Corna, buffoni e rischio bombe | “I Servizi non sono una cosa seria”

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10 Marzo 2016, 21:29

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PALERMO – Inizia con la feroce critica ai Servizi segreti italiani che si occupano solo di “corna” e “marmellata” e finisce dando del “buffone” a chi all’aggettivo segreti aggiunge deviati. Il generale Mario Mori presenta alla Feltrinelli di Palermo il suo saggio ”Servizi e segreti. Introduzione allo studio dell’Intelligence”. Il pensiero dell’ex capo del Sisde, in carica dal 2001 al 2006, può essere così riassunto: se dipendesse dalla capacità dei nostri Servizi di intercettare il pericolo sarebbe molto ma molto probabile che i terroristi venissero a piazzarci una bomba sotto casa; meno male, però, – aggiunge – che “abbiamo le migliori forze di polizia d’Europa che hanno saputo affrontare il terrorismo e la criminalità organizzata”.

La nostra tranquillità dipende anche da un fattore culturale: “Le etnie responsabili dei gesti eclatanti non sono radicate nel nostro territorio. Se volessero organizzare un attentato come in Francia dovrebbero vivere mesi nel nostro Paese. E state sicuri che prima o poi qualche carabiniere si insospettirebbe e li fermerebbe”.

Meno male, dunque, che ci sono le nostre forze di polizia perché neppure i Servizi americani potrebbero aiutarci granché visto che, secondo Mori, “valgono poco, attingono qualcosa perché sono forti numericamente e hanno un budget illimitato”. Un’altra sono quelli inglesi. Il saggio è ricco di aneddoti sui servizi di sicurezza dei principali paesi europei che al cospetto dei nostri, secondo l’autore, sono dei giganti. E non per meriti loro, piuttosto per demeriti dei nostri 007 e dei nostri politici: “In Italia ho conosciuto un solo politico che capiva il nostro lavoro, Francesco Cossiga, tutti gli altri non hanno idea di cosa sia un Servizio e su cosa vogliono da esso. Gli interessa sapere se la moglie mette le corna a un collega o chi ha rubato la marmellata. Il livello è questo”. E non è tutto: “Il premier Renzi è stato in Medio Oriente, ho chiesto a una persona di Palazzo Chigi se avesse fatto una relazione da dare ai Servizi per facilitare le relazioni. Mi ha guardato sbigottito. Allora mi chiedo che ci state a fare, perché spendete i soldi”.

È uno dei passaggi in cui il flemmatico generale si accalora. Accade pure quando sostiene di sentire dire “una montagna di sciocchezze, non sanno nulla dei Servizi. Tutti pensano a Sean Connery”. L’Italia è indietro rispetto a nazioni come Francia e Inghilterra. Le nuove leve andrebbero reclutate tra “i migliori ragazzi delle Università”. Perché i Servizi “servono anche per catturare nuovi mercati economici. Devono essere l’avamposto delle mosse di un governo”.

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Insomma, in Italia si sbaglia tutto, il lavoro degli agenti resta imbrigliato nella rete delle autorizzazioni. Ci si dimentica che sono cosa diversa dalla polizia giudiziaria: “Non si può aspettare giorni per autorizzare una cosa che si deve fare in cinque minuti. Nessuno si prende la responsabilità”. E siamo, dunque, giunti alla rivendicazione di quella libertà di manovra che, secondo alcuni, avrebbero finito per rendere i Servizi non solo segreti, ma pure deviati. Si intuisce che Mori ha scelto di non parlare delle sue vicissitudini giudiziarie: è stato assolto definitivamente per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina e in primo grado per il mancato arresto di Bernardo Provenzano (a breve ci sarà la sentenza d’appello) ed è ancora in corso il dibattimento che lo vede imputato per la cosiddetta Trattativa Stato-Mafia.

Quando il cronista, però, tira in ballo i suoi processi e i dubbi che lui sia stato e sia l’emblema dei Servizi segreti e deviati, Mori affonda: “I servizi non possono essere deviati. Sono un’istituzione. Deviate sono al limite le persone che lavorano nelle Istituzioni”. Poi sbotta: “Buffoni, ditemi chi sono i deviati, i nomi, i cognomi, i fatti… ”. Perché di una cosa Mori si dice certo: “Ho sempre lavorato per lo Stato e non mi sono mai messo una lira in tasca”.

 

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10 Marzo 2016, 21:29

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