Il tetto agli stipendi? Non c'è fretta | Chi sono i Paperoni dell'Ars - Live Sicilia

Il tetto agli stipendi? Non c’è fretta | Chi sono i Paperoni dell’Ars

Il 30 luglio il presidente dell'Ars Ardizzone ha fissato il limite per le retribuzioni a 240 mila euro. Ma sette dirigenti guadagneranno molto di più almeno fino a fine anno. Ecco tutti gli stipendi dei maxi burocrati del parlamento siciliano.

Retribuzioni d'oro
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PALERMO – Alla fine, l’unico tetto è quello alzato sulla testa del nuovo segretario generale Fabrizio Scimè. Per gli altri dirigenti dell’Ars non c’è fretta. Così ha deciso l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea. Un dato che emerge dalla pubblicazione sul sito ufficiale del parlamento siciliano delle informazioni relative alle retribuzioni dei burocrati. Di tagli insomma si riparlerà dal primo gennaio dell’anno prossimo. Sempre se questi dirigenti non decideranno, proprio entro la fine del 2014, di andare in pensione. Salvando i mega stipendi. Che in qualche caso arrivano a sfiorare i 350 mila euro lordi annui.

Dopo le voci sulle indennità (e le buonuscite) dorate e in parte misteriose degli ultimi due segretari generali Sebastiano Di Bella e Giovanni Tomasello, oggi ecco il paradosso del Palazzo: qualche dirigente guadagnerà per almeno altri due mesi, più del “dirigente dei dirigenti” Scimè. Così, si scopre che il vero “Paperone” di Palazzo dei Normanni è il direttore dell’Ufficio Affari europei Eugenio Consoli. Il burocrate del parlamento siciliano “dichiara” la bellezza di 344.080.02 euro lordi. A seguire un gruppetto di dirigenti dallo stipendio di poco inferiore. E di gran lunga superiore, invece, al tetto di 240 mila euro fissato dal presidente dell’Ars. Si tratta ad esempio di uno dei “vice” di Scimè: per Mario Di Piazza (che è anche direttore del Servizio lavori d’Aula) infatti ecco una retribuzione lorda pari a 339.915,49 euro. Uno stipendio di poco superiore a quello del direttore del Servizio bilancio Francesco Ajello (339.422,24 euro lordi), del direttore del Servizio studi Laura Salamone (339.409,34 euro lordi), del direttore del Servizio della biblioteca e dell’archivio storico Antonio Purpura (338.763,30 euro lordi). Viaggiano (e lo faranno almeno fino all’anno prossimo) al di sopra del tetto di 240 mila euro anche il direttore del Servizio informatica Umberto Garofalo (stipendio da 283.243,53 euro lordi) e il direttore del Servizio questura e provveditorato Antonio Tomasello (retribuzione da 258.601,71 euro lordi).

Sono loro, insomma, i burocrati più ricchi dell’Ars. E anche, probabilmente, tra i più ricchi di Sicilia. Questi stipendi non sono infatti nemmeno paragonabili, ad oggi, a quelli dei massimi dirigenti della Regione siciliana. Non tanto per il fantomatico tetto di 160 mila euro annunciato dal presidente della Regione Crocetta (si attende da mesi una direttiva che chiarisca quando e se questo potrà essere operativo), ma per un precedente tetto, fissato dal governo Lombardo e che imponeva di non superare la soglia dei 250 mila euro. Soglia sfiorata nei mesi scorsi da qualche capodipartimento della Regione (ad esempio Anna Rosa Corsello, ma solo perché cumulava allo stipendio da dirigente quelli di commissario di due società partecipate). Ma la media di quegli stipendi si attesta tra i 170 e i 190 mila euro annui lordi. Stipendi non certo “da fame”, ovviamente. Ma in certi casi pari alla metà di quelli dei maxi burocrati dell’Ars.

E comunque inferiori a quelli di quasi tutti gli altri direttori di Palazzo dei Normanni. Perché al di sotto dei burocrati che sforano il tetto, non è che si stia così male. Per il direttore del servizio ragioneria Riccardo Anselmo infatti, ecco una retribuzione da 233.156,20 euro lordi, per il vice segretario vicario Salvatore Pecoraro 226.024,73 euro lordi, per Patrizia Perino (non è un direttore ma è un Consigliere con un compito particolare: quello di curare i rapporti con la Fondazione Federico II) ecco 212.319,38 euro lordi, per il direttore del servizio Commissioni Filippo Palmeri stipendio lordo da 212.319,38 euro. E ancora: per Maria Ingrao, capo di gabinetto del presidente Ardizzone, una retribuzione lorda da 200.506,52 euro, di poco superiore a quelle del direttore del Servizio personale Fabio Scalia (197.263,83 euro) e del Consigliere col compito particolare di rendicontare le spese dei gruppi parlamentari Angela Murana (193.149,93).

Ma in questi ultimi casi, come detto, siamo almeno sotto il “tetto che scotta”, fissato da Ardizzone lo scorso 30 luglio. Un tetto così sgradito da spingere alcuni di questi dirigenti a impugnare la decisione del presidente dell’Ars. Le raccomandate sono arrivate alla presidenza a fine agosto. A scrivere sono stati i consiglieri parlamentari Francesco Ajello, Eugenio Consoli e Antonino Purpura. Secondo i dirigenti, il decreto del presidente Giovanni Ardizzone “si configura quale atto unilaterale, arbitrario, illegittimo, discriminatorio e fortemente lesivo dei diritti derivanti dalle norme e dai principi generali relativi al pubblico impiego e dalla disciplina generale in tema di trattamento giuridico ed economico dei dipendenti dell’Assemblea Regionale Siciliana”.

I tre burocrati hanno chiesto al presidente di “revocare spontaneamente il suddetto illegittimo provvedimento”, ripristinando il trattamento precedente “restando comunque impregiudicato il risarcimento di ogni maggiore eventuale danno”, “nonché il ricorso presso le opportune sedi di giustizia” in caso di mancato accoglimento della diffida. Almeno fino a gennaio, lo stipendio è intatto. Ben oltre il tetto fissato per il segretario generale. Poi, si vedrà.


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