La relazione dell’assessorato: | “La sala operatoria non era chiusa”

di

28 Agosto 2009, 18:50

4 min di lettura

La chirurgia e la sala operatoria dell’ospedale Santo Stefano di Mazzarino non erano chiuse, il personale non era in ferie e garantiva i normali turni di reperibilità notturna sufficienti per intervenire in caso di urgenza. Filippo Li Gambi, il giovane rimasto vittima di un grave incidente stradale, è stato soccorso prontamente da un’ambulanza del 118, preso in carico dal medico di guardia dell’ospedale di Mazzarino che ha allertato immediatamente il chirurgo e l’anestesista.
Il giovane è rimasto 53 minuti all’ospedale di Mazzarino, poi è stato trasferito al Sant’Elia di Caltanissetta dove è arrivato 40 minuti dopo, alle 00.30. Il decesso è avvenuto, oltre due ore dopo, alle 2.40 nella sala operatoria del Sant’Elia di Caltanissetta.
Sono questi i primi dati che emergono dalla relazione dei funzionari dell’assessorato regionale alla Sanità che hanno effettuato l’ispezione immediatamente disposta dall’assessore Massimo Russo.

L’assessore Russo: “Montato un caso su un dato falso”
– “La ricostruzione – spiega l’assessore Russo – chiarisce con precisione la sequenza di quanto accaduto. Un fatto, purtroppo, rimane certo: un giovane è morto dissanguato e questo non è ammissibile. Spetterà alla magistratura accertare le eventuali responsabilità personali di coloro che sono intervenuti in questa vicenda, verificando la correttezza dei comportamenti posti in essere. Rimane confermato, come già anticipato ieri, che è stato montato un caso nazionale sulla base di un dato falso: la sala operatoria, infatti, era funzionante, il chirurgo è regolarmente intervenuto e gli stessi medici del Santo Stefano hanno avuto un corretto approccio metodologico, quello cioè di stabilizzare il paziente e trasferirlo nel più vicino ospedale attrezzato per le emergenze di terzo livello. L’ospedale di Mazzarino, infatti, è un piccolo ospedale che non ha i requisiti per trattare casi di estrema complessità. In ogni caso, quanto successo conferma che è indifferibile il rinnovamento del modello sanitario che prevede di razionalizzare la rete ospedaliera, concentrando le eccellenze negli ospedali di alta specializzazione  e potenziando la rete territoriale e quella del sistema di emergenza urgenza. Ovviamente l’assessorato intraprenderà tutte le iniziative possibili, non solo per perseguire le responsabilità al livello che ci compete ma per impedire che quello che è accaduto possa ripetersi in futuro. Di certo questa vicenda non ha nulla a che vedere con i provvedimenti adottati per la riorganizzazione del sistema sanitario, che peraltro non sono ancora stati eseguiti. Faccio appello al senso di responsabilità della classe politica e degli organi di stampa affinché le doverose critiche restino sempre saldamente agganciate ai fatti, che rimangono gravissimi e che non possono essere oggetto di strumentalizzazioni o speculazioni”.

Articoli Correlati

I tempi del soccorso
Sono trascorsi appena sette minuti tra la chiamata di un passante al 118 (ore 22.50) e l’arrivo del paziente al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano (ore 22.57). Al Santo Stefano vengono messe in atto le manovre medico-assistenziali finalizzate alla stabilizzazione del paziente, apparso subito in gravi condizioni per la copiosa perdita di sangue dovuta a una frattura esposta della tibia.
I sanitari intervenuti, proprio a causa della gravità della situazione, contattano il Sant’Elia di Caltanissetta (abilitato alle emergenze di terzo livello) dove sono presenti le unità operative competenti per la gestione appropriata di un simile caso. Nei 53 minuti di permanenza al “Santo Stefano” (tra le 22.57 e le 23.50) viene effettuato il prelievo per emocromo, avviata la consulenza anestesiologica e chirurgica, effettuata sia la terapia antidolorifica del caso che quella per il riequilibrio emodinamico del paziente ivi compresa la emotrasfusione, e viene legata la radice della coscia con cinghia di contenimento e applicato il laccio emostatico al di sotto del ginocchio.
Alle 23.50 il paziente viene trasportato al Sant’Elia di Caltanissetta in autoambulanza, con l’assistenza del rianimatore, del chirurgo e di due infermieri, dove arriva dopo 40 minuti, alle 00.30. Al pronto soccorso del Sant’Elia di Caltanissetta viene richiesta la consulenza rianimatoria, vascolare ed ortopedica e disposta l’esecuzione di una Tac e di esami radiografici.  Filippo Li Gambi entra in sala operatoria alle 2.10. Il decesso avviene alle 2.40.

La relazione degli ispettori
Secondo quanto scritto nella relazione “non si evincerebbero elementi di inadeguatezza nella valutazione da parte degli operatori circa la tempistica del soccorso” avvenuto a Mazzarino e “risulterebbe giustificata la valutazione dei sanitari in ordine al trasferimento in emergenza del paziente” all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, non essendo quel tipo di struttura la sede  appropriata per un intervento di tale complessità.
Tuttavia, è precisato nella relazione, “nella tempistica finalizzata alla stabilizzazione del paziente e al trasporto al Sant’Elia non emergerebbero disfunzioni di particolare rilievo”. Il trattamento del paziente al Sant’Elia di Caltanissetta, è scritto nel documento, “presenta sotto il profilo cronologico e della sequenzialità aspetti che meritano un ulteriore approfondimento, al fine di valutare il modo in cui i diversi fattori causali o contribuenti potrebbero avere influito sull’esito finale”.
La relazione, alla quale sono allegati numerosi documenti acquisiti nei due ospedali, è firmata da Renato Li Donni, responsabile del “servizio programmazione ospedaliera” dell’assessorato, da Giuseppe Murolo, responsabile del servizio “qualità, governo clinico e sicurezza dei pazienti” e da Francesco Carullo, direttore dell’unità operativa di “medicina e chirurgia di accettazione e d’urgenza” del Gravina di Caltagirone.

Pubblicato il

28 Agosto 2009, 18:50

Condividi sui social