Alessandra, la Festa delle donne, il dolore: "Non ha avuto giustizia"

“Mia sorella uccisa alla vigilia della Festa della donna: era gioia pura”

Alessandra Musarra
Alessandra Musarra fu soffocata dal fidanzato in provincia di Messina. "Non ha avuto giustizia"
IL RICORDO
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PALERMO – “La Festa delle donne? Per me è una delle giornate più tristi dell’anno. Si parla tanto di rispetto, dignità e diritti delle donne, ma proprio in questo periodo a mia sorella è stato tolto anche il diritto alla vita”.

Sono trascorsi sette anni dal femminicidio di Alessandra Musarra, uccisa a 29 anni in provincia di Messina dal fidanzato 31enne Cristian Ioppolo, ma il dolore è sempre più vivo: “Mi sembra ieri – dice a LiveSicilia la sorella Carmen – e ancora oggi, il vuoto che ha lasciato resta incolmabile. Era gioia pura, i suoi sorrisi illuminavano le giornate. Quel 7 marzo ha segnato per sempre la mia esistenza e quella della mia famiglia, anche perché Alessandra non ha avuto giustizia fino in fondo. La nostra felicità se n’è andata con lei”.

Il delitto il 7 marzo 2019

Alessandra Musarra fu trovata senza vita in un appartamento a Santa Lucia sopra Contesse: fu massacrata di botte e poi soffocata. A lanciare l’allarme fu il padre, che aveva tentato inutilmente di contattarla per tutta la mattina. Le indagini si concentrarono subito sul fidanzato, che fu condannato all’ergastolo in primo grado e poi in corte d’assise d’appello. Nel 2024, la riduzione della pena: la sentenza fu infatti annullata dalla Cassazione che ordinò un nuovo processo a Reggio Calabria per valutare l’aggravante dei motivi abietti e futili. In base a un accordo tra le parti, la pena fu rimodulata a 24 anni.

Alessandra Musarra

La sorella: “Non ha avuto giustizia”

“La vita di una persona vale così poco? – Si chiede ancora oggi Carmen -. Come possiamo continuare a credere nella giustizia se questi sono i risultati? Nessuno ci darà indietro mia sorella, lui invece uscirà dal carcere e potrà ancora rifarsi una vita”.

“Era amore in tutti i sensi. Lui era geloso”

Un delitto che ha spezzato tutti i sogni di Alessandra Musarra, che con le sue mani, ogni 8 marzo, realizzava dei piccoli mazzi di mimose per donarli alle donne che amava. “Ma lei era amore in tutti i sensi. Forse era fin troppo buona, al punto da fidarsi fino all’ultimo di questa persona che manifestava invece solo gelosia. Ricordo ancora quando in videochiamata appariva anche il suo volto, dietro le spalle di mia sorella. Voleva controllarla e, infine, l’ha tradita nel peggiore dei modi. Per questo per me e la mia famiglia non c’è più pace. Anche gioire dei momenti felici ci fa sentire in colpa, perché non possiamo condividerli con lei. Siamo tuttora assistiti dagli psicologi, perché il trauma e le sue conseguenze sono ancora forti”.

Alessandra Musarra e la sorella Carmen

“Il trauma è ancora forte”

La ragazza era inoltre molto legata al nipote: “Mio figlio la rimpiange ogni giorno. Con la zia aveva un rapporto speciale, anche per lui questi giorni sono molto duri”. E poi un appello alle donne che subiscono violenze: “Ragazze, scappate. Mi sento di dire solo questo. Perché purtroppo non è sempre facile denunciare e, anche quando lo si fa, i provvedimenti non vengono adottati in tempo. Fuggire, prendere le distanze immediatamente, può salvarvi la vita. Avrei voluto che lo facesse anche Alessandra, forse sarebbe ancora qui con noi”.

Alessandra Musarra e la sorella Carmen

Il messaggio di Alessandra Musarra prima del delitto

La giovane aveva scritto sui social poche ore prima del delitto. “Lasciati alle spalle ciò che ti ha fatto soffrire. Lasciati alle spalle ciò che ti ha ferito. Lasciati alle spalle ciò che non puoi cambiare. Liberati da quei sentimenti che ti avvelenano. Non permettere a nessuno di spegnere il tuo sorriso. Perché tu meriti il ​​meglio”. Da lì a poco, il suo sorriso sarebbe stato spento dalla violenza.

Una lunga scia di sangue in Sicilia

La stessa che ha stroncato le vite di altre quattro donne in Sicilia, nel corso del 2025. Il 31 marzo, sempre a Messina, è stata uccisa Sara Campanella, studentessa di 22 anni di Misilmeri, in provincia di Palermo. Un collega di corso, Stefano Argentino, 27 anni, l’ha accoltellata per strada, all’uscita dall’università. Dopo essere stato arrestato e condotto nel carcere di Messina, il 6 agosto 2025, Argentino si è tolto la vita nella sua cella.

Il 6 giugno, a Castelvetrano in provincia di Trapani, il femminicidio di Maria Rita Bonanno, 50 anni, insegnante di sostegno. Ad ucciderla il marito Francesco Campagna, 55 anni. L’uomo l’avrebbe colpita con una chiave inglese e poi con la lama da taglio. Poco dopo si è tolto la vita lanciandosi da un terrazzo del palazzo in cui vivevano.

Le altre vittime sull’Isola

Il 17 settembre, a Gela, in provincia di Caltanissetta, è stata uccisa Veronica Abaza, 64 anni. Le indagini hanno accertato che a non lasciarle scampo sono state le percosse subite dall’uomo con cui conviveva: Lucian Stan, 40 anni. Quest’ultimo aveva cercato di far passare l’aggressione come un incidente domestico.

Raisa Kiseleva, 75 anni, è invece stata trovata senza vita il 12 luglio dello scorso anno a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Il cadavere è stato rinvenuto sul greto del fiume. La donna sarebbe caduta dal muretto in cui si trovava in compagnia di Michelangelo Corica, 60 anni: l’uomo è finito in arresto per femminicidio volontario aggravato.


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