Indagini, sequestri e assoluzioni | Storia di un calvario lungo 19 anni

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18 Agosto 2019, 13:25

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PALERMO – “Per avere fatto una cantina ho subito circa 13 procedimenti giudiziari, ho avuto ragione in tutti e paradossalmente dovrò fare ricorso contro un’ultima sentenza del giudice civile che, anche se mi riconosce il diritto a dei finanziamenti che erano stati bloccati, non li riconosce tutti perché ha ignorato una norma”. Franco Calderone, imprenditore del settore enologico del Palermitano, alla guida delle cantine Buceci, raccontando tutto il suo esodo giudiziario parla di situazione kafkiana e, ad un esame delle carte e degli atti giudiziari anche se la vicenda sembra inverosimile, difficilmente si può negare che sia così.

“Nel 2000 – racconta Calderone – ho presentato un progetto a quello che oggi è il ministero dello Sviluppo economico. Ho realizzato oltre 3 milioni di investimenti fra Marineo e Misilmeri. Poi sono iniziati i guai giudiziari: ho dovuto interrompere la mia attività, mi sono state recapitate cartelle esattoriali per 4 milioni, mi sono trovato con l’azienda sequestrata, ho dovuto subire il peso morale delle accuse e ho subito il peso di una giustizia lenta. Ho avuto due infarti. E – prosegue- la cosa che più di tutte non accetto è che qui nessuno pagherà i danni fatti all’azienda. Infatti come è chiaro – conclude l’imprenditore – mi è stata rubata la serenità che sarebbe servita per dedicarmi alla mia impresa”.

Tutto è iniziato nel 2011, da alcuni accertamenti con cui sono state contestate alcune fatture che sarebbero state false, “Fatture che – sottolinea Calderone – erano state riscontrate dall’Agenzia delle Entrate con dei sopralluoghi per potere erogare i rimborsi Iva”. Le conseguenze sono state prima un procedimento presso il giudice tributario che ha dato ragione a Calderone, difeso dall’avvocato Alessandro Dagnino, in primo e in secondo grado. Adesso per questo procedimento c’è un ricorso in Cassazione ma nel frattempo ha preso il via un procedimento penale che ha assolto l’imprenditore per avvenuta prescrizione. “Questo – specifica però Calderone – mi ha dato ancora più rabbia perché avrei preferito rinunciare alla prescrizione e avere una sentenza nel merito. È accaduto, infatti, che gli altri imprenditori che per le accuse, poi rivelatesi infondate, avevano emesso le fatture false sono stati assolti perché il fatto non sussiste e io che avrei ricevuto le fatture invece ho avuto una sentenza formale”.

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Nel frattempo, nel 2012, il ministero dello Sviluppo economico ha revocato i finanziamenti di circa un milione euro che aveva concesso e così è stato necessario avviare un altro processo, stavolta civile, contro il Mise per ottenere l’annullamento della revoca del finanziamento. “Anche in questo caso – racconta l’imprenditore – ho dovuto lottare con funzionari dello Stato che hanno ignorato le mie note, in cui raccontavo di tutte le sentenze che mi davano ragione. Per ottenere quello che mi spettava di diritto ho dovuto aspettare l’ennesima sentenza che però non mi ha riconosciuto tutto il dovuto. Il giudice a riconosciuto solo 700mila euro”.

Il giudice stando al racconto avrebbe infatti calcolato il termine per la rendicontazione in 48 mesi senza considerare una proroga concessa con la finanziaria per il 2005. “Il termine per presentare le fatture riconosciuto dal giudice infatti è quello legato ai mesi del finanziamento ma non ha considerato che una legge dello stato ha dato la proroga per la rendicontazione fino al giugno 2005. Così ho subito un taglio di spesa di 620mila euro. Questo – racconta – è un ulteriore danno. Con queste condizioni – chiede l’imprenditore – come si pensa di potere fare impresa in Italia e in Sicilia?”.

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18 Agosto 2019, 13:25

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