Il progetto di Angelo D’Anna: | “Squadra e idee i punti di forza”

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01 Giugno 2016, 17:34

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GIARRE. E’ stato definito da tutti il vincitore morale delle passate amministrative, con circa 3000 voti conquistati con un’unica lista a suo sostegno. Angelo D’Anna, 53enne avvocato, a distanza di tre anni, si ripresenta alla cittadinanza in veste di candidato sindaco di Giarre con il suo movimento Città Viva. Prima di dar vita all’attività politica, D’Anna si contraddistingue per l’impegno sociale. A lungo presidente dell’associazione Insieme Persone onlus, dal 2009 è portavoce della rete delle Associazioni giarresi. Tra le battaglie sostenute quella in difesa dell’ospedale Sant’Isidoro. Tre le liste che sostengono la sua corsa a primo cittadino: Città viva, Insieme per il bene comune e Giarre évviva, idee per cambiare!

Perché questa ricandidatura?

Era quasi un fatto dovuto perché dalla conclusione delle elezioni ma ancor prima, quando decisi di candidarmi, il lavoro per la città non si è mai interrotto. Insieme al movimento Città Viva e alle associazioni del territorio ho lavorato in questi anni facendo anche delle cose concrete e sotto gli occhi di tutti, ma nello spirito di servizio che ha contraddistinto la mia candidatura. E poi comunque c’era un dovere verso gli oltre 3000, quasi 3100 cittadini, che tre anni fa liberamente decisero di votare per me. Questo è un dato importante, tutti quanti all’epoca riconobbero in me il vincitore morale e quindi per me è un onere ed un onore poter ancora una volta rappresentare quei cittadini, sperando che agli stessi se ne possano aggiungere tanti altri.

Nessuno si aspettava che si andasse al voto così presto. Molti ritengono che lei sia stato l’unico ad essere veramente pronto per queste elezioni. E’ così?

Per tanti aspetti si, poi in realtà nella vita non si è mai pronti ma bisogna essere capaci immediatamente di adattarsi. In questo senso avendo già alle spalle una squadra coesa e allenata per me è stato un po’ più facile. Questa volta la squadra si è ampliata. Lo spirito è rimasto uguale ma siamo diventati anche noi più strutturati, più maturi, più consapevoli di quelli che possono essere i limiti ma anche le opportunità che abbiamo. Quindi in questo senso posso essere soddisfatto perché mi sono allenato e arrivo all’appuntamento con quello che è possibile dare, cercando di ottenere il massimo risultato.

Qual è stato l’errore più grande dell’ex sindaco Roberto Bonaccorsi?

Quello di essere partito sin dall’inizio con una mancanza di coesione della propria squadra. E’ stato un risultato frutto di tante realtà distaccate l’una dall’altra, quindi una sommatoria di voti e non una coesione in termini progettuali. Credo anche che poi, preso dai tanti problemi che ha dovuto affrontare, ha potuto dedicare poco tempo al dialogo con la città, al rapporto con la cittadinanza, con il mondo produttivo, dell’associazionismo. Invece secondo me è uno strumento essenziale, l’ossatura di un progetto di cambiamento e di rilancio di Giarre.

Ci presenta i suoi assessori designati?

I miei primi due assessori sono la dottoressa Enza Rosano e l’ingegnere Giuseppe D’Urso. Sono persone a me vicine sin dalla prima esperienza. Come primo segnale ho voluto dare continuità a quella idea iniziale e credo che siano due persone estremamente competenti in determinate aree. L’ingegnere D’Urso nell’area tecnica, peraltro nel frattempo è diventato membro del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Catania. E’ una persona molto stimata e apprezzata professionalmente, pur essendo relativamente giovane. La dottoressa Rosano, soprattutto nell’area del sociale, ha maturato grandi competenze ricoprendo diversi ruoli. Un’area che per me sarà strategica perché i bisogni della città oggi sono estremamente ampi. Ed è importante avere una persona che non solo conosce gli strumenti dei servizi sociali in senso lato ma che addirittura è capace di guardare avanti in modo innovativo e di saper cogliere nuove opportunità.

Nella sua compagine ci sono candidati che vanno dall’estrema sinistra all’estrema destra. Come pensa di poterli gestire?

