“L’assoluzione? Fine di un incubo | Tifo Musumeci, governo serio”

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12 Novembre 2018, 06:04

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PALERMO – La “gioia immensa” per la fine di una vicenda giudiziaria iniziata nel 2015, ma anche “la rabbia per tutto quello – dice – che mi è stato tolto e per quelle coincidenze che turbano”. La Cassazione ha impresso il timbro dell’assoluzione su Francesco Cascio, accusato di concorso in corruzione e nel frattempo tornato a fare il medico a tempo pieno, e l’ex presidente dell’Ars ripercorre così gli anni trascorsi dallo scoppio dell’indagine alla decisione della Suprema Corte di dichiarare inammissibile il ricorso della Procura generale di Palermo contro la sentenza di assoluzione del secondo grado: “Gioia immensa perchè non ho mai avuto la certezza sulla fine del tunnel in cui ero finito, ma anche rabbia perchè in questi anni non sono stato un cittadino con pari diritti come tutti gli altri”.

Cosa intende?
“La condanna per corruzione in primo grado non mi tolse soltanto il seggio di parlamentare regionale per via della legge Severino, ma comportò anche l’apertura di un fascicolo nei miei confronti da parte dell’Ordine dei medici e dell’Asp di Palermo. Oltre a tutto questo anche il blocco del conto corrente, compresa l’impossibilità di aprirne uno a mia figlia che era in partenza per il programma Erasmus”.

Procedure previste dalla legge.
“Non lo metto in dubbio, si tratta di provvedimenti assolutamente leciti ma non posso fare a meno di ricordare che la mia vita è stata stravolta e che in quei mesi non sapevo neanche quale sarebbe stato il mio destino. La mia vicenda giudiziaria mi ha impedito di avere una vita normale e tutto questo si è riversato anche sui miei cari. Dopo la sentenza della Cassazione, però, l’incubo è finito e torno a essere un cittadino con pari diritti rispetto a tutti gli altri”.

Prescrizione, invece, per la vicenda che riguarda la delibera del 2001 e del finanziamento alla società Ecotecna per la realizzazione di un resort.
“Ma io scelsi il rito abbreviato proprio perchè avrei voluto evitare l’intervento della prescrizione. Una valutazione errata la mia, non conoscevo a fondo la giustizia italiana e i suoi meccanismi”.

Ritiene di avere subito particolari ingiustizie? Alcuni magistrati hanno indagato, altri hanno chiuso la vicenda con l’assoluzione.
“Non voglio mettere su il solito disco contro la magistratura, ma è vero anche che tutti i miei guai iniziarono quando, da presidente dell’Ars, iniziai a pensare alla candidatura per la presidenza della Regione: la prima tegola fu l’indagine nei miei confronti nell’ambito della vicenda Giacchetto: da allora sette procedimenti giudiziari nei miei confronti, tutti finiti nel nulla tra archiviazioni e assoluzioni. Una coincidenza spaventosa dal momento che prima di allora, in 25 anni di politica, non avevo mai subito indagini. Non voglio dare colpe a nessuno, ma sono coincidenze che turbano, così come quanto accadde alla vigilia della sentenza d’appello”.

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A cosa si riferisce?
“La sentenza era prevista per metà settembre ma pochi giorni prima Giuseppe Lapis presentò una memoria in cui confermò le accuse nei miei confronti. Fui assolto ugualmente ma quell’elemento allungò i tempi del processo, impedendomi la candidatura alle Regionali”.

In questo processo, però, resta il grande punto interrogativo di quei lavori fatti nella sua villetta dai Lapis, titolari della Ecotecna che ottenne quel finanziamento. Non crede sia stata una leggerezza avere dato quell’incarico proprio a loro?
“Quella casa l’ho pagata fino all’ultimo euro. Ho prodotto documenti e fatture. Ho pagato l’impresa che costruì la casa e che, a sua volta, commissionò i lavori dell’impianto elettrico e di quello idrico ai Lapis, ma io non sapevo nulla. La mia unica leggerezza, forse, è stata quella di avere fatto dei lavori nella stessa provincia in cui è stato costruito il resort. Certo, se avessi saputo che l’impresa a cui mi ero affidato avrebbe poi commissionato quei lavori ai Lapis gli avrei detto di cambiare azienda per un problema di opportunità”.

Le aule di tribunale sono un ricordo, torna a guardare a quelle che sono teatro della politica regionale.
“Lo faccio e in Sicilia vedo finalmente un governo di persone serie e perbene, senza giullari e saltimbanchi. Un governo che adotta un profilo basso, senza grandi annunci ma con tanta voglia di lavorare. Gli ultimi cinque anni con Crocetta erano stati una commedia esilarante ma terribile per la Sicilia. Siamo di fronte a un governo magari poco incline alla moderna comunicazione ‘social’ ma preferisco un esecutivo come quello regionale, che riflette perima di fare gli annunci, rispetto al modello che si è affermato a Roma dove si fanno tanti proclami ma anche tante retromarce”.

Cascio tornerà in politica?
“Al momento penso a fare il medico e a coltivare il mio hobby dell’atletica. Sono e resto un uomo di centrodestra, legato a Gianfranco Miccichè. Non posso dire adesso se ci sarà un futuro in politica, di certo in questi anni sono diminuiti i ‘questuanti’ e sono aumentati attorno a me gli amici veri. Un anno mezzo fa avrei sfidato volentieri Orlando e credo che con me in campo di certo non avrebbe vinto al primo turno”.

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12 Novembre 2018, 06:04

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