La contraddizione| tra democrazia e legalità

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27 Febbraio 2012, 07:59

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Come è noto, la recente, ennesima, polemica suscitata dall’ex-sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha tratto origine dal prospettato provvedimento governativo di scioglimento del consiglio comunale di quella cittadina per “infiltrazione mafiosa”. E le repliche di Sgarbi sembrano segnalare un’apparente contraddizione fra integrale applicazione della cultura delle regole e principio di democrazia, specie laddove l’accertata infiltrazione mafiosa, e quindi la violazione di legge, avvenga nel rispetto dei principi della democrazia, e quindi soprattutto mediante il consenso della comunità, regolarmente espresso attraverso libere elezioni.

La domanda, quindi, da porsi è quale sia il punto di rottura, o – al contrario – di equilibrio, fra principio democratico e legalità, visto che nella semplificazione del ragionamento politico si è spesso e volentieri sostenuto che il consenso dei cittadini “sana” ogni eventuale strappo alla legalità formale. La tesi, però, sebbene suggestiva come ogni teoria “sostanzialista”, appare infondata, se solo si pensa che perfino la “sovranità popolare” non è una sovranità assoluta, ma è relativa, nel senso che anch’essa incontra e subisce limiti e bilanciamenti. Ebbene, se è così in generale, non può non essere così soprattutto in relazione a realtà territoriali limitate ove maggiori sono le capacità di controllo del territorio e dei voti ivi espressi da potenti organizzazioni mafiose. Organizzazioni mafiose, beninteso, come le varie articolazioni di Cosa Nostra, che dimostrano un’efficiente capacità di controllare intere comunità, drogandone dunque il consenso che, sotto tale profilo, è libero solo in apparenza.

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Se così è, e certamente così è in terra di mafia, la conseguenza è che la contraddizione fra democrazia e legalità è solo apparente. In casi del genere, sarebbe infatti meglio parlare di legalità democratica, concetto che aiuta a comprendere meglio come l’applicazione del principio di legalità possa correggere le patologie del consenso elettorale quando esso venga artatamente condizionato. E dico questo senza voler esprimere giudizi sul “caso Salemi”, ancora oggetto delle valutazioni del Ministro dell’Interno.

È chiaro, d’altra parte, che provvedimenti come lo scioglimento dei consigli comunali “infiltrati” ed il relativo commissariamento statale sono provvedimenti traumatici, in quanto repressivo-punitivi al pari di quelli giudiziario-penalistici. Provvedimenti, cioè, che testimoniano il fallimento della politica. E quello di cui si ha bisogno, invece, è un diverso protagonismo della politica, capace di prevenire certi rischi. Ben vengano, allora, i codici etici che la politica ed i partiti devono darsi individuando criteri obiettivi che, in nome della trasparenza, preservino il più possibile le liste sottoposte all’elettorato e quindi le istituzioni da eventi traumatici di tal genere, che non fanno altro che incrementare la disaffezione dei cittadini per la politica. Se si vuole favorire un recupero di autorevolezza da parte della politica e delle istituzioni tutte, è questa la strada maestra.

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27 Febbraio 2012, 07:59

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