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Al centro della mia proposta c’è un progetto e quello che è importante sono le idee che io ho per la città. Attorno a questo si sono aggregate delle persone che possono avere delle storie, alle quali io dico non si deve mai rinunciare, perché se si hanno degli ideali e dei valori si deve andare orgogliosi di essi, siano di destra o di sinistra. Ma noi qui non abbiamo fatto una sacra alleanza o chissà cosa. Qui c’è un’idea che è quella di Città Viva, abbiamo trovato persone che avevano connotazioni diverse, alcuni più di sinistra come Bene Comune, con i quali in questi anni peraltro abbiamo condiviso idee, come una più forte collaborazione tra i comuni del territorio, pensiamo ai Liberi Consorzi, ci siamo ritrovati sulle tematiche dell’ospedale, quindi con loro anche sul piano programmatico abbiamo avuto diversi punti di contatto. Il nostro era un programma già molto articolato, lo abbiamo riguardato insieme. Insomma abbiamo trovato piena sintonia. Dall’altro lato ci sono persone dichiaratamente appartenenti a movimenti della destra, che però come tali hanno colto l’opportunità di dare un contributo, ci sostengono con una terza lista che è un po’ poliedrica, perché ci sono anche rappresentanti del mondo sindacale e della società civile, dove le presenze più politiche possono portare un contributo sotto il profilo dell’esperienza all’interno dell’istituzione pubblica.

Qualcuno vi accusa di avere grandi progetti ma un po’ scollati dalla realtà, anche per la mancanza di esperienza amministrativa. Cosa risponde?

Il nostro programma è stato realizzato attraverso un’analisi molto puntuale. Per tutti i nostri progetti, molti dei quali peraltro a costo zero, sono comunque già stati individuati i canali da attivare per il finanziamento. Aggiungo che abbiamo la fortuna di essere un gruppo di professionisti, di persone che operano anche nella pubblica amministrazione, ognuno dei quali ha degli ottimi rapporti con esponenti del mondo delle istituzioni ed esponenti politici, i quali con noi avranno immagino un rapporto un po’ diverso. Mentre gli altri provano ad affermare, con la loro presenza sul territorio, un potere per poi andare a giocarlo su tavoli diversi, noi abbiamo invece sì bisogno delle istituzioni, ma nella nostra libertà saremo in grado di dare apprezzamento a tutti coloro che ci daranno una mano nella realizzazione dei nostri programmi, come saremo altrettanto liberi nel dire pubblicamente i nomi di tutti coloro che non lo vorranno fare. A noi sta a cuore Giarre, che è al centro dei nostri programmi.

I vostri punti di forza.

Sono la squadra, le idee, l’aver lavorato per tanto tempo prima che questo progetto prendesse corpo. Sono i nostri contatti, la serietà e l’esperienza di chi ci circonda. Anche la capacità di avere una visione più ampia, che ci è dovuta dal fatto che ognuno di noi nel mondo professionale da cui deriva si è trovato a confrontarsi con realtà più ampie. Posso dirle che mi ritrovo con segretari generali di confederazione, con capitani di industria e con grossi dirigenti, con cui ho avuto l’onore ed il piacere di lavorare in passato. E lei pensa che se dovesse servire alla città qualcosa del genere non potremo usare questi contatti? Ovviamente si. Questo è un punto di forza sicuramente.

Le tre priorità di Giarre.

Bisogna ridare sicurezza e fiducia ai cittadini. Si deve rinnovare quel senso di appartenenza, tant’è che nel nostro programma, per esempio, c’è l’idea che i bambini conoscano la storia di Giarre. Noi 50enni ricordiamo la grande Giarre, quella del calcio, del commercio, dell’artigianato, della cultura. Questa storia oggi è patrimonio e ricordo che va trasferito, perché partendo da lì si riscopre il senso di essere giarresi ed il desiderio di lavorare e lottare per questa città. Altra cosa che va fatta è riorganizzare la macchina amministrativa, valorizzando le risorse interne rispetto alle competenze. Per esempio, un dipendente che è entrato 20 anni fa nel comune di Giarre, probabilmente nel frattempo ha fatto delle cose anche nella propria vita personale o professionale che potrebbero tornare utili all’interno dell’attività amministrativa. E poi, sempre nell’ambito amministrativo, l’importanza dell’informatizzazione. Dobbiamo rendere il comune più snello. Terza cosa, io presterei grande attenzione allo sport e alla cultura perché l’idea nostra di città parte da lì. Anche questi sono mezzi che possono servire a rilanciare economicamente la città. E poi, sempre collegato a questo, un rapporto più sinergico con i territori vicini, lavorando in rete e valorizzando insieme le risorse.

Dissesto si o dissesto no.

Il dissesto non è un tabù. Naturalmente mi stanno a cuore i lavoratori precari, rispetto ai quali voglio capire fino in fondo come è possibile gestire questa situazione senza nuocere alla loro dignità di lavoratori. Perché è assurdo che in uno Stato che tutela la stabilità e favorisce il lavoro a tempo indeterminato siano gli enti pubblici ad aver lavoratori che da 20 o più anni sono ancora precari. Ma chiarito questo, il dissesto non è un tabù, deve essere analizzato con serietà valutando i pro e i contro che ne possono derivare.

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01 Giugno 2016, 17:34

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