La contraddizione| tra democrazia e legalità - Live Sicilia

La contraddizione| tra democrazia e legalità

Sul nuovo numero di "S" Antonio Ingroia riflette sulla lezione proveniente dal "caso Salemi": servono codici etici che individuando criteri obiettivi, in nome della trasparenza, preservino il più possibile le liste

Da "S" in edicola
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Come è noto, la recente, ennesima, polemica suscitata dall’ex-sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi ha tratto origine dal prospettato provvedimento governativo di scioglimento del consiglio comunale di quella cittadina per “infiltrazione mafiosa”. E le repliche di Sgarbi sembrano segnalare un’apparente contraddizione fra integrale applicazione della cultura delle regole e principio di democrazia, specie laddove l’accertata infiltrazione mafiosa, e quindi la violazione di legge, avvenga nel rispetto dei principi della democrazia, e quindi soprattutto mediante il consenso della comunità, regolarmente espresso attraverso libere elezioni.

La domanda, quindi, da porsi è quale sia il punto di rottura, o – al contrario – di equilibrio, fra principio democratico e legalità, visto che nella semplificazione del ragionamento politico si è spesso e volentieri sostenuto che il consenso dei cittadini “sana” ogni eventuale strappo alla legalità formale. La tesi, però, sebbene suggestiva come ogni teoria “sostanzialista”, appare infondata, se solo si pensa che perfino la “sovranità popolare” non è una sovranità assoluta, ma è relativa, nel senso che anch’essa incontra e subisce limiti e bilanciamenti. Ebbene, se è così in generale, non può non essere così soprattutto in relazione a realtà territoriali limitate ove maggiori sono le capacità di controllo del territorio e dei voti ivi espressi da potenti organizzazioni mafiose. Organizzazioni mafiose, beninteso, come le varie articolazioni di Cosa Nostra, che dimostrano un’efficiente capacità di controllare intere comunità, drogandone dunque il consenso che, sotto tale profilo, è libero solo in apparenza.

Se così è, e certamente così è in terra di mafia, la conseguenza è che la contraddizione fra democrazia e legalità è solo apparente. In casi del genere, sarebbe infatti meglio parlare di legalità democratica, concetto che aiuta a comprendere meglio come l’applicazione del principio di legalità possa correggere le patologie del consenso elettorale quando esso venga artatamente condizionato. E dico questo senza voler esprimere giudizi sul “caso Salemi”, ancora oggetto delle valutazioni del Ministro dell’Interno.

È chiaro, d’altra parte, che provvedimenti come lo scioglimento dei consigli comunali “infiltrati” ed il relativo commissariamento statale sono provvedimenti traumatici, in quanto repressivo-punitivi al pari di quelli giudiziario-penalistici. Provvedimenti, cioè, che testimoniano il fallimento della politica. E quello di cui si ha bisogno, invece, è un diverso protagonismo della politica, capace di prevenire certi rischi. Ben vengano, allora, i codici etici che la politica ed i partiti devono darsi individuando criteri obiettivi che, in nome della trasparenza, preservino il più possibile le liste sottoposte all’elettorato e quindi le istituzioni da eventi traumatici di tal genere, che non fanno altro che incrementare la disaffezione dei cittadini per la politica. Se si vuole favorire un recupero di autorevolezza da parte della politica e delle istituzioni tutte, è questa la strada maestra.

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    Unico partito ad usare il ” codice etico ” per i suoi candidati è Futuro e Libertà, misureremo quanto sia sentita la voglia di essere rappresentati da amministratori moralmente ineccepibili.

    Unica speranza l’elettorato libero quello non strutturato, quello che si è allontanato dalla politica ma è attento a ciò che accade.

    Spero che chi aveva già deciso di restare a casa cambi idea e partecipi al voto.

