Le mani della mafia su S. Agata

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21 Gennaio 2010, 15:21

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Il senatore del Pd ed ex sindaco di Catania Enzo Bianco è stato sentito, stamane, per oltre un’ora come testimone nell’ambito del processo, davanti ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale, per le presunte infiltrazioni mafiose nella festa di S. Agata, patrona della città.
Bianco era nella lista del pm,  Antonino Fanara, che ha coordinato le indagini, assieme al Procuratore della Repubblica Enzo D’Agata e al sostituto Carmelo Petralia, del Gico della Guardia di Finanza per un’inchiesta sui presunti interessi della famiglia mafiosa Santapaola-Mangion sul complesso dei festeggiamenti agatini. Secondo l’ipotesi dell’accusa, la mafia avrebbe messo le mani sulla festa, in particolare come affermazione di potere sociale. Per la Procura il condizionamento sarebbe avvenuto attraverso il Circolo S.Agata, che gestisce le uscite e le fermate del fercolo con il busto reliquiario della Santa Patrona e delle Candelore, ceri di legno portati a spalla che vengono fatti  ‘annacare’  durante la processione. La Procura ritiene che la gestione della festa per la ’famiglia’ fosse più importante sul fronte dell’affermazione del potere che per il profitto generato dalle  ‘fermate’ davanti a certe bancarelle piuttosto che altre.
Il comune di Catania si è costituito parte civile nel processo, a carico di sette imputati, accusati di associazione mafiosa finalizzata a ottenere ingiusti vantaggi nell’ambito della festa.
Imputati sono Nino Santapaola nipote del boss Benedetto, il figlio minore di quest’ultimo, Francesco, Salvatore Copia e quattro esponenti della famiglia Mangion, Enzo, Alfio, Vincenzo e Agatino. Di concorso esterno è accusato l’ex presidente del circolo S. Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà.
Durante la testimonianza di Bianco, nell’ aula “Italo Santoro” sono venuti fuori due nomi: monsignor Lanzafame, ex parroco della Basilica della Collegiata, dove è ospitato uno dei principali circoli agatini, il quale –a sentire Bianco- avrebbe lui rivelato, nel 2005, di aver rifiutato ad iscritti del circolo l’uso dei locali per attività non specificate. Lanzafame non fa nomi, ma esprime l’esigenza di difendere l’onorabilità del circolo stesso, applicando un maggior rigore nelle scelte al suo interno. L’altra fonte è il commendatore Luigi Maina, cerimoniere delle feste agatine, che avrebbe in un primo tempo criticato alcune affermazioni del senatore sulla gestione della festa, per poi confermarle parzialmente. Il riferimento era alla festa di S.Agata del 2004 e 2005.
“All’inizio il commendatore Maina –ha dichiarato ai giornalisti Bianco- forse perché gli era stato riferimento male, si era lamentato del fatto che io avessi attaccato la festa di S.Agata.  Io la festa di S.Agata l’ho difesa al contrario, per la ragione semplice che non volevo che ci fossero interferenze. Evidentemente, Luigi Maina, che conosce molto bene la festa, sa naturalmente che le mie affermazioni non erano infondate”.
Le altre dichiarazioni di Bianco fanno riferimento ad una lettera anonima e a sfoghi di cittadini che lamentavano l’eccessivo protrarsi dei tempi della processione. In un episodio ci sarebbero stati dei fuochi d’artificio non autorizzati imposti –secondo l’ipotesi dell’Accusa- in onore di un Mangion. Dichiarazioni inutilizzabili –hanno sostenuto in aula alcuni legali degli imputati- in quanto generiche.
“Sono particolarmente legato alla festa di Sant’Agata –ha aggiunto Bianco parlando con i cronisti- è  una delle cose più belle della nostra città, c’è una partecipazione popolare intensa, tutti i cittadini di qualunque ordine sociale, di qualunque età partecipano alla festa di Sant’Agata con grande intensità e proprio quando da più parti mi è stato detto che c’erano pesanti interferenze mafiose nei confronti della festa io ho ritenuto che fossi mio dovere di denunciarlo”.
Prossima udienza l’ 11 febbraio, quando sarà il turno dell’ex  “capovara” Alfio Rao, ma il percorso processuale, con numerosi testi da sentire, è ancora lungo.

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21 Gennaio 2010, 15:21

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