PALERMO – “Riprendendo ciò che disse Martin Luther King 60 anni fa, ‘We Have a Dream’. Abbiamo un sogno, bellissimo e difficile ma non utopico. Vogliamo un Paese dove noi, i nostri figli, i nostri nipoti possano vivere in un sistema politico democratico e popolare”.
Tra gli applausi scroscianti, al centro congressi Sheraton de Medici di Roma, il 10 maggio del 2023 Totò Cuffaro viene acclamato segretario nazionale della Dc, “vogliamo un Paese – dice – dove si possa votare un partito di valori, libero, aperto, plurale, che garantisca diritti, giustizia, e libertà. Un partito, la Democrazia Cristiana, che sia protagonista nella politica e nella società”.
Un partito, la Democrazia Cristiana, “fonte di conoscenze – scrivono i magistrati della Procura di Palermo – interessi ed equilibri per il sodalizio capeggiato dall’ex governatore, che operava per ottenere l’ampliamento del bacino elettorale, quando non contributi economici, a vantaggio della Dc”.
Sono i due volti di un movimento, in grado di attirare consensi in buonafede, ma di tessere relazioni e metodi che fanno ipotizzare l’esistenza di un “progetto criminoso”, secondo le accuse, con la gestione illecita di appalti e assunzioni.
Un partito dal quale – in vista dell’interrogatorio del 14 novembre – Cuffaro si è dimesso e proprio oggi Schifani ha revocato i due assessori Nuccia Albano (delega alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro) e Andrea Messina (delega alle Autonomie Locali).
Nuova Democrazia Cristiana, la fondazione
Nell’ottobre del 2020 Cuffaro annuncia la fondazione della Nuova Democrazia Cristiana in Sicilia, creando un ponte col passato di un partito egemone del consenso, protagonista della scena politica italiana per decenni.
Un anno dopo, ricostruiscono i magistrati palermitani, il partito si presenta alle comunali di Favara, Giarre, Caltagirone e San Cataldo. Nel frattempo Cuffaro viene acclamato in ogni piazza, abbracciato e baciato da vecchi e nuovi amici.
Nel 2022 Cuffaro sostiene l’elezione di Schifani e porta all’Ars 5 deputati regionali: due gli assessori in giunta. In campagna elettorale scrive una lettera aperta, riconosce di aver “commesso degli errori”, ma chiede “rispetto”.
Elezioni e favori
Il partito cresce giorno dopo giorno, come l’elenco dei presunti favori, degli appalti “turbati”, delle raccomandazioni, fatti contestati dagli inquirenti. Candidati da favorire in concorsi pubblici, “i nomi li ho messi tutti, per fare una fotografia, certo – dice Cuffaro – in tutto cinque sono, te li do”.
Un nominativo da favorire “interessa Carmelo Pullara, una è una persona che interessa a me perché è la mia vicina di campagna lì a Sant’Elia”. Nell’elenco finiscono soggetti segnalati da esponenti del partito e ‘nipoti di’. “Serve – sottolinea l’ex governatore – anche a fare bene alla Democrazia Cristiana“, “con quel metodo clientelare – si legge nella richiesta dei Pm – del politico di commettere anche atti illeciti per ampliare il bacino elettorale del partito di cui era ed è segretario”.
L’influenza di Cuffaro e la Dc
Il partito sarebbe uno degli ingranaggi del ‘sistema Cuffaro’, gestendo da un lato le nomine dei dirigenti scelti dalla politica ingenerando “un debito di riconoscenza nei suoi riguardi, da utilizzare per piegare le determinazioni del pubblico ufficiale ormai fidelizzato al suo volere e appropriarsi di fatto della gestione di importanti enti pubblici”, sostengono i magistrati.
Dall’altro lato, “guadagnare un’influenza di questo genere avrebbe permesso al Cuffaro di condizionare le gare, i concorsi e, in generale, le procedure amministrative rientranti nella competenza dei predetti enti pubblici nel senso da lui ritenuto più conveniente, potere da offrire a gruppi imprenditoriali, esponenti politici e potenziali elettori, in cambio di ulteriori vantaggi, identificabili in promesse di assunzioni, subappalti concessi a imprese compiacenti o, anche più semplicemente, promesse di voti per la nuova Democrazia Cristiana“.
Le finalità illecite
Le contestazioni degli inquirenti segnano una sorta di ritratto politico-illecito della Dc
“Con il sistema delineato gli indagati – sostengono i Pm – agivano per rafforzare le potenzialità del partito di nuova costituzione, individuando come strategia principale quella di condizionare l’andamento di appalti pubblici e più in generale di procedure amministrative, tramite pubblici funzionari fidelizzati”.
E Cuffaro, ritenuto “vertice del sodalizio”, “nelle proprie interlocuzioni con i terzi si esprimeva in termini di strategie ‘politiche’ e riconduceva ogni suo comportamento agli interessi del Partito di cui è segretario, la Nuova Democrazia Cristiana”.
“Spesso, in altri termini – si legge ancora negli atti – Cuffaro sovrapponeva il piano dell’associazione criminale con quello del partito di cui è segretario, lasciando intendere, soprattutto agli interlocutori estranei al sodalizio, di agire per conto della nuova Democrazia Cristiana”.
Pochi giorni fa le dimissioni di Cuffaro da segretario della Dc, ma le indagini vanno avanti.