    “Se si vuole favorire un recupero di autorevolezza da parte della politica e delle istituzioni tutte, è questa la strada maestra.” Ineccepibile. Ma questa strada maestra non può percorrere soltanto le contrade della politica, però. Essa deve essere l’universale nastro trasportatore di trasparenza su cui “i codici etici” tutti, anche quelli che vanno appuntati sulle toghe dei magistrati (e non soltanto gli altri che vengono sempre più imposti dalle emergenze giudiziarie in corso nel campo politico), dovranno trovare posto. Altrimenti, e un volersi tirar fuori dalla emergenza Italia, per superiorità genetica. Insomma, la storia è sempre quella: chi sbaglia paga. Perché fino a quando esisteranno zone franche, ogni casta vorrà ritagliarsi la sua fetta di impunità. E la guerriglia sarà permanente, sulle palude dello Stivale.

    Dottor Antonio Ingroia,

    Lei propone una problematica così CRUCIALE da meritare di essere posta in maniera eloquentemente CHIARA. Non mi sembra, purtroppo, che Lei sia riuscito in questo obiettivo. Noi ci troviamo, in Italia, di fronte ad una contraddizione giuridica così plateale da gridar vendetta: perseguiamo, cioè, – per collusione mafiosa – amministratori pubblici che “ricevono” i voti dalle varie cosche mafiose ed, al contempo, NON perseguiamo – sempre per collusione mafiosa – gli elettori che “rassegnano” i loro voti agli ordini delle medesime cosche mafiose.

    Mi domando: ma è questa una barzelletta? Deve esserlo per forza, perché è inconcepibile che una squadra di pompieri sia divisa in due parti: una impegnata nello spegnimento delle fiamme, e l’altra, al contempo, impegnata nell’alimentarle.

    Gli elettori “collusi con le mafie” sono la FONTE delle fiamme della corruzione a tutti i livelli dell’Amministrazione Pubblica. Perché non si attaccano le fiamme alla fonte, revocando il diritto di voto? E ripristinarlo solo a conseguimento, da parte del Cittadino, di una certificata COSCIENZA CIVICA che lo riabiliti all’esercizio legittimo della Democrazia?

    Sarebbe oltremodo interessante – e per me motivo di riconoscenza – che Lei continuasse a disquisire su questa specifica tematica rispondendo agli interrogativi da me posti.

    Molto cordialmente,

    jb Mirabile-caruso.

    Comè si può affermare la democrazia se il consenso popolare viene meno, dall’azione giudiziaria. Significa credere che in un paese la metà degli elettori sono mafiosi oppure ricattati dalla mafia. E se a comandare fossero gli altri, che non sono mafiosi???? cosa potrebbe cambiare??? forse godono della fiducia dei ” Magistrati”.Anche tra le istituioni, delegati al controllo, esistono le infiltazzioni. Quindi sarebbe meglio guardare anche a casa propia.

    Con grande dispiacere ho letto quanto scritto da “jb Mirabile-caruso”.
    Io non voglio giustificare chi si è macchiato di porcherie come quelle a cui si sono prestati non pochi cittadini palermitani, ma capire si! ad es.: ora, fermo restando che il voto di scambio affligge anche la borghesia media ed alta, per via degli intrecci economici e clientelari che non credo abbiano bisogno della mia illustrazione, io non credo sia giusto porre sullo stesso piano il politico ed il singolo cittadino quando il primo chieda al secondo il voto, potendo promettere al cittadino mari e monti, muovendo da una condizione di forza connessa alla sua posizione attuale ovvero a quella per cui concorre, e confidando spesso in uno stato di necessità oggettiva del suo interlocutore.
    Mi verrebbe da dire che se le ns. collettività saranno capaci di prendere atto delle sfide che vengono dalle nostre periferie, forse in futuro il voto di scambio in quelle aree potrà essere contrastato. Non sarei così ottimista per quel che concerne il voto di scambio che insozza cospicue parti della borghesia nazionale.
    Per quanto concerne la sua idea di togliere il voto a chi “secondo Ella” nel suo ragionamento non lo merita, la invito a rileggere le pagine di storia ed il prezzo di vite umane pagate per poter conquistare il suffraggio universale, tuttora meta non conseguita in tante parti del mondo nell’anno 2012.

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