso all’Agenas che avrà due mesi di tempo per la validazione, entro il 30 giugno è prevista la firma tra il ministero della Salute e il governo Musumeci. E’ quanto è emerso a conclusione dell’audizione in commissione Sanità, presieduta da Margherita La Rocca Ruvolo, del direttore generale dell’Agenas Domenico Mantoan e dell’assessore Razza.

Agenas in commissione

Rispondendo ai commissari, Mantoan ha chiarito che l’Agenas funge da raccordo tra il ministero e le Regioni e ha rassicurato sui dubbi relativi alle dotazioni organiche di ospedali e case di comunità previsti nel piano: gran parte del personale sarà costituito da infermieri e operatori sanitari attraverso un progetto che coinvolgerà i Policlinici universitari. Discorso a parte per i 9 mila sanitari coinvolti nell’emergenza Covid in Sicilia per i quali il governo Musumeci spinge per la stabilizzazione. Mantoan ha affermato che non spetta all’Agenas affrontare questo tema e che probabilmente occorrerà una norma ad hoc per questo personale i cui contratti sono legati allo stato di emergenza che come ha ribadito il premier Draghi cesserà il 31 marzo.

La vicenda immobili

Durante l’audizione in commissione, sul tema degli immobili è stato chiarito che qualunque ente pubblico potrà assegnarli in comodato d’uso per ospitare le case di comunità, sgomberando il campo da voci secondo cui sarebbe pronta una speculazione da parte di privati.

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E intanto una mozione a firma dei deputati del gruppo Misto Claudio Fava, Valentina Palmeri e Danilo Lo Giudice impegna il governo Musumeci a “prevedere un Piano regionale di ripresa e resilienza sulla base delle indicazioni desumibili nell’allegato VI del regolamento 2021/241 al fine di raggiungere quegli obiettivi e porre in essere quelle azioni che rispettino la scadenza del 2026” e “individuare le opere realizzabili entro il 30 giugno 2026 e prediligere la procedura svolta mediante il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo”.

Nell’atto parlamentare si chiede inoltre di “far valere le prerogative statutarie, e quindi a tenere costantemente informata l’Assemblea regionale sulle richieste che la Regione intende avanzare allo Stato nell’ambito dell’elaborazione del Pnrr”, di “effettuare un benchmark su tutti i settori sia in ambito nazionale che in ambito europeo per definire i livelli di Gap e monitorare lo stato di attuazione dei regolamenti e delle direttive europee”.

“Il Pnrr non può essere gestito come se fosse cosa loro in una condizione di assoluta opacità – ha detto Claudio Fava in conferenza stampa assieme a Valentina Palmeri – Si tratta di un atto di programmazione, non può non essere condiviso con l’Ars. Tutto questo non determina solo un problema di principio e trasparenza, perché spesso ci sono scelte azzardate, fumose e incomprensibili. Pensiamo alla sanità con una spesa legata ad un approccio territoriale, le scelte sono bizzarre, stravaganti spesso legate ad affinità elettorali dell’assessore più che alle esigenze”. Palmeri ha aggiunto: “Abbiamo presentato questa mozione perché abbiamo visto che Musumeci sta portando avanti un modus operandi che rischia di far perdere il treno del Pnrr”. Palmeri ha citato in dettaglio l’allegato VI con efficienti di calcolo sulla realizzabilità o meno degli interventi a valere sul Pnrr. “Musumeci lamenta che alcune opere strategiche come il Ponte sullo Stretto non hanno trovato spazio, basta leggere allegato 6 per capire che interventi di quel tipo non possono rientrare nel piano perché hanno un coefficiente pari a zero – ha aggiunto Palmeri – Tante città come Parigi, Milano, Bologna Düsseldorf stanno puntando sull’acquisto di beni nell’ambito della cosiddetta economia circolare, come tram, bus elettrici, impianti fotovoltaici”.

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01 Marzo 2022, 17:17

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