PALERMO – La presenza, in questo caso il ritorno, di un Riina a Corleone mai sarà una banalità. Ad alimentare la saga ci pensa Maria Concetta, uno dei quattro figli del capo dei capi. Scarcerata dopo l’arresto nell’ottobre scorso per estorsione aggravata, il Gip di Firenze le ha imposto l’obbligo di dimora nel Comune in provincia di Palermo. Lo stesso da cui mosse l’avanzata di Totò Riina verso il capoluogo.
Giovanni l’assassino
I figli del capomafia stragista hanno dato prova di avere seguito, chi più e chi meno, gli insegnamenti del padre. Giovanni Riina è quello che si è distinto. Ha abbracciato in pieno la causa mafiosa. Resterà in carcere fino alla fine dei suoi giorni. Lo hanno condannato all’ergastolo per degli omicidi commessi nel 1995.
Tutta colpa del padre. “Fagli vedere come si fa”, gli diceva Totò Riina per dimostrare quanto fosse bravo Giovanni, nonostante la sua manciata di anni, a tenere in mano la pistola. Era una riunione di mafia. E quel folle gesto gli rimase dentro. La sua carriera criminale comincia quando, dopo l’arresto del capo dei capi, la famiglia Riina lascia la bella villa di Palermo per tornare a vivere a Corleone.
Piccoli gesti di esuberanza, poi il battesimo criminale voluto da un altro cattivo maestro, lo zio Leoluca Bagarella. Una corda al collo per strangolare un traditore, uno sbirro. Stringeva forte Giovanni, la vittima non ebbe scampo. Era il 1995. Due anni dopo Riina jr sarebbe entrato in carcere per restarci fino alla fine dei suoi giorni.
Qualche mese fa fatto ricorso contro l’applicazione del 41 bis, ma il tribunale di sorveglianza di Roma ha confermato che deve restare al carcere duro, regime a cui è sottoposto dal 1996.
Riina, la ricchezza di famiglia
Pesa la sua attuale pericolosità sociale e il fatto che la famiglia Riina, benché sulla carta sia priva di introiti economici, continua a vivere senza alcuna difficoltà. Segno che “l’ingente patrimonio illecito accumulato nel corso degli anni” resta solido nonostante l’arresto e la morte del padre nel 2017. “Se recupero pure un terzo di quello che ho, sono sempre ricco”, diceva Totò Riina in carcere, intercettato dalla Dia.
Salvuccio condannato per mafia
Maria Concetta a Corleone ritrova il fratello e terzogenito Giuseppe Salvatore, già condannato per mafia. Ha viaggiato in Inghilterra, Francia e Spagna. Di lui si ricordano un libro, con tanto di ospitata nel salotto di Vespa a Porta a Porta nel 2016, le recenti interviste e pure il video di una canzone che lo descrive come vittima e non artefice del proprio destino di mafioso.
“Nelle intercettazioni di allora Salvuccio si rammaricava per la stagione spazzata via dagli arresti: “… di pizzo… allora noi altri oggi neanche possiamo fare l’uno per cento”. Del padre, però, gli erano rimasti gli insegnamenti. Quelli della “linea dura”. Niente pentimenti, “noi ci mangiamo la galera”.
In macchina parlava degli eccidi del ’92: “A maggio ci fu sta strage, a luglio l’altra e poi a gennaio hanno arrestato a mio padre”. E chissà come sarebbe andata a finire se non lo avessero arrestato “perché noi le corna gliele facevamo a tutti – diceva – … e dirgli ‘qua in Sicilia ci siamo noi’, forse da là sopra in poi ci siete voi, ‘ma cca semu nuatri’”. Salvuccio era ben consapevole dell’orrore causato dal padre.
Donna Ninetta Bagarella
La madre, donna Ninetta Bagarella, almeno un figlio maschio lo voleva salvare dal carcere a vita. Così raccontavano nel 2008 alcuni mafiosi. A Salvuccio, “il figlio del corto” era stato detto “di non uscire, non si deve immischiare al di fuori delle cose di casa sua…”.
Lucia la pittrice
Un po’ più riservata è la piccola di casa, Lucia Riina, pittrice e ristoratrice, che il fratello accompagnò all’altare. Certo non brillò in riservatezza quando decise di aprire un bistrò a Parigi. Nome? “Corleone by Lucia Riina”. Non fu un successo commerciale. Dopo un passaggio con il marito Vincenzo Bellomo addirittura in Kazakistan, ora vivrebbero in Piemonte.
Il matrimonio fu celebrato nella chiesa di Corleone, nella piazza che porta il nome dei giudici Falcone e Borsellino. Qualcuno durante la cerimonia si ricordò di chi non poteva esserci: “Il nostro pensiero va per chi non è qui oggi, Salvatore, Gianni, Leoluca”. E cioè Totò Riina, il figlio Giovanni e lo zio Leoluca Bagarella. Tra i presenti Gaetano Riina, fratello di Totò, mafioso pure lui e deceduto nel 2024.
Maria Concetta nei guai assieme al marito
Maria Concetta e il marito Tony Ciavarello prima di finire nei guai giudiziari, hanno vissuto in Puglia e a Malta. Ciavarello nel carcere di Rieti fece uno sciopero della fame per denunciare le lunghe attese per il rinnovo della carta di identità. Nel suo passato ci sono anche delle truffe e delle frodi.
Aveva costituito una società con sede virtuale a Londra che si occupava di varie attività, soprattutto in rete, tra cui la vendita di vini con il marchio Riina, una lotteria on line, l’assistenza a coppie interessate a “divorzi lampo” in soli 40 giorni. Questo servizio veniva offerto con un pacchetto “all inclusive” di appena 7.500 euro.
Adesso gli viene contestata un’estorsione con l’aggravante mafiosa ai danni di due imprenditori toscani. Nessuno della famiglia Riina, neanche a dirlo, ha preso le distanze dal padre.

