Sequestro di beni nel Trapanese | Nel mirino “u prufissuri” Coppola

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14 Novembre 2013, 09:21

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PACECO (TRAPANI) – Sembrava fosse caduto in disgrazia ‘u prufissuri’, al secolo Filippo Coppola, classe 1949, nato in Tunisia ma da sempre residente a Paceco, provincia di Trapani. Da insegnante presso le scuole medie, a preside di una scuola privata e infine a “dipendente” presso la tabaccheria del figlio. E invece le indagini della Dia racchiuse in un rapporto consegnato nel luglio scorso all’autorità giudiziaria hanno dimostrato tutto il contrario. ‘U prufissuri’, secondo gli investigatori antimafia, “è rimasto un pezzo da 90”, come avrebbero provato una serie di relazioni condotte dai carabinieri che lo hanno “fotografato” perennemente a contatto con soggetti anche loro condannati per appartenenza o vicinanza all’associazione mafiosa, come Michele Mazzara e Giuseppe Maiorana, uomini del clan del capo mandamento Vincenzo Virga.

E così dopo una condanna per appartenenza all’associazione mafiosa, sette anni, e una prima misura di prevenzione, adesso è scattato il sequestro dei beni, cui si accompagna una nuova proposta di applicazione della sorveglianza speciale. Tutto al vaglio del Tribunale per le misure di prevenzione, che intanto ha emesso una ordinanza preventiva di sequestro per immobili, conti correnti, libretti bancari e postali, buoni fruttiferi, terreni: valore complessivo tre milioni di euro. Ad eseguire il provvedimento nelle ultime 48 ore sono stati i carabinieri del comando provinciale di Trapani. Il sequestro dei beni ha colpito possedimenti intestati a Filippo Coppola, alla moglie Luciana Mannina, ai figli, Giacomo, Francesco e Rocco, alla nuora Caterina Scianna. Tutti nel tempo titolari e impiegati in attività imprenditoriali dove l’unica regia sarebbe stata quella del più famoso Filippo Coppola.

Appartenente ad una delle storiche famiglie di Cosa nostra trapanese, Coppola è passato indenne tra la vecchia e la nuova mafia, dalle famiglie dei Minore e dei Sugameli a quelle insediatesi con l’arrivo dei corleonesi di Riina. Il mazarese Mariano Agate l’aveva ‘posato’, e a riabilitarlo ci hanno pensato a suo tempo proprio l’attuale numero uno della mafia trapanese, Matteo Messina Denaro, e il suo ex braccio destro, Vincenzo Sinacori, che quando ha deciso di collaborare con la giustizia ha raccontato della disponibilità che Filippo Coppola e i suoi familiari avevano per lui e per altri latitanti, come Messina Denaro, puntualmente accolti nelle loro case della campagna di Paceco.

Di giorno professore presso la scuola media, nel resto della giornata “braccio destro” dei mafiosi. L’arresto negli anni Novanta non interruppe la sua carriera scolastica, anzi una volta libero si trovò assunto come preside presso una scuola privata. Da ultimo il lavoro presso la tabaccheria di uno dei figli, per la Dia “una copertura”: il suo incarico era quello di operare versamenti sui conti correnti dell’impresa del figlio, in questo modo avrebbe giustificato versamenti che sennò non sarebbero stati giustificabili. I carabinieri di Paceco, al comando del maresciallo Paolo Conigliaro, ne hanno messo anche in risalto le abilità economiche. Le caratteristiche produzioni agricole della zona, melone giallo e aglio, sarebbero state “nelle mani” di Coppola e dei suoi figli: un “controllo fin troppo serrato del mercato” tanto, pare, da “determinare i prezzi di vendita”: agricoltori costretti a vendere (ai Coppola) per pochi euro, e di contro inserimento nel mercato a prezzi piuttosto rincarati; mercati di riferimento quelli di Napoli e Foggia in particolare, ma anche esteri come Tunisia e Olanda.

Uomo potente era ed è rimasto ‘u prufissuri’ Coppola: grazie a precise vicinanze politiche avrebbe ottenuto finanziamenti dall’Agea (l’agenzia che si occupa di fondi per l’agricoltura), crediti bancari, opportunità di vario genere. Figlio di un mafioso di Paceco, Gino Coppola, classe 1924, il professore Filippo Coppola nacque in Tunisia nel 1949 perché lì nel frattempo il padre si era trasferito dopo essere sfuggito ad un attentato. In carriera in Cosa nostra si trovò assieme ai fratelli, Rocco, classe 1948, e Girolamo, detto “Mimmetto”, quest’ultimo ‘colletto bianco’, funzionario della Regione uscito indenne dall’unica indagine che lo ha riguardato.

Filippo Coppola si occupava anche di politica. Intercettato quando era in carcere, fu ascoltato interessarsi alle vicende elettorali dell’attuale deputato regionale Paolo Ruggirello, quando questi era candidato al Consiglio comunale di Erice, delle feccende politiche dell’ex vice presidente della Regione, Bartolo Pellegrino: nel movimento da questi fondato, Nuova Sicilia, aveva nel frattempo fatto candidare propri parenti.

* Aggiornamento, ore 11.35

I carabinieri hanno inoltre inviato alla magistratura un ulteriore rapporto sui beni a carico di Coppola. E’ relativo all’ingente ammontare di prestiti e mutui bancari dei quali ha goduto nel corso degli anni anche durante quelli immediatamente successivi al suo arresto e alla sua condanna per mafia. I carabinieri facendo la cernita di questi introiti sono giunti alla ragguardevole somma di 500mila euro. La maggior parte di queste somme sono state erogate dalla banca di credito cooperativo senatore Pietro Grammatico di Paceco. Una circostanza che i carabinieri hanno segnalato alla autorità giudiziaria. “Certamente – ha spiegato il tenente-colonnello Alessandro Carboni, comandante del reparto operativo provinciale dei carabinieri di Trapani – il sequestro di oggi costituisce un preciso segnale per chi delinque. La giustizia non si dimentica di chi nel tempo ha scelto di stare dalla parte delle mafie”.

“Siamo dinanzi ad un soggetto – ha aggiunto il comandante del reparto investigativo provinciale dell’Arma, maggiore Antonio Merola – che ha saputo creare un vero e proprio impero nel settore agricolo”. Filippo Coppola assieme ai suoi figli non nascondeva i suoi interessi per i commerci di melone giallo e aglio, produzioni caratteristiche della zona di Paceco, il sospetto di chi indaga è quello di “avere avuto capacità a creare una sorta di monopolio a proprio vantaggio”. E secondo le notizie che circolano negli ambienti agricoli pacecoti, Coppola attraverso precisi e insospettabili professionisti avrebbe anche cercato di “controllare” le produzioni agricole provenienti dai terreni confiscati, anzi l’ordine in certi momenti sarebbe stato anche quello di far perdere le coltivazioni quando a raccoglierle non erano propri fidati.

“Possiamo immaginare – commenta il colonnello Fernando Nazzaro, comandante provinciale dei carabinieri – che abbia cercato di imporre un monopolio. Non abbiamo dinanzi un soggetto che può essere indicato come capomafia ma indubbiamente un personaggio influente dell’organizzazione mafiosa, il cui patrimonio è risultato ingiustificato rispetto alle sue capacità economiche ufficiali, da qui il sequestro che costituisce l’ennesimo importante assalto ai patrimoni delle cosche”.


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14 Novembre 2013, 09:21

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