Lavoro Sicilia verso la chiusura |Incerto il futuro dei dipendenti - Live Sicilia

Lavoro Sicilia verso la chiusura |Incerto il futuro dei dipendenti

I sindacati chiedono un intervento a Baccei

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PALERMO – I documenti finanziari sono ormai pronti per il Tribunale: l’ente Lavoro Sicilia s.p.a. si avvia inesorabilmente verso il fallimento. Un’altra pagina nera nel disastro delle società partecipate della Regione. Un passo che, come ha detto il legale rappresentante del socio unico, Grazia Terranova, all’ultima assemblea dei dipendenti, non è più procrastinabile. E davanti all’inerzia della Regione, il liquidatore, Giovanni Ravì, non ha altra scelta, anche se sa bene che una società pubblica non può semplicemente fallire come una qualsiasi attività privata. “Ma la giurisprudenza su questo tema non è univoca”, spiega, annunciando la presentazione dell’istanza di fallimento entro l’inizio della prossima settimana.
Lavoro Sicilia sprofonda verso la chiusura, quindi, di fronte alla rabbia e alle paure dei dipendenti, senza stipendio da dieci mesi ormai ma con attività ancora in piedi da portare avanti, come per esempio la rendicontazione del progetto PTTA 85, di cui ci siamo occupati su Livesicilia dopo l’abbandono dell’Azienda regionale delle foreste. Ma soprattutto i nove dipendenti di Lavoro Sicilia non riescono a spiegarsi come mai la Regione non affronti il problema, anche di fronte alle soluzioni più ovvie. “Siamo soltanto nove – dicono – è vero, ma non per questo meritiamo di essere le prime vittime della macelleria sociale”.
Nelle piante organiche delle società partecipate “messe in salvo” dalla Regione, perché considerate strategiche, pare ci sia posto per tutti i dipendenti delle altre società messe in liquidazione. Lo hanno spiegato i sindacati ai rappresentanti del Parlamento e del Governo regionali nell’ultima seduta della Commissione Bilancio dell’Ars che li ha riguardati. E i posti liberi sarebbero addirittura superiori al numero di dipendenti che sono stati iscritti nell’albo unico del personale delle società partecipate in liquidazione.
Sembra manchi, però, la volontà politica di affrontare e risolvere il problema. “Abbiamo spiegato all’assessore Alessandro Baccei – dice il sindacalista Nino Drago, del Coordinamento regionale Enti e Partecipate della Cisl – che questo non è un caso senza soluzione, che serve soltanto un po’ di buona volontà da parte del governo per sbrigare quelle formalità burocratiche che sono necessari per il trasferimento del personale da un ente all’altro”.
Ecco l’elenco dei possibili trasferimenti che potrebbero tamponare l’emergenza delle partecipate e trovare un’occupazione per i 29 iscritti dell’albo unico. L’Irfis, per esempio, ha esaminato e selezionato tra i dipendenti del Ciem undici candidati che potrebbero sopperire alla carenza di organico più volte denunciata al socio unico. Carenza che non può essere stata risolta, nonostante il mancato via libera ai trasferimenti, per via del blocco delle assunzioni che vige sulle società partecipate. Esiste un corposo carteggio tra Irfis e assessorato al Bilancio sul tema, ma il cambio continuo di assessori ha seppellito le carte sotto altre mille questioni. Altri tre dipendenti del Ciem sono già in comando presso Sicilia e Ricerca e l’ente ha già dato la propria disponibilità a trattenerli: ha commesse fino al 2020 e un bilancio senza problemi di liquidità.
Sicilia e-Servizi ha scritto alla Regione che sarebbe stato possibile aggiungere al proprio personale altre sette unità, dopo l’approvazione del nuovo piano industriale. Piano che l’assessorato ha bocciato. E poi c’è Sicilia Patrimonio Immobiliare, finito sotto i riflettori dopo l’ennesima denuncia in Procura del governatore Rosario Crocetta: nella pianta organica della partecipata ci sono 22 disponibilità di contratti co.co.pro, ma attualmente ce ne sono soltanto sette. Insomma, considerando che i dipendenti delle Terme di Sciacca verranno “venduti” con il prossimo contratto di privatizzazione, nelle Partecipate sane della Regione c’è spazio anche per chi resta fuori da quelle in liquidazione.
Una soluzione, quella dei trasferimenti, che permetterebbe, quindi, di risolvere il problema almeno temporaneamente, in attesa di una legge organica di riordino del settore delle Partecipate. Una soluzione sicuramente produttiva per la Regione che pagherebbe questi 29 lavoratori per il loro lavoro, piuttosto che rimanere a casa in attesa di sistemazione. “E anche una soluzione più vantaggiosa per la Regione – assicura Drago – perché il danno per le casse regionali sarebbe più serio se queste persone decidessero di ricorrere al giudice amministrativo”.


