Meloni a Niscemi per la terza volta con il capo della Protezione civile

Meloni torna a Niscemi: “In Cdm due programmi di interventi da 75 milioni”

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Terza visita della premier nella cittadina del Nisseno
EMERGENZA FRANA
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7 min di lettura

ROMA – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni a Niscemi per una visita istituzionale, accompagnata dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.

La premier è andata in Municipio intorno a mezzogiorno. Si tratta della terza visita della premier, dopo quelle del 28 gennaio e del 16 febbraio, successive alla frana del 25 gennaio che ha sconvolto il comune nisseno.

Meloni a Niscemi: “in Cdm due programmi di interventi da 75 milioni”

“Siamo qui per dirvi oggi che siamo, in tempi abbastanza veloci, pronti a mettere a terra le risorse” stanziate con il decreto legge di febbraio.

“Domani abbiamo un altro Consiglio dei ministri e vorremmo licenziare due programmi ciascuno di 75 milioni, il primo per la messa in sicurezza del territorio, il secondo per gli indennizzi ai proprietari di case” dell’area colpita dalla frana di Niscemi. “Stiamo facendo la differenza rispetto al 1997 quando gli interventi non vennero programmati”.

“Le cose possono cambiare, non siamo eternamente destinati a rivivere gli errori del passato, non c’è niente che dobbiamo dare per scontato”, ha detto ancora la presidente del Consiglio -. Io sono venuta qui la prima volta il 28 gennaio, sono tornata il 26 febbraio, avevo promesso che qui non si sarebbe ripetuta la vergogna insostenibile di risarcimenti arrivati dopo decenni”.

“Capisco – ha aggiunto Meloni – un certo scetticismo nei confronti dello Stato centrale, mi piacerebbe raccontare una storia diversa. Mi pare che ci stiamo provando, stiamo cadenzando le risposte” e “il nostro lavoro non finisce qui”. 

“Il decreto legge che il Cdm ha approvato il 27 febbraio ha previsto, oltre alle disposizioni generali che riguardavano tutti i territori che erano stato colpiti da Ciclone Harry, anche delle disposizioni molto specifiche – ha spiegato Meloni – per affrontare la questione della frana di Niscemi”.

“In particolare il decreto su questo fronte stanziava 150 milioni di euro per raggiungere tre obiettivi fondamentali: finanziare i programmi di demolizione di edifici pericolosi e che rientrano nell’area della frana, avviare un programma vasto di prevenzione strutturale, riduzione del rischio idraulico e idrogeologico del territorio di Niscemi, erogare i contributi ai cittadini proprietari che sono proprietari di immobili crollati o da demolire per acquistare terreni dove costruire case nuove oppure per comprare case già disponibili a Niscemi o nei comuni limitrofi”.

“50 milioni per indennizzi a Niscemi, il resto per le demolizioni”

“Il secondo programma che il governo vuole licenziare domani serve a riconoscere i contributi ai proprietari di immobili che sono crollati o che sono stati sgomberati e dichiarati inagibili e non possono essere ristrutturati o ricostruiti”.

I fondi “possono essere utilizzati per comprare una casa già esistente, acquistare un’area edificabile e realizzare una nuova abitazione in zona idonea a Niscemi o nei comuni limitrofi, ristrutturare e rendere abitabili ulteriori immobili che sono già nelle disponibilità di chi ha diritto al contributo”. Lo ha spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni illustrando in Municipio a Niscemi i due provvedimenti che saranno approvati domani in Consiglio dei ministri per distribuire i 150 milioni stanziati con il decreto legge di fine febbraio.

“Questo programma prevede uno stanziamento di 75 milioni di euro, al momento la stima che abbiamo dei contributi è di poco più di 50 milioni di euro mentre il resto sarà utilizzato per completare le demolizioni degli edifici crollati o inagibili. Parliamo di una stima perché il definitivo si farà a valle di tutte le istruttorie”. Anche se “non c’è stato un terremoto – ha aggiunto – vogliamo gestire le macerie come se ci fosse stato, con tecniche moderne e attenzione al territorio“.

“Molto lavoro da fare per Niscemi”

“C’è ancora molto lavoro da fare per mettere in sicurezza il territorio e fare quello che è possibile per scongiurare che quello che è accaduto possa ripetersi, per fare ripartire questo territorio, metterlo in condizioni di guardare avanti, di archiviare per quanto possibile la frana”.

