Il Policlinico di Messina deve risarcire i genitori di un bambino morto nel 2011 dopo 10 anni di sofferenze. Il giudice Viviana Scaramuzza ha condannato l’azienda ospedaliera universitaria “G. Martino” a risarcirli con oltre 600.000 euro per la gestione del parto avvenuto 15 anni fa.
Ci sarebbe stata una scelta medica sbagliata dietro la tragedia che ha segnato la breve vita di un bambino e quella dei suoi genitori. Il piccolo era nato prematuro e ha vissuto in una condizione di disabilità totale.
L’anestesia generale e il parto
Secondo il Tribunale di Messina, la struttura sanitaria ha violato le linee guida internazionali, optando per un’anestesia generale “in assenza di elementi documentati che imponessero tale opzioni” durante un taglio cesareo ad alto rischio. Una decisione che, con “elevato grado di probabilità scientifica”, ha provocato l’arresto cardiocircolatorio alla nascita e un danno cerebrale irreversibile. Secondo i consulenti la scelta corretta era una l’anestesia spinale-epidurale. L’azienda ospedaliera ha sempre controbattuto ritenendo di avere seguito un iter diagnostico e terapeutico corretto.
Dieci anni di sofferenze
Il piccolo non ha camminato, non ha parlato, non poteva nutrirsi da solo. Le continue crisi epilettiche e respiratorie, i ricoveri e le “procedure invasive”, le “terapie farmacologiche continue e pesanti” gli hanno provocato sofferenza fisica. Era affetto da tetraparesi spastico-distonica, epilessia resistente, deficit visivo centrale. Totalmente dipendente da assistenza continua, giorno e notte.
Il Tribunale è andato oltre le conclusioni della consulenza tecnica, che aveva stimato l’invalidità permanente nella misura del 90%, accogliendo integralmente la tesi sostenuta dalla difesa, secondo cui quella percentuale non era in alcun modo idonea a rappresentare la reale condizione del bambino.
Nelle motivazioni, il giudice prende atto che non ci si trova di fronte a una “disabilità grave”, ma a una compromissione assoluta e totale della persona, tale da annullare ogni residuo di autonomia, relazione, esperienza di vita. Per questo motivo riconosce l’invalidità permanente del 100%, applicando anche la massima personalizzazione del danno.
Le parole del legale
«Una sentenza che certifica ciò che era evidente dal primo giorno: quell’evento si poteva e si doveva evitare», spiega l’avvocato Raimondo Cammalleri che assiste i genitori del bimbo deceduto. L’avvocato conclude con un appello: «Servono investimenti veri nella sanità pubblica, non solo economici ma culturali. Servono audit clinici obbligatori dopo ogni evento avverso, formazione continua certificata, applicazione rigorosa delle linee guida».

