Cronaca

Spuntini e tatuaggi: Messina Denaro a Palermo. Spuntano altre due identità

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18 Aprile 2024, 19:37

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PALERMO – Il cliente entrò. Doveva fare uno spuntino veloce. Poi tornò qualche altra volta. Anno? Nel 2012 e 2013. Era Matteo Messina Denaro l’uomo che varcò la soglia di una gastronomia in via Gaetano Daita a Palermo. Nessuno sapeva chi fosse. È stato riconosciuto solo nel gennaio 2023, quando la sua fotografia ha fatto il giro del mondo dopo l’arresto. Dal buco nero della sua latitanza spuntano due nuove identità dietro cui si nascondeva il padrino che aveva anche un profilo social.

Mappatura degli spostamenti

La Procura di Palermo continua la mappatura degli spostamenti del latitante. Al suo fianco allora c’era, secondo l’accusa, Andrea Bonafede, ex operaio del Comune di Campobello di Mazara. Lo scorso novembre è stato condannato a 6 anni e 8 mesi di carcere per favoreggiamento aggravato, ma i pm Gianluca De Leo e Pierangelo Padova hanno presentato appello ritenendo che faccia parte di Cosa Nostra e meriti una pena più pesante.

I tatuaggi

Lo dimostrerebbe il fatto che già una dozzina di anni fa si spostavano insieme in giro per Palermo dove il latitante era di casa. La mappatura è ancora in corso. In città il capomafia trapanese ha fatto anche tre tatuaggi al petto e agli avambracci: le scritte “tra le selvaggi tigri” e “ad augusta per angusta” (tradizione: al successo attraverso le sofferenze) e la data “VIIIXMCMLXXX1 (8 ottobre 1981)”.

A casa di via Cb31, ultimo covo del padrino, c’era una lettera conservata dentro il forno. Era indirizzata alla sorella Rosalia e datata 14 febbraio 2022: “Per quei segni che io ho chiamato C, li hai visti e per iscritto ti ho spiegato il significato, non so se li hai visti bene vista la precarietà di tutto. Comunque ora sai che ci sono questi C e ne sai il significato”.

Parlava dei tatuaggi che la sorella aveva potuto vedere. Si deduce, dunque, che si erano incontrati. Dei tatuaggi Rosalia Messina Denaro aveva conservato un promemoria nella stessa gamba della sedia di casa dove i carabinieri hanno trovato il pizzino con le indicazioni sullo stato di salute del latitante. Pizzino risultato decisivo per la cattura.

Il colloquio con le sorelle

Sempre dei tatuaggi il padrino, il 15 febbraio 2023, parlava durante un colloquio in carcere a L’Aquila con le sorelle Rosalia (pochi giorni dopo l’avrebbero arrestata), Bice e Giovanna: “… angusta l’ho fatto a giugno 2012, alla gloria attraverso la sofferenza lo feci per mia figlia quando se ne andò (Franca Alagna e Lorenza, che ha deciso di prendere il cognome del padre, erano andate via da casa Messina Denaro in via Alberto Mario, a Castelvetrano, il 15 maggio 2012)… questa (si riferisce ai numeri romani ndr) è una data per me importante (potrebbe essere la sua affiliazione mafiosa ndr) l’ho fatto sette, otto anni fa”.

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“I tatuaggi li ho fatti in via Rosolino Pilo”, così ha messo a verbale lo stesso capomafia. Il tatuatore prima del 2013 aveva un’attività in via Isidoro La Lumia. Come nel caso della salumeria-gastronomia anche in questa attività commerciale, visto il viavai di persone, era impossibile ricordarsi del volto di Messina Denaro o di quei numeri romani che vanno di moda.

Altri due alias

Nel registro del consenso informato, regolarmente tenuto, c’è traccia del tatuaggio fatto da Andrea Bonafede e dal signor Vito Firreri, un altro alias di Messina Denaro. Un nome di fantasia o forse si è trattato di un vero e proprio furto di identità. A proposito di alias: il padrino si faceva chiamare anche “Averna”. Per la la precisione diceva di essere il dottore Francesco Averna, laureato alla Bocconi di Milano.

Attivo sui social

Con questo cognome lo ricorda il tecnico che andò a riparare la lavastoviglie in via San Giovanni, il precedente indirizzo di Messina Denaro prima di trasferirsi in via Cb31. Lo aveva contattato l’operaio Andrea Bonafede, il quale gli disse che a “suo cugino serviva una riparazione”. Messina Denaro Averna aveva aperto un profilo social. Pochi contatti e la foto di un cagnolino come immagine del profilo.

Lo stragista di Castelvetrano, a luglio 2020, sempre in compagnia di Andrea Bonafede, si è recato in una concessionaria a Carini per comprare una Fiat 500, intestata a Giuseppa Cicio, anziana madre del geometra Andrea Bonafede classe ’63. Tra un aperitivo e un tatuaggio dove è andato, cosa ha fatto e chi ha incontrato Messina Denaro a Palermo dov’era di casa?

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18 Aprile 2024, 19:37

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