Il terreno conteso e il pestaggio| “Apri il cancello o ti bastoniamo”

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02 Dicembre 2015, 19:04

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PALERMO – Lo hanno prima minacciato, poi intimidito e infine pestato. Il proprietario del terreno che si affaccia su via Galileo Galilei, e che da venerdì ospiterà una fiera di Natale, ha rischiato di essere ammazzato pochi giorni prima che, e siamo già a lunedì scorso, quattro persone venissero arrestate dalla polizia per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Solo l’intervento degli uomini della prima divisione della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile avrebbe stoppato quella che viene definita una spedizione punitiva. In cella sono finiti i giostrai Francesco Giganti e Nazareno Ciotti e i loro due collaboratori: Alexandru Costin Nae e Vincenzo Di Noto.

Adesso i poliziotti e i pubblici ministeri Annamaria Picozzi e Geri Ferrara stanno cercando di mettere insieme i tasselli di una bruttissima storia. L’ipotesi è che siano tutti riconducibili alla guerra in corso per aggiudicarsi lo spazio tra le vie De Saliba, Borremans e Galileo Galile. L’uomo minacciato e aggredito sostiene di avere maturato il diritto di proprietà per usucapione. Il padre aveva rilevato il terreno 40 anni fa dal vecchio proprietario. Non ha, però, il contratto. C’è in corso un contenzioso civile con coloro che si ritengono i legittimi eredi. Nel frattempo, un paio di mesi fa, sarebbero iniziate le pressioni dei due giostrai arrestati, che ne rivendicano il possesso in virtù di un accordo con i parenti del vecchio proprietario.

Non sono gli unici personaggi che popolano una storia ancora a tinte fosche. Ad ottobre si sono fatti vivi diversi soggetti, hanno raggiunto la vittima a bordo di tre scooter. I toni erano espliciti e minacciosi: “Come aviemo a fare…quannu hannu a trasiri chiddi ri giostri? Che fai, ti scanti?”. E, a scanso di equivoci, ecco spuntare le pistole per dare forza alle minacce. Al vaglio degli investigatori c’è pure la posizione di due due avvocati che sarebbero andati ben oltre l’incarico legale ricevuto da uno dei giostrati arrestati. Avrebbero addirittura cercato di rivendicare con la forza il presunto diritto del loro assistito. All’arresto è scampato un quinto uomo che, anche lui con fare minaccioso, avrebbe cercato di fare pesare la sua provenienza dal rione Kalsa e le sue conoscenze mafiose.

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Il 19 novembre l’episodio più inquietante. Il proprietario dell’area chiude il cancello e si avvia verso casa, in via De Saliba. Sono le 22 e 30. Un uomo gli si ferma davanti. Gli impedisce di raggiungere il portone dicendogli “Non ti preoccupare…sono amico tuo io”. Nel frattempo altri due uomini sbucano da via Paolo Veronese. Sono armati di spranghe e hanno i volti coperti dai caschi. “Hanno iniziato a picchiarmi ripetutamente in tutte le parti del corpo, poi hanno tentato di colpirmi esclusivamente alla testa con lo scopo di uccidermi – ha raccontato la vittima ai poliziotti – e solo grazie alla mia resistenza sono riuscito a proteggere con le braccia sono riuscito a proteggermi attutendo i colpi. Se mia moglie non avesse cominciato ad urlare per chiedere aiuto mi avrebbero ammazzato”. Quegli uomini gli fratturano l’ulna. Ne avrà per trenta giorni. Anche la moglie rimane ferita, colpita con una delle spranghe ad una mano. E i tre aggressori si danno alla fuga.

La notte del 26 novembre, un altro brutto episodio. Un uomo si muove con fare sospettoso all’interno della fiera di Natale. Ha in mano un bidone. Gli investigatori non hanno dubbi: era lì per appiccare le fiamme. La missione è ostacolata dalla pioggia che cade sulla città e dai movimenti del custode notturno che lo mette in fuga.

La sera del 30 novembre l’ultimo raid, stoppato sul nascere dagli agenti, intervenuti in massa dopo la segnalazione di alcuni residenti della zona: c’era in corso una lite furiosa, con tanto di pistole. Nel mirino, ancora una volta, erano finiti marito e moglie. Soltanto alcune ore prima, erano le 17, la vittima era stata nuovamente avvicinata da due uomini: “Mi hanno detto ‘Rapi un cancello, prima ca ti ramu bastonate…cosa dobbiamo fare? Dobbiamo scavalcare? Rapi, ti nnà ghiri ru terrenu picchi amu a trasiri nuatri. Rapi, altrimenti ti riempiamo di bastonate’. A quel punto ho detto al custode di chiamare la polizia”.

Una vicenda che in base a quanto accertato dalla polizia ha una chiara matrice estorsiva, ma la squadra mobile sta portando avanti le indagini per rintracciare un quinto uomo che avrebbe partecipato ai raid nei confronti del proprietario del terreno della discordia.

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02 Dicembre 2015, 19:04

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