Il premier Conte: “Sorpreso dall’esplosione di casi”

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23 Febbraio 2020, 16:57

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“Lavoriamo in collegamento con i governatori del Nord ed i ministri, in costante aggiornamento.“Sono rimasto sorpreso da questa esplosione di casi, che sono stati tenuti sotto controllo fino a poco tempo fa. La linea della massima precauzione ha pagato, anche se sembrerebbe di no. Dobbiamo perseguire la linea della massima precauzione. Stiamo cercando di individuare e circoscrivere i focolai, faremo di tutto per contenere il contagi”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in collegamento con il programma ‘In mezzora’ su Rai 3.

Poi ha aggiunto: “Già ieri c’è stata la conferma che di fronte all’emergenza non c’è distinzione tra maggioranza ed opposizione: abbiamo sospeso la riunione del Consiglio dei ministri ed io ho informato i leader dell’opposizione sui provvedimenti che stavamo adottando. Di fronte alla salute dei cittadini non ci deve essere distinzione di colori. Ho appena firmato il decreto attuativo che dispone queste misure per i prossimi 14 giorni, si tratta del provvedimento per rendere operativi i provvedimenti decisi dal Cdm. Chiediamo dei sacrifici ai cittadini, che dovranno subire delle restrizioni personali – ha aggiunto – ma li ripaghiamo con l’assistenza e la massima attenzione per la loro salute”.

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“Ora il rischio è che i contagi da coronavirus si diffondano nelle grandi città: uno scenario di questo tipo segnerebbe l’inizio della fase epidemica vera e propria, che richiede misure mirate”. Lo rileva all’ANSA Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’Università di Pisa, sottolineando che in tale eventualità si passerebbe da una fase di “contenimento” dell’emergenza ad una di “mitigazione”. Dunque, avverte, “è fondamentale prepararsi e non perdere tempo, a partire dagli ospedali, che devono essere pronti a sostenere una richiesta improvvisa e massiccia disponendo di attrezzature, personale e di un’organizzazione efficiente per identificare subito i casi più gravi da quelli meno gravi che potrebbero essere trattati a domicilio”. Nell’ipotesi di un aumento di casi, tuttavia, “isolare le grandi città – spiega – non avrebbe senso: se si identificassero contagi massicci in una metropoli, presumibilmente tali soggetti avrebbero già infettato molte persone, molte delle quali si sono magari già spostate fuori da quei centri. Isolare ha senso solo se è ancora possibile bloccare la diffusione del virus in quel perimetro”. (ANSA)

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23 Febbraio 2020, 16:57

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