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Commenti

    Dobbiamo chiuderle tutte queste partecipate, covo di raccomandati e di voti, che hanno ogni mese tra affitti per i locali e stipendi perdite milionarie. Basta chiudiamole non possiamo campare con le nostre tasse tutti questi inutili signori, dobbiamo dare tutti i servizi ai privati, in modo che le aziende private incomincino ad assumere e fare lavorare sul serio i lavoratori, non come nel pubblico dove l assenteismo regna padrone.

    Fate tutti causa e gli chiedete i danni a questi fantocci messi lì dalla politica!

    annalaura: pagherai anche tu le spese legali, fidati!

    Annalaura, conosci qualcuno di loro per giudicarli “inutili signori”? Da come parli sembrerebbe di si, perchè solo se a conoscenza dei fatti, puoi permetterti di giudicare. Altrimenti vivi di qualunquismo e giudichi senza sapere! Conosco persone che sono li non supportate da alcun politico. Pertanto, ti consiglierei vivamente di informarti prima di parlare.

    ma dove sono ste aziende private…? tutte colluse e in cerca di appalti pubblici…chiudiamo pure tutti gli ospedali e le chiese (per via della pedofilia) non dimentichiamo le scuole e le università, tutti alla CEI o alla LUISS. Una cosa è accusare i politici di non saper governare e gestire il patrimonio pubblico una cosa è richiedere la chiusura di tutto ciò che e pubblico…però i politici li hai eletti anche tu o no?….ora siamo tutti Grillini…..ora ci vuole vaffa….

    Solo IGNORANZA = la condizione dell’ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza. Può altresì indicare lo scostamento tra la realtà ed una percezione errata della stessa.

    Scagli la prima pietra chi non ha peccati.
    Sono sicuro, e dico sono sicuro che chiunque di quelli che hanno criticato queste persone infilate e imboscate sia nelle società partecipate che negli enti pubblici Siciliani, avrebbe fatto lo stesso al loro posto.
    Cioè avrebbe approfittato del Politico di turno per infilarsi.
    Purtroppo la verità è che tutti noi Siciliani quando nasciamo abbiamo nel DNA i geni che ci portano ad approfittare di tutto e di tutti, di saltare la fila, di non fermarci all’incrocio, di buttare la cicca della sigaretta a terra, in poche parole non abbiamo rispetto di nessuno e di niente.
    Quello che ci frega è la cultura che non è quella che pensate voi ma è la cultura di fottere il prossimo.
    Evitiamo di criticare questa gente, cerchiamo invece di evitare che questa cultura continui ancora.
    Facciamolo almeno per i nostri figli.
    Come dico sempre ai miei amici per cambiare la mentalità Siciliana e forse Nazionale ci vogliono almeno 2 generazioni e 50 anni.

    P.S.
    Per qualche mal pensatore. Non sono né un pubblico dipendente né un dipendente di qualche società partecipata regionale. Da quando ho terminato gli studi e mi sono Laureato grazie a Dio ho sempre lavorato autonomamente e non ho mai avuto bisogno di Politici.

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