La strategia dell’arancino padano | Salvini, attenzione al reflusso…

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30 Dicembre 2018, 13:36

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Chi fermerà mai – sempre che qualcuno ci provi – Matteo Salvini che regna sui livori in corso di un Paese in ginocchio, governandolo con lo sciroppo del messaggino basico in sospetto di rivalsa?

Chi fermerà il padanissimo stomaco di ferro che banchetta con primi dall’aspetto sperimentale, passando per la Nutella, infine approdando all’etneo arancino, senza che il Gaviscon bussi mai alla porta?

E ce lo fa sapere, Matteo Nostro, mica come quelli, gli odiati padroncini della casta, che mangiavano di soppiatto senza sottoporsi al giudizio gastro-estetico dei social. In tutto, Egli, l’Unto dal rancore (altrui), si rispecchia nel canone del populismo da manuale che prevede un perenne contatto oculistico tra il leader e, appunto, il popolo. Non si lascia perdere mai di vista Matteo. E chissà che l’evoluzione della specie e della comunicazione non ce lo mostri, un bel dì, affaccendato in privatissime attività corporali mattutine. Del resto, arriverebbe secondo: qualcuno ha già provveduto.

Comunque non c’è chi possa tenere il passo del ‘Capitano’, nomignolo benevolo appioppato dalla fantasia, ovviamente, popolare, a metà fra la trincea e il calcio di rigore. Non parliamo del Pd che ormai nell’elettorato, al semplice accenno, fa l’effetto del conte Dracula in Transilvania. Ti viene subito di afferrare una coroncina d’aglio o l’ultimo ‘vaffanculo’ rimasto sullo scaffale. Ma nemmeno tra i suoi pari si scorgono concorrenti attendibili. Poiché – si dica con l’ironia di un sorriso – il premier Conte al confronto, sembra un onesto sergente di fureria con l’unico compito di siglare licenze decise altrove; mentre il vicepremier Di Maio – si dica con la doppia ironia di un sorrisone – ricorda un po’ la fresca e rigogliosa giovinezza mediatica, protagonista di certe imprese di Boncompagni: lo show va a meraviglia finché l’auricolare regge.

E lui – il Capitano, Matteo, l’Unto, etc etc – ci sguazza da par suo, perfezionando l’implacabile meccanismo del consenso che lo stringe senza dargli tregua, per cui, se pure confessasse di avere avvelenato Biancaneve con una mela verde, si formerebbero comitati civici spontanei per esiliare i sette nani, previa chiusura dei porti. E il peggio lo sperimenterebbe Dotto, con quella fisionomia da segretario del Partito Democratico in pensione che si ritrova.

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Dunque, ci sguazza – splendidamente, magnificamente – Matteo. Che si reca alle pendici dell’Etna, per consolare, nonché provvedere, nelle ore terribili del terremoto. Poi scolpisce, in parole ed effigie, l’immancabile scultura social: “Non potevo lasciare Catania, dopo la riunione sul terremoto in prefettura e un’ora di passeggiata in centro in mezzo alla gente, sente provare un arancino al ragù!. Che dite, il Pd mi attaccherà?”. L’arancino è padano. Rosiconi? Tiè!

Il gioco si rivela abbastanza scoperto, ma funziona per l’insipienza del prossimo. Egli ‘provoca’ e percula. L’avversario ribatte. E si becca lo scaracchio di ritorno collettivo: Sciagurati, lo criticate per l’arancinetto o la Nutellona dopo i pasticci che combinaste? Ogni volta il leader ci scommette; ogni volta vince a mani basse. Dice: ma non ci arrivano? Bè, ragazzi, sono del Pd…

Tuttavia, modestamente suggeriremmo: Matteo non esagerare. Hai mai sentito parlare degli dei e dei miti corrispondenti? Essi avevano e hanno mantenuto il vezzo di castigare la presunzione degli uomini con atroci cadute che seguivano luminosissime ascese. Ti ricordi dell’altro Matteo R. (Renzi), Matteo? Pure lui, l’Unto dal Giglio sembrava il monarca indiscusso di una popolazione di sorrisi e boy scout. Gli è andata male perché non ha mantenuto le sue promesse di rinnovamento, anzi, di ‘rottamazione’, ma soprattutto perché, un bel dì, è apparso tale e quale il troppo che stroppia. La sua pervasività, la sua sicumera, ai confini della tracotanza politica, e la sua chiassosa onnipresenza lo hanno sconfitto, rendendolo a tanti insopportabile. La gente non ne poteva più. Lo incrociava per sbaglio e cambiava canale. Uno spietato reflusso, foriero di acidità.

Ecco, Matteo S., il dio degli arancini non voglia che lo stesso accada a te. Nessuno sa mai in anticipo quando trabocca la goccia eccessiva, quel troppo che stroppia. Se succede, ormai, purtroppo, è già successo. E non c’è balsamo che tenga.

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30 Dicembre 2018, 13:36

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