Quella madre coraggio |che lotta contro la povertà

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25 Settembre 2011, 09:13

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“Io ho una bambina di quattordici mesi e una di tre anni. Mio marito è disoccupato da due anni e io non posso lavorare. I politici vengono qui solo quando hanno bisogno di voti. E poi? E poi siamo soli”. Eppure non parla con disperazione Maria Concetta Sarcona, sembra una donna forte, almeno al telefono. Non c’è nessuna autocommiserazione nella sua voce. Tiene il tono alto, e non le sussurra le parole, le scandisce, e con grande dignità ci spiega la sua situazione.

Ci racconta però che non sa più come fare, e lo ripete tre volte, perché proprio non lo sa come fare. Suo marito ha 45 anni e nella sua vita ha fatto il magazziniere, l’operaio, il manovale, il muratore, l’elettricista. Non gli importa il tipo di lavoro, adesso gli basterebbe solo averne uno, uno qualsiasi. Un altro, magari l’ultimo.

“Abbiamo provato anche a mandare i curriculum a Roma, a Milano ma niente. Siamo iscritti in tutte le agenzie del mondo, abbiamo provato in tutti i modi, ogni giorno ci leggiamo gli annunci, telefoniamo, mandiamo email, ci presentiamo nei centri commerciali. Da due anni”- e lo ripete. E niente. Com’è possibile? Vorrei sapere solo com’è possibile? Noi vogliamo solo lavorare, dobbiamo aspettare di essersi raccomandati da qualcuno?”.

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Solo per un brevissimo periodo suo marito aveva trovato un lavoretto, ma è durato poco. “Io so solo che non voglio più essere costretta a chiedere aiuto a nessuno” dice Maria Concetta. “Io lo vorrei dare l’aiuto magari, non elemosinarlo. Come ho sempre fatto d’altronde: io sono sempre stata una di quella che portava le coperte a Biagio Conte. E ora?”. I padroni della sua casa in affitto ad Altofonte le hanno detto che se continua a non pagare la sfratteranno. Maria Concetta e suo marito non lo pagano da 8 mesi.

E poi ci racconta che lo sa, non sono i vestiti che si rimpiccioliscono, ma le sue figlie che vanno crescendo, è preoccupata perchè non ne hanno più e non sa come fare: “Vorrei potermi dire “ora esco e le compro una magliettina nuova, della misura giusta”. Ma non posso. Qualche volta chiedo alla mie amiche se hanno qualcosa che non va più alle loro figlie, magari sta alle mie. Ma non sempre va bene. E poi non me ne sono restati neanche tanti di amici, molti si sono allontanati: mi chiedevano sempre: “Ma come fate tu e tuo marito?”. Ma che domande sono, dico io? Non pretendevo un aiuto economico ma almeno una parola di conforto, sì. Almeno quella. Ho avuto vicini solo i miei parenti, e i miei genitori che mi hanno aiutata, ma anche loro hanno problemi. Non è facile per nessuno”.

Maria Concetta ci confessa che sopravvive solo grazie alla Caritas. “Mi danno la pasta e lo zucchero, e i pannolini. Ma non bastano. Vorrei che le mie figlie mangiassero anche la carne ogni tanto, come sarebbe giusto”. E poi ci sono le bollette da pagare e soprattutto i debiti. “Io non voglio nessun favore. Voglio solo lavorare e comprare ciò che serve alle mie figlie. E non chiedere più niente. A nessuno”.

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25 Settembre 2011, 09:13

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