Irregolarità, errori, ritardi | Il fallimento di Agenda 2000

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04 Maggio 2012, 11:28

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Un’elevata spesa “viziata da irregolarità”. Un sistema di indicatori “pletorico e non suficcientemente selettivo”. Ma soprattutto un’elevato numero di “progetti non conclusi sulla spesa complessiva, con particolare riferimento alle iniziative destinate alla riqualificazionje urbana, al potenziamento dei trasporti urbani, alla reti e ai nodi di servizio e alle risorse culturali dell’Isola”.

Agenda 2000 è stato un mezzo disastro. Questa la fotografia offerta dalla Sezione di controllo della Corte dei Conti, in una relazione dettagliata, che punta l’indice anche nei confronti dell’elevato ricorso ai cosiddetti “progetti coerenti” (progetti nazionali, “trasformati” in progetti comunitari), e anche nei confronti dell’eccessivo turn-over nell’amministrazione regionale, fonte di rallentamenti e in alcuni casi addirittura di paralisi.

La relazione dei magistrati contabili è il frutto di un’istruttoria avviata nel 2011 attraverso un questionario inviato al dipartimento regionale della Programmazione. Ma già in quella fase, ecco i primi problemi: “Si sono avute delle iniziali difficoltà – scrivono i giudici – dovute per lo più a risposte incomplete dell’Amministrazione”. Risposte che hanno portato a “un rallentamento dell’attività istruttoria”.

La relazione della Corte dei Conti si è concentrata sul più corposo dei Fondi che compongono il Por 2000-2006, il Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), una “torta di investimenti” pari a 5,6 miliardi di euro. Un fondo creato appositamente per “rimuovere gli squilibri regionali esistenti all’interno della Comunità”. Ma i risultati, secondo la Corte dei Conti, non sono stati pari a quelli attesi.

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I numeri, infatti, sono chiari. A fronte di circa 9.500 progetti, sono quasi 1.300 quelli revocati. Insomma, dei 5,6 miliardi quasi, sono ben 727 i milioni di euro “decertificati” (il 13%). E il 35% di progetti previsti nel monte della spesa certificata di circa 5,6 milioni non sono stati conclusi (per una somma che sfiora i due miliardi di euro).

Le motivazioni alla base degli scarsi risultati dell’utilizzo delle somme del Fondo, secondo la Corte dei Conti sono diverse. E tra queste, anche “la la riorganizzazione della struttura burocratica della Regione Siciliana, intervenuta con la L.R. del 16 dicembre 2008, n. 19″, un “restyling” della struttura degli assessorati che, scrive la Corte, prevedendo “accorpamenti di uffici ha apportato modifiche alle competenze dei Dipartimenti regionali. Tali circostanze, associate anche ad un elevato turn-over dei dirigenti di vertice dei Dipartimenti, – si legge nella relazione – hanno prodotto dei notevoli rallentamenti operativi nella fase cruciale di chiusura della programmazione”.

Che c’entra la legge del 2008 su un Piano operativo datato 2000-2006? Semplice: per l’utilizzo di queste somme vige il regime del “più due”. I progetti, insomma, per farla semplice, vanno previsti entro l’intervallo indicato dal Piano, ma possono essere conclusi nei due anni successivi. E Agenda 2000, nello specifico ha anche ottenuto una proroga che consentisse di portare a termini i progetti fino quasi alla metà del 2009. Insomma, se vanno cercate le responsabilità, queste vanno trovate sia nelle passata amministrazione regionale (che ha impresso, evidentemente, un ‘andamento lento’ alla spesa di quelle somme), sia al governo Lombardo (in quegli anni, è bene ricordarlo, sostenuto dai partiti di centrodestra) che, anche per proprie responsabilità “politiche” non ha consentito di completare l’iter tra il 2008 e il 2009. E la Corte sottolinea, in particolare, i tre avvicendamenti al vertice del dipartimento della Programmazione e il “consistente numero di soggetti esterni all’amministrazione regionale a capo dei dipartimenti”, soprattutto nel 2009.

Ma i motivi che hanno portato al mezzo fallimento di Agenda 2000, come detto, sono diversi. E tra questi anche alcuni che appaiono paradossali, a fronte del numero elevato di dipendenti regionali: “l’insufficiente dotazione organica di taluni uffici responsabili di misura”, dice la Corte dei conti ha contribuito all’inefficienza sulla spesa. Un “difetto” che si aggiunge ai “ritardi nella concessione di nulla osta, pareri e autorizzazioni da parte di alcuni organismi preposti al rilascio (Soprintendenze, Autorità Ambientali, etc.) con specifico riferimento agli interventi infrastrutturali pubblici; l’inammissibilità di alcuni giustificativi di spesa; la presenza di spese non pertinenti al progetto approvato e di registrazioni contabili delle spese non corrette; l’affidamento in house non conforme ai principi individuati dalle sentenze della Corte di Giustizia Europea; la mancanza talvolta delle necessarie autorizzazioni allo svolgimento delle operazioni”. E se l’Agenda è tato un mezzo fallimento, non sono più rassicuranti i numeri riguardanti la spesa del Fesr per la programmazione 2007-2013. Anche dopo l’impugnativa del Commissario dello Stato che ha impedito l’uso dei soldi provenienti dal mutuo per finanziare la compartecipazione della Regione agli investimenti comunitari.

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04 Maggio 2012, 11:28

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