“Lo facciamo anche” al di fuori dei due programmi che saranno licenziati in Consiglio dei ministri domani per messa in sicurezza del territorio e indennizzi, “penso al tema della riapertura delle scuole sul quale pure si stanno definendo gli ultimi aspetti per la costruzione di nuove scuole, qui va ringraziata anche la diocesi di Piazza Armerina, la Caritas e tutti coloro che ci stanno dando una mano”. Si tratta di “scuole definitive”, ha aggiunto.

“Servono dedizione, costanza, continuare a lavorare e che continuiamo a farlo insieme. Per noi riuscire a lavorare bene con tutti i livelli istituzionali, su un lavoro per il quale serve anche il punto di vista dei comitati, delle rappresentanze, dei corpi intermedi, fa assolutamente la differenza. Questa condivisione finora c’è stata vi voglio e vi devo ringraziare e confido che continuerà a esserci anche per il futuro”.

Musumeci: “Capire perché per 30 anni chi sapeva non ha agito”

Intanto, dal Festival dell’economia di Trento ha parlato di Niscemi il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci.“Su Niscemi proprio stamattina c’è l’ulteriore impegno del governo”.

“Io ho proposto e il Consiglio dei ministri ha accettato di mettere a disposizione 150 milioni di euro: è chiaro che parallelamente all’azione del governo c’è quella della magistratura e quindi io evito di fare considerazioni perché ho grande rispetto per il ruolo dei magistrati”.

“Bisogna capire perché per trent’anni chi sapeva non ha agito – conclude -, questa è la grande semplice domanda alla quale la magistratura dovrà dare una risposta”.

L’ex governatore Crocetta si avvale della facoltà di non rispondere

Sul fronte dell’inchiesta, l’ex presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta è stato interrogato dai pm di Gela, coordinati dal procuratore Salvatore Vella, che indagano per disastro colposo e danneggiamento.

L’ex governatore si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha presentato una serie di documenti dicendosi disponibile a farsi sentire quando i magistrati li avranno esaminati.

Oltre a Crocetta sono indagati gli ex presidenti della Regione, Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani, gli ex capi della Protezione civile regionale Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale Salvo Cocina, il direttore regionale Vincenzo Falgares, il direttori regionali Salvo Lizio, e Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell’Ati che doveva eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.

Conti, sindaco Niscemi: “In Cdm due in interventi importanti per la città”

“Saranno due interventi molto importanti, quelli che il governo nazionale porterà in consiglio dei ministri. Un primo piano prevede fondi per le demolizioni degli immobili non più recuperabili e risarcimenti per i proprietari che hanno perso le case. Chi ha perso la casa potrà acquistarne un’altra già esistente, acquistare un’area edificabile per realizzarne una ex novo, anche in comuni vicini, oppure ristrutturare immobili già esistenti, per renderli abitabili. Il secondo piano invece è sugli interventi di messa in sicurezza e contenimento del fronte della frana. In totale, sono 150 milioni di euro”. Lo ha detto il sindaco di Niscemi (Caltanissetta) Massimiliano Conti, al termine del vertice operativo avuto con la premier Meloni.

“Abbiamo insistito sulla scuole – continua Conti – riusciremo a consegnare nuovi istituti al posto di quelli non più agibili”.

Le fasi dell’indagine su Niscemi

Questa è solo la prima fase dell’indagine e riguarda la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto impedire o ridurre le conseguenze della frana che a gennaio ha messo in ginocchio Niscemi e che furono stabilite dopo il primo grosso evento franoso del 1997 e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio a tutela degli abitanti.

Nel 1999 fu sottoscritto il contratto di appalto per la realizzazione degli interventi per 12 milioni di euro ma nulla fu fatto. Il contratto con l’Ati che si era aggiudicata la gara si risolse nel 2010.

La seconda fase riguarderà i mancati interventi sulla raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere che fin da subito sono state individuate come causa dell’innesco del fronte di frana.

La terza riguarda la zona rossa, sia quella interessata dalla frana del ’97 che quelle prossime al ciglio già individuate come a rischio molto elevato già nella relazione della commissione nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio. Gli accertamenti verteranno sui mancati sgomberi e le mancate demolizioni, sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni di opere che non dovevano essere realizzate.


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