“Siamo pagati… 25 euro… va bene | Mi ha dato il volantino di Tamajo”

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21 Novembre 2017, 06:02

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PALERMO – Il voto è stato inquinato. Le preferenze comprate con la promessa di denaro. Così emerge dalle intercettazioni. Resta da capire se il deputato regionale Edy Tamajo, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, fosse a conoscenza delle manovre sporche.

Il suo nome fa capolino nelle intercettazioni e nelle testimonianze di alcuni elettori. I legali, però, respingono le accuse: le intercettazioni confermerebbero che l’onorevole, al suo secondo mandato, non conosceva coloro che avrebbero raccolto le preferenze.

Sono le 20:42 del 20 ottobre scorso. La Procura tiene sotto controllo alcuni telefoni. Il pubblico ministero Fabiola Furnari sta indagando su una storia di contrabbando e traffici illeciti che parte da Brancaccio e arriva fino a Ballarò.

Viene registrata una conversazione dal significato inequivocabile. A parlare sono Nicolina e Cristian D’Alia: “Gliel’ho detto io a Tommaso, a sua moglie, hanno detto: ‘Noi glielo diamo il voto problemi non ne abbiamo’”; “Gli ho detto vedete che siamo pagati… ‘ah va bene, meglio’”; “Aspetta, ma loro votano a Villabate”; “Essendo che è regionale lo possono fare”; “Ti devi fare lasciare tu le tessere elettorali”, “Basta che loro ti lasciano le tessere elettorali tanto si devono prendere il codice che poi loro verificano se hanno votato veramente la persona quella che è”; “Può passare una settimana e poi gli danno i 25 euro”; “Basta che non si sparge la voce perché sono cose sempre comprate, hai capito”; “Loro già sono quattro”; “E sono già cento euro”.

I finanzieri del Gruppo Palermo trascrivono subito l’intercettazione che finisce sul tavolo del procuratore aggiunto Sergio Demontis. Vengono identificati alcuni elettori e l’onorevole a cui sarebbero andate le preferenze. Si tratta di Edy Tamajo, candidato per Sicilia Futura, il più votato a Palermo alle ultime elezioni regionali. I finanzieri convocano alcuni cittadini. Il 13 novembre uno di loro – ha 37 anni e vive a Brancaccio – ammette: “Mi sono recato a votare alle ultime elezioni regionali, in via Conte Federico presso la scuola Orestano. Mio cognato mi ha dato il volantino di Edy Tamajo due giorni prima del voto. Mi ha detto solo di votarlo. La mia compagna successivamente mi ha riferito che se avessimo votato Tamajo ci avrebbero pagato 25 euro”.

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Per i pm è la chiusura del cerchio investigativo. Le intercettazioni sono state depositate al Riesame a cui si sono rivolti i legali di Tamajo per ottenere la restituzione di alcuni documenti sequestrati nel suo comitato elettorale a Partanna Mondello. È presumibile che in questa fase i pm abbiano depositato solo una piccola parte del materiale investigativo. 

Ci sono alcuni passaggi da chiarire, però. Primo fra tutti, quello sul modo con il quale sarebbe stato verificato il rispetto dell’accordo. Il solo certificato elettorale può bastare a confermare se una persona abbia votato, ma non per quale candidato. È ipotizzabile che un politico come Tamajo, che godeva di un largo consenso, ricevesse più voti in una stessa scuola. Altro passaggio: tra gli indagati c’è anche Giuseppe Montesano che – annotano gli stessi investigatori – “è stato denunciato per compravendita di voti nel 2014” assieme al suo datore di lavoro, Pietro Murania della Kemeko. Quest’ultimo è un imprenditore molto noto in città già coinvolto in una vicenda giudiziaria simile a quella di oggi.

”L’unica cosa che emerge con assoluta certezza – dicono i legali di Tamajo, gli avvocati Giovanni Castronovo e Nino Caleca – è che Tamajo non conosce e non ha mai avuto alcun rapporto con i soggetti indicati quali suoi correi. Dalle poche intercettazioni si desumerebbe solo una fantomatica promessa di ’25 euro’ sbandierata senza alcuna riservatezza in cambio di una decina di voti e che avrebbe dovuto essere onorata solo dopo le elezioni. Ciò appare decisamente poco credibile – aggiungono – È però la prova evidente che Tamajo non ha comprato alcun voto. Siamo certi che il prosieguo delle indagini confermerà l’assoluta linearità della condotta tenuta dall’onorevole durante la competizione elettorale. Quanto è emerso conferma la fondatezza della tesi difensiva già espressa sin dall’avvio dell’inchiesta”. E cioè che, se davvero sono stati comprati dei voti, è stato qualcun altro ad attivarsi senza che Tamajo ne fosse informato.

 

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21 Novembre 2017, 06:02

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