Liverani, il sarto che cuce| il vestito per l’Europa

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25 Ottobre 2008, 12:34

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Come recita la versione siciliana di Wikipedia, Fabio Liverani: “E’ nu jucaturi di palluni talianu di matri sòmala e patri talianu ca joca comu centrucampista cintrali nnû Us Palermu, unni è videmma capitanu” (provare per credere, c’è scritto così). Perfetto. Semplice. Perentorio.

C’è dell’altro? Veramente sì, ci sarebbe dell’altro. Bisogna appena aggiungere che il suddetto è colui che ha preso i rosanero per mano e li ha condotti alla fine della traversata nel deserto. Colui che ha ridato il gioco a una formazione spaurita che il medesimo aveva smarrito, disperando di ritrovarlo in futuro. E’ bastato acquistare “Il somalo” per piazzare nella zona nevralgica del campo un ago che cuce a meraviglia. Intorno, scorrono veloci lembi ruvidi o lisci di partita. Fabio aguzza le pupille, scruta il metraggio e li acchiappa. Un attimo dopo, la stoffa è diventata vestito. Il groviglio confuso si è appianato in un disegno armonico e coerente.
Uno così mancava dai tempi di Corini e non è un caso che al “Genietto” sia stata affidata la rinascita della bottega di Zamparini, come il Genio fu la chioccia premurosa del primo parto. La ginecologia sportiva è una scienza complessa. Ci vuole la levatrice giusta. Intorno ai piedi di Eugenio, il Palermo, appunto, nacque. Intorno agli occhietti acuti di Fabio, le macerie di un tempo hanno perso asperità e rudezze, per diventare una costruzione coesa. Eppure, parliamo di personaggi caratterialmente lontani. Il riflesso di un’attitudine diversa si specchia logicamente nel modo di comandare la gara. Eugenio era un garibaldino al “Barbera”. Uno con la baionetta del coraggio sempre innestata. Segnava all’occorrenza. I suoi lanci erano colpi di cannone e di artiglieria. Fabio preferisce l’arma bianca. Danza alla stregua di uno spadaccino. Tocca senza pietà e riparte. Corini randellava. Se proprio era necessario, tirava su le maniche e si calava nell’osteria dei tackle e dei falli tattici, pronto a contendere la preda a un qualunque Gattuso. Liverani si materializza quando meno te l’aspetti. Ti frega con l’agilità. Mentre ci pensi, lui già corricchia con quelle sue gambette da mezzofondista keniota. Il cervello è rapido. Invano, tenterai di riprendergli il pallone.
Un Fabio Liverani mancava al Palermo. Ce ne siamo accorti tardi, quando finalmente è sbarcato per mettere ordine. Talvolta, il suo lavoro di sartoria è oscuro. La gente, che preferirebbe l’assalto suicida a petto in fuori, si spazientisce. Lui, il “Genietto”, è come quel condottiero antico: un temporeggiatore. Attacca in superiorità numerica. Non accetta lo scontro in campo aperto. Ama la guerriglia, la guerra di corsa, l’agguato.

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Finora, i risultati si sono visti. Grazie al suo acume (ora che la questione è risolta, naturalmente, tutti dicono che era una roba da niente) Ballardini ha risolto l’astrusa dicotomia con Simplicio, mettendo costui qualche metro più avanti e inventando il rombo magico del Palermo. Così Live e Simply evitano di togliersi aria e metri. Purtroppo, il destino dei sarti è spesso ingrato. Nessuno considera i vestiti che hai confezionato fin qui, per quanto luminosi e perfetti. Tutti aspettano il prossimo, magari per il gusto di vederti scivolare su un colpo di forbici. Il nuovo abito da cucire è un affare serio. Se si azzecca la stoffa giusta, potrebbe risultare adatto per il gran ballo nel castello di Madama Uefa. Ma il sarto stia attento – è l’unico consiglio che ci sentiamo di dargli – agli inciampi del colore viola.

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25 Ottobre 2008, 12:34

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