Mery per sempre, i film e il pesce | I sogni di Maurizio che era Claudio

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27 Gennaio 2019, 14:01

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Maurizio Prollo, attore di classe, ragazzo sensibile, dal cuore sempre in fermento, io me lo ricordo dai tempi della scuola elementare. Entrambi condividevamo, al ‘Rapisardi’, maestre dai capelli bianchi, passaggi segreti a caccia di animali fantastici e giorni incantati. Era uno dei più piccoli tra i suoi fratelli, ma li difendeva tutti come fosse un papà. Somigliava già a Claudio Catalano che avrebbe interpretato in ‘Mery per sempre’, rendendolo un’icona indimenticabile di timidezza e ribellione.

Maurizio lo incontro a Mondello, ogni mattina, che lavora al suo banchetto del pesce, da ambulante regolare, col sole e con la pioggia, con la precisione di chi non vorrebbe mai tradire se stesso, nemmeno nella parte faticosa. Perché non raccontare la sua storia, ora che si avvicina il trentennio del film che indagò sulle dinamiche di un carcere minorile? Il gancio è Mario Cucina, raffinato fotografo di anime, mondellano doc. Una telefonata. Maurì, ci vediamo per un caffè all”Antico chiosco’? Certo… E’ un sabato pomeriggio di gabbiani con qualcosa da urlare sotto un cielo da canzone di Brassens. Il mare, sullo sfondo, ascolta e annota i desideri da esaudire.

“Io ho sempre avuto una grande passione per il teatro – racconta Maurizio -. Mio padre, da bambino, mi portava a vedere tutto, anche gli spettacoli di Alamia, Sperandeo, Burruano, magnifici attori e persone molto generose. Sai com’è quando scatta la scintilla. Sono entrato nel giro, ho avuto la possibilità del provino per ‘Mery per sempre’. La prima scena non è andata benissimo. E’ stato Giovanni Alamia a suggerire al regista, Marco Risi: ‘Maurizio è timido, mettilo sotto la cinepresa con suo papà’. In effetti al secondo ciak è andata benissimo. E ho ottenuto la parte”.

Le scene dentro il carcere hanno come ambientazione un vecchio orfanotrofio dismesso a Ostia. A Palermo ci si impegna per non sfigurare. “Per molte settimane abbiamo provato con Alamia e Sperandeo. Venivamo tutti da storie differenti. Io sono figlio di famiglia, mi sono diplomato, ho studiato. Non c’è dubbio, la pellicola ha segnato un’epoca. Il mondo dello spettacolo è una cosa complicata. Una volta Michele Placido mi ha detto che l’onda del successo ti aiuta a salire su un autobus, ma poi, quando scendi e vuoi risalire, rischi di trovare il tuo sedile occupato. Io ho una moglie e una figlia, la mia famiglia, sono loro il mio mondo, devo pensare a loro…”.

Così, Maurizio, ogni notte, si alza alle tre, va a caricare il pesce a Porticello e dalle sette lo trovi nella zona di Partanna Mondello. Sempre con un sorriso. Sempre con la battuta pronta e gentile. Ma non è una condanna, né una sconfitta, si tratta di una rivendicazione di libertà, dell’azione consapevole, della speranza di un artista orgoglioso e umile.

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Sai, sono contento di Mery per sempre che rimane una splendida esperienza. Magari mi ha dato un po’ l’illusione che si potesse campare così, con la crisi è difficile e l’ho imparato sulla mia pelle. Già prima mi appoggiavo da mio suocero che aveva una grande attività. A un certo punto mi sono fermato perché volevo essere un attore a modo mio, studiando, leggendo, non uno superficiale. Ho rifiutato qualche occasione. Ho studiato tanto con Mario Pupella, un grandissimo maestro e un uomo meraviglioso come la sua famiglia. Ho lavorato in teatro e al cinema con Ficarra e Picone, con ‘L’ora legale’, con Beppe Fiorello, con ‘I fantasmi di Portopalo’. Sono soddisfatto di me stesso. Non ho problemi ad alzarmi ogni notte alle tre per lavorare fino alle tre del pomeriggio col pesce. E’ la mia vita. Accetto le mie responsabilità”.

E adesso dentro il bar piove un sorriso, mentre fuori piove, sull’orlo della tazzina da caffè. Un sorriso antico, da passaggi segreti, animali fantastici e maestre con i capelli bianchi. “Lavoro sempre, di notte e di giorno, d’estate e di inverno. Mi piacerebbe, qualche volta, andare a mare con mia moglie e con mia figlia. Magari capiterà. Ho dei progetti in cantiere, cose di qualità. Io studio, studio e non la smetto mai. Ho letto i russi, i francesi. Leggo quando posso, perché amo leggere”.

Trent’anni fa e un film che lanciò nell’orbita i ragazzi palermitani. “Ci appiccicarono addosso un cliché che non mi piaceva, era un aspetto del gioco. Io ho scelto di rimanere me stesso. Qualcuno, quando viene a comprare un’orata, mi riconosce e si complimenta per Claudio. Significa che qualcosa di buono ho lasciato. Per il futuro, chissà…”.

Ancora un sorriso, sull’orlo del caffè. Ci sono sogni che, come i gabbiani, atterrano nella vita delle persone quando meno te l’aspetti. Il mare, sullo sfondo, ascolta e prende nota.

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27 Gennaio 2019, 14:01

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